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Giuseppe Alviti (F.N.L.) tribunale dell'ammalato: Una vergogna tutta italiana non riconoscere il lavoro dei caregivers

il segretario nazionale della federazione nazionale lavoratori Giuseppe Alviti con la sua fedelissima dott.ssa Rosaria Conforti hanno messo chiaramentein risalto Il lavoro invisibile dei caregivers familiari,
NAPOLI, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni) Il segretario nazionale della federazione nazionale lavoratori Giuseppe Alviti con la sua fedelissima dott.ssa Rosaria Conforti hanno congiuntamente dichiarato:
Il lavoro invisibile dei caregivers familiari - l'ennesimo termine anglosassone che indica "colui che si prende cura", che assiste un congiunto ammalato e/o disabile - che si dedicano ai pazienti con demenza, sono la grande maggioranza. Si tratta in genere di donne (74%), di cui il 31% di età inferiore a 45 anni, il 38% di età compresa tra 46 e 60, il 18% tra 61 e 70 e ben il 13% oltre i 70.

Sono uomini e donne che si assumono, per amore, l'impegno di assistere un familiare non autosufficiente. Una mole di lavoro e di sostegno che l'Italia, unico tra i paesi europei, non riconosce né tutela. Pur avvalendosene nel vuoto dei servizi e delle prestazioni, nell'esiguità e risibilità delle provvidenze, con un risparmio di circa 10 miliardi di euro (sarebbe interessante calcolare quanto la perdita di produttività dei familiari incida sul PIL). Un caregivers, in caso di disabilità grave, vive una realtà che pochi riuscirebbero a tollerare. Unico ritorno, altissimo, un amore che nessuno immagina, ma che non basta a preservare dall'usura e dalla povertà.

Assistere un familiare non autosufficiente non prevede retribuzione, contributi, riposo o giorni di malattia, neppure quando diventa così totalizzante da comportare il licenziamento dall'occupazione ufficiale. Neppure quando chi assiste ha bisogno a sua volta di curarsi. La pensione di invalidità e l'indennità di accompagnamento (erogate solo quando c'è una disabilità certificata al 100%), oltre ad prevedere somme ridicole, sono destinate solo alla persona, non alla famiglia, che ha anche altri bisogni oltre a quelli di cura del suo componente più debole.

Un lavoro che dura 25 ore….. la venticinquesima è quella inesistente in cui si dovrebbe mangiare e prendersi cura di sé". Un caregiver vive solo in funzione della persona che assiste. La qualità della sua vita diventa via via sempre meno sostenibile, con un deterioramento di tutti gli aspetti: il lavoro, la salute, la vita privata e, se ci sono altri figli, anche la famiglia. Spesso il lavoro viene abbandonato, la salute declina, anche per mancanza di sonno: gli amici si allontanano. Le famiglie cadono nell'indigenza, fino a dover chiedere aiuto ad enti assistenziali e religiosi. Un aspetto da non trascurare è che il caregiver spesso è una donna, non di rado sola, sia per l'elevato numero dei divorzi - la tenuta della famiglia a volte è ancora più bassa nelle situazioni dove il dolore è quotidiano - o perché spesso, al compiere della maggiore età, il dovere morale di assistenza viene bellamente trascurato da uno dei coniugi.
Lo Stato si approfitta di queste donne, di questi uomini, sottoponendo tutti ad un vero e proprio regime di schiavitù moderna, che viene spacciata come dovere morale, senza pensare che per costoro curare i propri cari è un diritto, e che condizioni più umane sono la garanzia di poter continuare a esercitarlo.

In Italia il caregiver muore. Muore di stanchezza. Muore di indifferenza. "Nel 2009 la ricercatrice Elizabeth Blackburn ha vinto il Premio Nobel per la Medicina con uno studio che ha scientificamente dimostrato come lo stress al quale sono sottoposti i caregiver familiari riduca le loro aspettative di vita dai 9 ai 17 anni, rispetto al resto della popolazione.
Dove invece c'è tutela per i caregivers. In Germania il sistema sanitario-assicurativo dà diritto a chi assiste un familiare disabile a contributi previdenziali garantiti, se l'assistenza supera le 14 ore alla settimana, e a una sostituzione domiciliare in caso di malattia. Forme di assicurazione contro gli infortuni e di previdenza sono concesse anche ai caregiver francesi, che in diversi casi hanno diritto pure a un'indennità giornaliera, e a quelli spagnoli, che continuano a recepire contributi anche in caso di interruzione del proprio lavoro. Persino la Grecia dà diritto, al caregiver familiare, al prepensionamento dopo 25 anni di contributi versati.

Al danno s'aggiunge la beffa. La mancanza di attenzione dello Stato italiano, la si evince anche dall'ultima ingiustizia, che i caregivers familiari hanno dovuto affrontare. L'aggiornamento degli indicatori ISEE aveva computato tra i redditi della famiglia anche indennità e pensioni riconosciute a persone non autosufficienti
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