“Ferdinando Scianna - il fotografo dell’ombra” presente alla prima sul red carpet, la fotografa Marina Mincuzzi

Marina Mincuzzi, voce autorevole della fotografia italiana, invitata alla prima del film tributo al grande maestro Ferdinando Scianna
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Venezia, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Vedere un film su Scianna equivale a vivere per la seconda volta un’esistenza votata all’arte fotografica dove quest’ultima diviene strumento insostituibile per registrare il reale, per rivelare un periodo storico, quello contemporaneo, alterato continuamente da immagini patinate. Questo è il pensiero di Marina Mincuzzi, fresca di red carpet proprio per vedere la pellicola di Roberto Andò assieme alla sua curatrice Ariadne Caccavale.

“Ho amato il film su Scianna, denso, intenso, profondo” afferma Mincuzzi, anch’essa fotografa professionista presente agli appuntamenti mondiali più esclusivi al mondo, come quello annuale di Berlino, per discutere sulle nuove tendenze fotografiche e sull’innovazione tecnologica o al Metropolitan di New York nel 2024 con l’annuario “Atlante dell’Arte Contemporana” Giunti editore. Un’artista che non trascura mai di esserlo a tal punto da attraversare la passerella rossa con il suo cellulare per riportare ogni momento significativo nei suoi scatti: “Il mio festival è stato spontaneo, naturale, non costruito.

Ho ammirato la bravura dei fotografi, inarrestabili, pazienti e attenti, sotto il sole rovente come sotto la pioggia battente: sono loro l’anima del Festival. Quando non ci sono, il Red Carpet è vuoto, si spegne.” Non solo fotografia per Mincuzzi ma anche un marchio, da lei creato, che unisce mosaici e pietre preziose: “Marina Mincuzzi Art Texture Mosaic è un marchio che ho registrato, fortemente legato a Venezia, i cristalli dei miei micromosaici vengono da Murano, dalle grandi aziende produttrici per i vestiti di alta moda, gli stessi che fanno brillare gli occhi a tutto il mondo. Che sia grande o piccolo, il mosaico è frutto di pazienza e sacrificio: tra tagli e incastri non si contano le ore di lavorazione, secondo tempistiche non dissimili a quelle di una pellicola” (articolo di Sofia Amati).

Ufficio Stampa

Antonella Ferretti
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