Firenze e la sua memoria nel canto di Filippo Guarino

Tra bouzouki, djembe e voci in dialogo, “A vita nuova restituito” racconta il cuore di una città trasformata dal tempo e dal mercato. Guarino intreccia storie, leggende e realtà per dare nuova linfa al cantautorato impegnato, con l'eleganza di chi conosce bene ciò che canta.
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Comporre due brani legati da una trama storica è una scelta insolita. Da cosa nasce questa narrazione a capitoli?

Nasce principalmente da un fatto pratico: scrivendo canzoni ispirandomi ad episodi storici, spesso non riesco a sintetizzare un determinato argomento in un solo brano. Ecco perché ricorro alla narrazione “a capitoli”, dove ogni canzone funziona sia se presa da sola sia se presa in un contesto più grande. È lo stesso concetto dietro alla scrittura dei cosiddetti “concept album”.

Hai vinto il Premio della Critica al Florence Music Summer Contest. Cosa ha significato per te questo riconoscimento?

È stata decisamente una bella soddisfazione, soprattutto per il vedere riconosciuto il tempo passato a studiare per la composizione dei brani. Non mi riferisco solo allo studio della musica (quello continua e continuerà sempre) ma soprattutto allo studio della Storia, indispensabile per scrivere canzoni di questo tipo. Sono contento che i giudici abbiano apprezzato il mio modo di scrivere, l'ho preso come un segno per continuare in questa direzione.

Quali sono i riferimenti musicali che più ti guidano nella scrittura e negli arrangiamenti?

Fin da bambino ricordo in casa i dischi di Branduardi e Battiato, di cui mio padre è un grande ammiratore. Verso i 18 anni ho poi scoperto Fabrizio De André (il disco “Creuza de ma” scritto con Mauro Pagani mi ha, almeno musicalmente, cambiato la vita). Poi col tempo si sono aggiunti Vecchioni, Guccini, Cristiano De André, Simone Cristicchi e più contemporanei Lucio Corsi e Giovanni Caccamo.

Credo però che il primo a spingermi verso la musica folk sia stato Mark Knopfler, la cui carriera solita mi ha sempre dato grandi influenze.

Nel brano si respira un senso di nostalgia attiva, che spinge alla consapevolezza. È un obiettivo deliberato?

Diciamo che non era l'obbiettivo principale del brano: con “A vita nuova restituito” puntavo più a denunciare gli effetti negativi della società sulle città d'arte, tra overtourism e svendita totale dei centri storici.

Di certo la storia che ho deciso di narrare, tra ricordi di vite passate e luoghi perduti, porta automaticamente a parlare di nostalgia, specie per quella riguardante l'infanzia.

Che emozione provi quando suoni dal vivo canzoni così cariche di contenuto e storia?

Ad essere sincero è difficile da spiegare, penso però che la sensazione migliore in quei momenti sia vedere il pubblico attento a quello che canto, un pubblico che segue il testo delle canzoni... Mi piace avere qualcosa da raccontare e, se questo qualcosa può anche essere veicolo per un messaggio importante, lo faccio ancora più volentieri.

Qual è il messaggio che, più di tutti, vuoi lasciare con 'A vita nuova restituito'?

Come dicevo prima il brano è un po' una denuncia delle condizioni delle città d'arte italiane (ma penso anche estere), dove sembra che tutte le storie del passato e le tradizioni vengano dimenticate in favore del consumismo e del “dio denaro”.

Se si dimentica il passato non può esserci futuro, mai come in questi tempi dovremmo rifletterci. Questo è quello che voglio lasciare con questo brano.

https://open.spotify.com/intl-it/artist/0CFvnWk9ip6L6fnv5faC7D?si=cZVBISP1Q5urmeIE-BbSYw

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Giulio Berghella
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