Monte Cila: le mura sannitiche a rischio crollo dopo l’incendio di luglio
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Monte Cila: le mura sannitiche a rischio crollo dopo l’incendio di luglio
CRITICITÀ al “Massone” (II tratto a valle verso il Vallone Paterno)
Il devastante incendio del 2 e 3 luglio scorso, che ha interessato il Monte Cila, non ha distrutto soltanto il paesaggio naturale: ha compromesso gravemente anche la tenuta delle mura sannitiche, un patrimonio unico con oltre 2500 anni di storia che domina la valle Alifana.
Le prime piogge successive al rogo hanno infatti messo in evidenza situazioni di forte criticità, in particolare nel tratto denominato “Massone” (quota 279/281 m – coordinate 41 21 35 N, 14 21 50 E), lungo il II tratto del muro a valle in direzione Paterno.
Qui si trova uno dei blocchi più imponenti del circuito murario (1,40 x 0,90 x 0,95 m; diagonale 1,55 m; peso stimato circa 3 tonnellate). Questo concio, già in equilibrio precario, era sostenuto da un corbezzolo e da un ramo ritorto che fungevano da ancoraggio naturale. Oggi, dopo l’incendio, l’albero è scomparso e il ramo è stato ridotto a un legno carbonizzato, senza più alcuna funzione di sostegno.
Il rischio è altissimo: la caduta del massone non solo distruggerebbe un intero tratto di mura (14,60 metri di lunghezza, con un’altezza tra 2,80 e 3,15 m), ma causerebbe anche
l’ostruzione del sentiero sottostante, con conseguenti pericoli per chi frequenta l’area.
Sarebbe una perdita irreparabile per la leggibilità storica del circuito murario, che proprio in questo settore consente di comprendere l’andamento della cinta a valle.
La situazione del Massone si aggiunge ad altri gravi danneggiamenti già riscontrati in diversi punti del circuito (quote 225, 245, 255/265, 261/273, 267/294). L’incendio ha quindi compromesso un sistema murario che, con i suoi 7.000 metri lineari di estensione, rappresenta la più vasta testimonianza conservata delle fortificazioni sannitiche.

🚨 Un appello alle istituzioni
Oggi non basta più la semplice denuncia: occorre un intervento pubblico immediato, concreto e coordinato.
Non possiamo permettere che le piogge autunnali cancellino per sempre un patrimonio che ha resistito per oltre due millenni.
Chiediamo con forza alle autorità locali, regionali e nazionali, alla Soprintendenza e agli enti preposti alla tutela del paesaggio e dei beni archeologici, di attivarsi senza ulteriori indugi per:
-
mettere in sicurezza i tratti più a rischio, a partire dal Massone;
-
avviare monitoraggi strutturali su tutto il circuito;
-
predisporre un piano di tutela che impedisca futuri disastri.
Le mura del Monte Cila non appartengono solo a Piedimonte Matese: sono un bene
identitario di tutta la comunità sannita e del Paese intero.
Lasciare che crollino significherebbe privare le generazioni future di un testimone insostituibile della nostra storia.
➡️ Il tempo stringe. Serve un intervento pubblico adesso. Non domani. Non fra mesi. Adesso.
Ufficio Stampa
luigi fidanza
gotouring matese (Leggi tutti i comunicati)
[email protected]




