Aeroporto di Ancona sempre più azzoppato: nel 2024 ancora perdite1 milione di euro
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Nonostante un incremento del 15,3% del traffico passeggeri nel 2024, l’Aeroporto Internazionale di Ancona chiude l’anno con un bilancio in rosso di oltre 1 milione di euro, una situazione che desta forte preoccupazione e solleva interrogativi sulla gestione dello scalo e le sue prospettive future.
Gli anni 2020-2022, segnati dalla pandemia, hanno colpito duramente tutto il settore aeroportuale, con perdite record a livello globale. Tuttavia, mentre gli scali maggiori hanno gradualmente ripreso a correre verso la ripresa, quello di Ancona continua a registrare perdite significative nonostante un aumento dei passeggeri: +10% nel 2023 e +15% nel 2024.
Un dato che avrebbe dovuto garantire almeno il pareggio di bilancio, ma così non è stato. Anzi, la situazione finanziaria sembra peggiorare, avvicinandosi pericolosamente a quella del periodo pre-concordato che ha evitato il fallimento.
Stridente è il contrasto tra i festeggiamenti per il superamento dei 600.000 passeggeri – traguardo peraltro già raggiunto nel 2011 – e la realtà finanziaria dello scalo. Se da un lato è stato enfatizzato un EBITDA positivo di 300.000 euro, attribuito alla gestione dell'ex CEO D’Orsogna ed attuale DG ENAC (gestione definita "fuori dal comune" per i "miracoli" compiuti in due anni), dall’altro i bilanci 2023 e 2024 rivelano perdite nette ben più gravi : 1,8 milioni nel 2023 e oltre 1 milione nel 2024.
Un divario che trasforma le celebrazioni in una mera operazione di immagine, mentre la situazione economica rimane molto preoccupante.
Siamo ad una gestione in "modalità risparmio": un rischio per il futuro con cui la politica locale dovrebbe fare i conti.
La società di gestione ha reagito alla crisi riducendo gli investimenti e adottando politiche di taglio dei costi, arrivando persino a limitare gli interventi di manutenzione mettendo in discussione lo sviluppo. Una scelta pericolosa, che potrebbe compromettere la qualità dei servizi minando la competitività dello scalo nel medio-lungo termine.
Il fondo Njord, di natura short-term, che attualmente è proprietario per il 92%, è un fondo specializzato in aziende in difficoltà e si caratterizza per l’assenza totale di investimenti, lasciando lo scalo senza una strategia di sviluppo.
La Regione Marche, azionista all’8%, non può più ignorare la crisi dell’aeroporto, un’infrastruttura utile per lo sviluppo economico e turistico del territorio.
Se non si interviene tempestivamente, l’Aeroporto di Ancona rischia di perdere ulteriore terreno rispetto ai competitor regionali, con ripercussioni negative sull'occupazione,il turismo e i volatori per affari. Il tempo a disposizione per invertire la rotta sta per scadere. Questa situazione ci dice due cose. Le nomine nei posti strategici delle società a partecipazione pubblica seguono logiche legate agli equilibri politici del momento.
Almeno, in passato, le scelte – pur dettate da affinità politiche – tendevano a ricadere su figure competenti, con esperienze solide nel comparto che andavano a dirigere. Ora, invece, il meccanismo sembra essersi ulteriormente deteriorato, trasformandosi sempre di più in un puro “amichettismo”: non si guarda più alla preparazione specifica, all’esperienza, ma spesso ai legami familiari con chi detiene il potere.
L'esempio è la recente nomina di Alexander D’Orsogna a Direttore Generale dell’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile), la struttura che vigila e regola un settore complesso strategico per l’Italia, coordinando e controllando tutte le imprese impegnate nei servizi legati all’aviazione civile. Le perplessità sono dovute a come è stato lasciato l'aeroporto di Ancona e alle per niente esaltanti performance tenute durante la sua attività negli aeroporti pugliesi. La seconda riguarda il ruolo degli aeroporti minori. Più di una ventina vivacchiano con perdite d'esercizio che servono per sussidiare qualche volo delle compagnie low cost con surrettizi co-marketing. Nel frattempo i costi pubblici appaiono ingiustificati dovendo sostenere la presenza di Vigili del Fuoco,torri di controllo, Dogana,Finanza,Carabinieri e presidi sanitari. Un aspetto che andrebbe valutato proprio dal vertice dell'Enac, s fosse capace. Sono centinaia di milioni di euro costi per lo Stato. La riflessione da fare è se sia veramente conviente tener aperti tutti questi aeroporti minori.

Dario Balotta
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