“A metà strada” di Bosa: un disco che convince a metà, ma non per le ragioni sbagliate
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L’operazione è intellettualmente onesta. L’esito è più diseguale di quanto il progetto sembri promettere.
“A metà strada” è un lavoro che nelle sue tracce migliori, “Possiedo sogni”, “Una lacrima al giorno”, “Capire chi siamo”, trova una propria voce autentica, capace di portare l’introspezione a un livello di scrittura matura. La scelta di lasciare la voce al centro degli arrangiamenti funziona, e il pop-rock d’autore italiano di Bosa ha una qualità che si riconosce anche al primo ascolto.

Il problema è che il disco è anche altrove: in qualche passaggio, la riflessione sulla società (“Work in progress”) e sull’identità (“Infinitesimo respirare”) tende verso l’enunciazione più che verso l’immagine, e si avverte una certa tensione tra il bisogno di dire e il bisogno di suggerire.
La tradizione del cantautorato italiano di qualità, da De André in poi, ha insegnato che le cose più vere si raccontano di sbieco, non frontalmente. Bosa lo sa, e in molti punti ci riesce. In altri sta ancora imparando la strada. Il che, per un esordio, è già una notizia.
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Ufficio Stampa
Cristiano Romanelli
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