Il "Samurdaripen" , ricordo del genocidio di Rom e Sinti
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In occasione della Giornata della Memoria, ricordiamo un capitolo oscuro e spesso dimenticato della storia europea, che ha visto protagonisti uno dei gruppi etnici più emarginati e discriminati: i Rom e Sinti. La parola "Samurdaripen" in romani, la lingua parlata da queste popolazioni, significa "uccisione" o "massacro". Questo termine è usato per indicare il genocidio che ha colpito i Rom durante la Seconda Guerra Mondiale, che è conosciuto anche come Porrajmos, che significa "divoramento" o "strage".
Il genocidio dei Rom fu un episodio tragico e sistematico che, come l'Olocausto, fu messo in atto dal regime nazista sotto la direzione di Adolf Hitler. Anche se la portata del massacro dei Rom è stata a lungo ignorata, la realtà è che tra 500.000 e 1 milione di Rom e Sinti furono uccisi durante questo periodo.
Nel 1933, quando Hitler salì al potere, i Rom erano già oggetto di discriminazione e persecuzione in Germania. L'ideologia razzista del regime nazista li considerava "inferiori" e perciò degni di essere sterminati, proprio come accadeva per gli ebrei. Già nel 1935, con l’introduzione delle Leggi di Norimberga, i Rom furono privati dei loro diritti civili, trattati come paria della società.
Il momento culminante della persecuzione dei Rom avvenne nel 1942, con l'ordine di deportazione dei Rom nei campi di concentramento. La maggior parte di loro venne uccisa nelle camere a gas, ma molti morirono anche a causa delle condizioni disumane nei campi di lavoro forzato e di fame. Alcuni furono sottoposti a sperimentazioni mediche da parte dei medici nazisti, tra cui il famigerato dottor Josef Mengele.

Nel campo di Auschwitz-Birkenau, fu istituito un settore apposito per i Rom, noto come il “campo Zigeunerlager”, dove migliaia di Rom furono detenuti e poi uccisi. Questo campo era un vero e proprio luogo di morte, dove venivano sottoposti a torture, fame e violenze.
Il Porrajmos non si limitò alla sola Germania. I Rom furono perseguitati anche in altri Paesi europei occupati dai nazisti, come la Polonia, l’Ungheria, la Romania, la Jugoslavia e molti altri. In alcuni di questi Paesi, i Rom furono massacrati anche dalle forze collaborazioniste locali. La tragedia di questa persecuzione è che, a differenza dell'Olocausto, non c'è stato un ampio riconoscimento internazionale per la sofferenza dei Rom fino a tempi relativamente recenti.
Solo a partire dagli anni '70 e '80 il genocidio dei Rom ha cominciato ad essere oggetto di una riflessione più ampia. È stato solo nel 1995, durante il 50° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, che il Parlamento Europeo ha ufficialmente riconosciuto il genocidio dei Rom, invitando tutti gli Stati membri a commemorare le vittime del Porrajmos.
Oggi, purtroppo, i Rom continuano a essere oggetto di discriminazione, esclusione sociale e violenza. Sebbene siano stati fatti alcuni passi avanti nel riconoscimento della loro storia e delle loro sofferenze, molto deve ancora essere fatto per garantire che le generazioni future non dimentichino le atrocità del passato. La Giornata della Memoria, che commemora le vittime dell'Olocausto e del Porrajmos, è una ricorrenza importante per ricordare questi eventi e sensibilizzare le istituzioni affinché le comunità di Rom e Sinti siano contemplate nel quadro della legge 482/ 1999 delle minoranze linguistiche storiche.
Ufficio Stampa
Antonio De Cristofaro
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