"COME UN CANE SENZA PADRONE" uno spettacolo di Motus, ideato e diretto da Enrico Casagrande, Daniela Nicolò, con Emanuela Villagrossi e Dany Greggio, anteprima al Cocoricò del 28° RICCIONE TTV FESTIVAL

Nella intensità, drammatica, violenta e dolce della narrazione, la scelta di Motus è quella di privilegiare, in particolare, gli "appunti" 59 e 62 di Teorema, che segnano quelli che erano gli snodi cruciali del pensiero di Pasolini, tra l'analisi socio-politica del Paese e la crisi identitaria ed erotica del protagonista
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 Al Cocoricò di Riccione, anteprima del 28° RICCIONE TTV FESTIVAL, Come un cane senza padrone, tratto da Petrolio, romanzo incompiuto di Pier Paolo Pasolini, uno degli spettacoli più rappresentativi del percorso artistico di Motus,  ideato e diretto da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò.

Entrando in sala avvertiamo un inquietante rumore naturale di un temporale  che fa da sottofondo alla voce registrata di Pier Paolo Pasolini. Una voce aspra, comprensibile a tratti, che emana frammenti di testi poetici e frasi di interviste, mescolata ai suoni della notte e della pioggia.

Sul palco tre schermi, due  laterali e uno centrale, a destra un’automobile, l'Alfa Romeo GT 2000 e, al centro, un microfono per la voce sensuale di una narratrice, Emanuela Villagrossi. A sinistra un tavolo da doppiatore.

Un uomo, l’Ingegner Carlo dell’Eni (Dany Greggio), esce dall’auto e si posiziona al tavolo sulla sinistra. 

Emanuela Villagrossi, la voce narrante in abito nero attillato, leggìo di fronte alla perfetta silhouette, racconta della “trasformazione” di sesso di Carlo che, pur mantenendo una fisionomia maschile, ha assunto organi sessuali femminili. Lascia cadere I fogli cadono a terra e accentua i toni caldi della narrazione.

Sugli schermi le immagini che la narratrice evoca, con veloci paesaggi da periferia urbana, desolazione, senso di solitudine.

  Nella intensità, drammatica, violenta e dolce della narrazione, la scelta di Motus è quella di privilegiare, in particolare, gli "appunti" 59 e 62 di Teorema, che segnano quelli che erano gli snodi cruciali del pensiero di Pasolini, tra l'analisi socio-politica del Paese e la crisi identitaria ed erotica del protagonista.

 Carlo incontra per la prima volta Carmelo, interpretato da Franck Provvedi, durante un pranzo di lavoro. L’aitante ragazzo è un cameriere in livrea del ristorante che aiuta Carlo a indossare il cappotto «con sguardo materno e stretta possessiva».

Le immagini dell’incontro si vedono sullo schermo e il racconto viene letto dalla narrazione femminile, mentre le voci dei due uomini sono dal vivo, emanate dai microfoni che stanno di fronte ai due protagonisti, come in un doppiaggio filmico.

 Durante il viaggio in auto  dei due "si respira tutta la carnalità dell’incontro" che termina in un “pratone” isolato, rischiarato dalla luce della luna. Il rapporto viene consumato nella più gelida solitudine, tra un Carmelo vigoroso e consapevole e un Carlo passivo e incosciente.

La violenza e la primitività di quell’amplesso si dissolvono nel saluto amichevole. Ognuno dei due tornerà al proprio destino. E mentre il vento soffia forte, resta l’immagine ossessiva di un animale che zampetta su una spiaggia, con un ramo nella bocca. Un cane – o una cagna – senza padrone. 

Note musicali brevi, dolci e potenti, come "The Letters" di King Crimson.

 Questo finale ci riporta alla memoria un'altra importante produzione di Motus, "L'Ospite", del 2004,  quando, sullo schermo si vedono le immagini di un uomo che cammina nel deserto.

Nella Primavera del 1973 Pasolini scriveva "Dalla seconda stesura PETROLIO dovrà presentarsi sotto forma di edizione critica di un testo inedito considerato opera monumentale, un Satyricon moderno." E concludeva:"Il carattere frammentario dell'insieme del libro fa sì per esempio che certi "pezzi narrativi" siano in sè perfetti ma non si possa capire, per esempio, se si tratta di fatti reali, di sogni, di congetture fatte da qualche personaggio". 

 Pier Paolo Pasolini scriverà poi ad Alberto Moravia, tra il 1972 e il 1975, la lettera che rappresenta la prefazione ed il manifesto programmatico per questo romanzo incompiuto Petrolio, lettera che non fu mai spedita a causa della tragica morte dell'autore ma che venne pubblicata postuma nel 1992.  Qui Pasolini spiega la scelta di lasciare l'opera nella sua forma ibrida e non finita, come "preambolo di un testamento, la testimonianza di quel poco di sapere che uno ha accumulato, ed è completamente diverso da quello che egli si aspettava. spirituale e politico".

Note di regia

Appunti di viaggio – in viaggio verso L’ospite – lo spettacolo che ha debuttato a Rennes nell’aprile 2004, con cui abbiamo tentato, acrobaticamente, di compiere, a partire dal romanzo Teorema di Pier Paolo Pasolini, un percorso trasversale attorno a quelle opere in cui si materializza un elemento sacrale-distruttivo che assume forme diverse anche in Porcile, San Paolo e Petrolio.

Un itinerario lacerato fra La Nuova Periferia ed il deserto. Riflesso della decisione di Pasolini di iniziare a scrivere di situazioni borghesi, personaggi per lui odiosi, – «ripugnanti», li definisce nella lettera a Moravia in appendice aPetrolio – «(…) sì, anche il comunista è borghese. Questa è ormai la forma razziale dell’umanità».

Il tema della crisi e della «banalità del male» nel quotidiano, dentro il nuovo totalitarismo consumistico, era stato già fulcro di tutto il progetto Rooms, dove nelle analisi della borghesia attuate in chiave cinico-ironica da DeLillo, (e da Genet) l’elemento traumatico era il compiere un atto estremo, come l’omicidio per superare la paura della morte… in Pasolini invece è l’avvento di un fatto scandaloso esterno, quale l’irruzione dell’ospite, o una visitazione angelica e demoniaca, come in Petrolio, a provocare lo svelamento, la frattura…
Negli appunti da 58 a 62 di Petrolio, la “manifestazione” di Carmelo all’ing. Carlo dell’ENI, scatena lo stesso stordimento emotivo che l’avvento dell’Ospite provoca nella famiglia di Teorema: la fascinazione per le immagini evocate e la crudezza matematico/descrittiva del testo ci ha indotto al tentativo di farne un “film di letteratura”, un film raccontato a viva voce da una narratrice “sadiana” come Emanuela Villagrossi. La sua voce, accompagnata da un concerto fisico/acustico degli altri due interpreti maschili, guida il crescendo di questa relazione rivelatoria fra vittima e carnefice, dove Carlo segue Carmelo – «come una cane, anzi come una cagna – al centro di quella grande distesa di terra con tutt’intorno, lontani, contro i loro differenti cieli, i lumi dei vari quartieri».

Come un viaggio del resto è andare fra le parole di Pier Paolo Pasolini, tra le righe e gli “appunti per” e sempre in movimento sono i personaggi dei suoi film e romanzi, sino al testamento-monumentum Petrolio. Un viaggio che termina, che viene interrotto da una morte violenta, la sola in grado di compiere il definitivo, scioccante montaggio sull’inarrestabile piano sequenza della vita.

Pasolini amava le corse in automobile, le auto sportive, veloci, amava andare in giro di notte solo, «… giro per la Tuscolana come un pazzo, per l’Appia come un cane senza padrone», sempre in cerca, sempre in attesa, perché sempre, sempre, gli mancava qualcosa. Dal vuoto di questa mancanza, «egli cercava – ma nel mondo, fra i corpi – la solitudine più assoluta», dal desiderio di andare a tracciare i margini figurativi, i punti di confine fra vecchio e nuovo, è nata poi l’idea di sovrapporre un ulteriore filtro datato 2003 a quella infinita carrellata che sono le Visioni del Merda.

Un altro strato, un ulteriore livello narrativo che abbiamo realizzato con una macchina “mangia-realtà” da noi appositamente costruita e composta da una staffa con tre telecamere che registrano in sincrono il paesaggio in movimento, collocata sul cruscotto dell’auto. Abbiamo fatto un viaggio Roma-Napoli cercando il lato oscuro delle città, quel niente senza nome che si deposita nella deriva della ratio urbana… dove gli effetti della globalizzazione forzata e di una certa spregiudicata speculazione edilizia, tutta italiana, hanno partorito i loro mostri".

«Nessun deserto sarà mai più deserto di una casa, di una piazza, di una strada dove si vive millenovecentosettanta anni dopo Cristo. Qui è la solitudine…».
(Da Appunti per un film su San Paolo, 1968/74)

Produzione: Motus e Théâtre National de Bretagne, Rennes. In collaborazione con Teatro Mercadante di Napoli – Progetto Petrolio. Con il sostegno della Provincia di Rimini e della Regione Emilia-Romagna.

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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