Arte e Cultura
A Dimora delle Balze, Noto (Sicilia) la terza edizione di VIDEOARTE, “8 albe TRAMONTI: COSMOGONIE E FINE DEI MONDI”
Con la prima delle quattro serate in programma – già sold out – prende avvio domani, giovedì 31 luglio, la terza edizione di 8 albe, rassegna di arte contemporanea che si è affermata come una delle manifestazioni più significative dedicate alla videoarte in Italia. 8 albe è ideata e promossa da Dimora delle Balze – Noto, nella Sicilia sud-orientale, sull’altopiano degli Iblei, in un’ampia vallata di 27 ettari a pochi chilometri da Palazzolo Acreide, in Val di Noto riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2002. L’edizione 2025, intitolata Tramonti: Cosmogonie e Fine dei Mondi, è curata da Lucia Pietroiusti, curator and Head of Ecologies presso la Serpentine Gallery di Londra, a conferma del respiro internazionale e dell’alto profilo della manifestazione. Un progetto che continua a riscuotere crescente interesse da parte di pubblico e critica, capace di attrarre, in pieno periodo estivo, visitatori da tutto il mondo, affascinati dalla proposta artistica in uno dei luoghi più straordinari del Mediterraneo.
La manifestazione si apre il 31 luglio alle ore 21.30 con un intervento introduttivo della curatrice Lucia Pietroiusti, seguito da una speciale performance live dell’artista Marcus Coates e la proiezione delle opere selezionate per la serata inaugurale.
OPERE E ARTISTI DELLA SERATA INAUGURALE
Metamorphosis, 2021 – 10’45’’ di Ailton Krenak & Selvagem,
Ailton Krenak, leader indigeno, filosofo e scrittore, è co-fondatore di Selvagem, rete che dal 2018 promuove il dialogo tra saperi indigeni, scienze e arti. Insieme presentano Metamorphosis, un collage visionario di archivi, animazioni e narrazioni orali che esplora la trasformazione della vita come processo continuo e multispecie. Un’opera che intreccia filosofia, cosmologie indigene e poetiche ecologiche per riflettere sul ciclo eterno dell’esistenza.
Taxonomy Transplanted, 2012 – 11’40’’ di Peter Nadin & Aimée Toledano
Peter Nadin, artista britannico attivo nella scena newyorkese dagli anni ’70, esplora la creazione di segni e immagini come pratica essenziale. Natsuko Uchino, artista interdisciplinare, lavora con materiali viventi e gesti effimeri. In Taxonomy Transplanted, girato in una fattoria nello stato di New York, propongono una riflessione poetica e critica sulla tassonomia scientifica e sul linguaggio come strumenti di dominio sulla natura.
The Last of Its Kind, 2017 – 15’46’’ di Marcus Coates
Marcus Coates (Londra, 1968) è un artista la cui pratica attraversa performance, video, scultura e fotografia, indagando i confini tra individui, comunità e specie. In The Last of Its Kind, un uomo nudo e solo, ultimo della sua specie, tenta invano di giustificare il progresso umano davanti a una natura indifferente. Un monologo tra ironia e tragedia sulla fragilità della civiltà.
The Book of Flowers, 2023 – 9’30’’ di Agnieszka Polska
Agnieszka Polska è un’artista e regista che utilizza media digitali per riflettere sull’individuo e la sua responsabilità sociale nell’era dell’informazione. Le sue opere sono state esposte in importanti musei internazionali. The Book of Flowers è un racconto cli-fi che unisce pellicola e intelligenza artificiale, immaginando una cosmogonia vegetale in cui umani, piante e macchine condividono nuove forme di parentela.
The Mountain Islands Shall Mourn Us Eternally, 2022 – 10’42’’ di Kyriaki Goni
Kyriaki Goni è un’artista ateniese che lavora tra media digitali e fisici, indagando gli effetti delle tecnologie su ambiente, emozioni e società attraverso narrazioni speculative. In The Mountain Islands Shall Mourn Us Eternally, una pianta ibrida lancia un monito dal futuro: un racconto apocalittico e lucido sul collasso climatico, ambientato in una simulazione digitale delle Dolomiti.
Song for Earth and Folk, 2013 – 12’ di Cauleen Smith,
Cauleen Smith è un’artista e filmmaker statunitense che unisce cinema sperimentale, fantascienza e attivismo con un approccio poetico e interdisciplinare. Nell’opera Song for Earth and Folk la Terra canta un blues mentre l’umanità, distratta e sorda, la trascina verso l’estinzione. Montato con found footage e accompagnato da musica dal vivo, il film è una poesia visiva sul capitalismo e sul dolore ambientale, dove il pianto del pianeta resta inascoltato.
LA RASSEGNA
Le venticinque opere di sedici artiste e artisti internazionali selezionate dalla curatrice e distribuite nell’arco delle quattro serate in programma - 31 luglio, 7, 21 e 28 agosto, compongono un ciclo dai titoli volutamente ripetitivi: ‘How We Ended’, ‘How We Began’, ‘How We Ended’ and again ‘How We Began’. Il linguaggio di Alice Bucknell, Yin-Ju Chen, Marcus Coates, Kyriaki Goni, Camille Henrot, Karrabing Film Collective, Asim Khan, Ailton Krenak, Lina Lapelyté, Peter Nadin, Eva Papamargariti, Agnieszka Polska, Revital Cohen & Tuur Van Balen, Cauleen Smith, Aimée Toledano, Natsuko Uchino è quello di artisti che si interessano a questioni climatiche con una pratica che si mette in dialogo con scienze e filosofie che ci aiutano a pensare e a capire il mondo contemporaneo e la necessità di rivedere il nostro concetto di civilizzazione in una prospettiva che includa la natura e la sua dimensione selvaggia, che ci ostiniamo a tenere fuori da noi.
Le loro opere fanno da guida attraverso tempi di profonda trasformazione. Dalle origini mitiche ai lamenti melanconici, dalle tradizioni antiche e spirituali alle favolose cosmiche, le opere nel programma "Tramonti: Cosmogonie e Fine dei Mondi" immaginano come nuove vite e conoscenze possano emergere proprio dai momenti di fine. Piuttosto che proporre visioni utopiche o apocalittiche, queste opere video offrono spazi di possibilità: mondi che si generano con tenerezza, mentre impariamo l’arte di lasciar andare. Perché "Tramonti" non è un addio, ma un passaggio. Le opere invitano a riflettere sul tempo non come una linea retta, a un’unica direzione prevista, ma come un processo metabolico di trasformazione continua. Le opere offrono uno sguardo profondo su un mondo in costante mutamento, fatto di forme, vite, spazi e saperi destinati, per loro natura, a essere temporanei. Dai resti delle civiltà passate ai silenzi lasciati dalle conoscenze cancellate dal colonialismo o dalle catastrofi, ci raccontano ciò che resta e ciò che si perde. E che è destinato per sua natura a perdersi. E ci suggeriscono di riflettere sul senso di questa fine che è in realtà rilancio, apertura e nuovi inizi.
Al centro della proposta artistica di questa edizione c’è una domanda urgente: come possiamo immaginare la fine del nostro mondo, mentre lo abitiamo? Le certezze che lo hanno sostenuto sembrano oggi meno solide, e le crisi ambientali e sociali ci chiedono di confrontarci con possibilità radicali di trasformazione. Processi e trasformazioni che in realtà sono già in atto – dall’emergenza climatica, alle guerre di civiltà - e che ci vengono quotidianamente spiegati, narrati, mostrati, ma verso i quali la nostra percezione e la nostra consapevolezza restano inerti.
Afferma Lucia Pietroiusti: «Impariamo della nascita e della caduta di magnifiche civiltà, o dei relitti dell’incursione coloniale; molto ci viene raccontato dal silenzio di quelle forme di sapere e di costruzione dei mondi che sono state cancellate dal tempo, dal potere o dalla catastrofe. Eppure, quando viviamo un mondo dall’interno, la sua fine può cadere al di fuori del dominio del pensabile. Può essere impossibile immaginare che il nostro mondo finisca del tutto. Una sfida quasi impossibile, sembra: immaginare noi stessi – noi qui, che condividiamo questo momento silenzioso – come appartenenti a un tale mondo.»
Alcuni dei film offrono l’infrastruttura concettuale per affrontare la domanda sulla nostra capacità di progettare un modo diverso di vivere sul Pianeta, dimostrando che le cosmologie indigene e le intuizioni delle tradizioni filosofiche e scientifiche occidentali condividono profonde verità sulla natura dell’essere. Alcuni, ad esempio, raccontano di un'origine alternativa — immaginaria — della specie umana, vista come una simbiosi tra esseri umani e fiori. esplorano visioni apocalittiche del futuro, altri ancora ruotano attorno alla ricerca di una mediazione tra il concetto imperante di civilizzazione intesa come unica modalità di vita sul nostro Pianeta, contrapposto all’idea che la vita è di per sé selvaggia spingendoci a domandarci come possiamo far sì che la foresta esista dentro di noi, nelle nostre case, nei nostri cortili. Affinché diventiamo capaci di elaborare un pensiero nuovo, che rimetta al centro la natura nei processi di progettazione delle nostre città e della nostra vita futura.
8 albe a Dimora delle Balze evolve per una precisa volontà della proprietà che organizza la rassegna: «Nel 2023, prima edizione di 8 albe abbiamo, approfondito i concetti di ‘parentela’ e ‘convivenza’ tra specie diverse. Nel 2024 abbiamo esplorato il tema dell’acqua e dell’oceano. Con questa edizione 8 albe intende proseguire la sua ricerca radicale e interdisciplinare nei territori della Natura, dei suoi elementi fondamentali e del tempo che la nutre e la determina. E delle logiche che la sostengono contro le quali le azioni e il linguaggio dell’uomo si ostinano a muoversi. Pensiamo che lo sguardo dell’arte sia lo strumento ad oggi più efficace per dire là dove la voce, e gli avvertimenti, della scienza restano inascoltati. Siamo, con questa edizione, ai confini del mondo che chiamiamo civilizzato, e vogliamo invitare tutti a superare questo limite e a renderlo permeabile. Nella sua fisicità e nella sua proposta filosofica ed esistenziale.»
Dimora delle Balze è una tenuta del 1800 situata a Noto, nella Sicilia Orientale, sull’altipiano degli Iblei, in una estesa vallata di 27 ettari a pochi chilometri da Palazzolo Acreide, città della Val di Noto riconosciuta nel 2002 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. La mediterraneità, che è quella inconfondibile, radicale dei paesaggi tutto intorno tra frutteti di limoni, gelsomini, pietre modicane, terrazze a sbalzo e un viale di carrubi, oggi è materia plasmata dalle idee, dalla sensibilità e dall'attaccamento alla tradizione siciliana della famiglia Lops, artefice di uno straordinario progetto di restauro conservativo non solo della struttura. In questi anni infatti sono stati rivitalizzati e portati a nuovo splendore diversi ettari di terreno circostanti abbondonati. Il credo è preciso: plasmare un futuro rivoluzionario attraverso scelte consapevoli per portare un contribuito a tutto il pianeta.
8 albe
Tramonti: Cosmogonie e Fine dei Mondi
Video Art Program | Terza edizione
terza edizione
Progetto di Dimora delle Balze
A cura di Lucia Pietroiusti
Date 31 luglio Opening | 7 agosto – 21 agosto – 28 agosto 2025
Orario proiezioni ore 21.30
Luogo Dimora delle Balze, Noto (Sicilia)
Indirizzo SS287, km 6/3 - Noto SR
Ingresso gratuito su prenotazione a info@8albe.com
Programma www.8albe.com