Oltre i silenzi per una cultura della prevenzione e la lotta sul campo, intervista ad Antonello De Pierro
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Roma - Un impegno senza sosta che fonde la battaglia civile sul territorio con la promozione dei più alti valori culturali ed educativi. Antonello De Pierro, giornalista d'inchiesta e presidente del movimento politico Italia dei Diritti - De Pierro, è stato tra i protagonisti più attesi della presentazione romana del libro di Claudia Conte, "Dove nascono i silenzi", presso il prestigioso Circolo Canottieri Lazio. Un'adesione morale e concettuale arrivata al culmine di una giornata concitata, che lo ha visto prima in trincea nella provincia romana a difesa dei diritti dei cittadini ed è poi proseguita nel tempio dello sport e della cultura capitolina al fianco dell'autrice e di illustri ospiti delle istituzioni e dello spettacolo.
Lo abbiamo incontrato per approfondire i temi emersi durante la serata, ripercorrendo la sua visione della società, la critica ai modelli esclusivamente repressivi e il valore indissolubile della memoria storica e morale.
Presidente De Pierro, la sua presenza al Circolo Canottieri Lazio per sostenere il libro di Claudia Conte è stata contrassegnata da una corsa contro il tempo. Lei arrivava direttamente dalla provincia di Roma, esattamente da Pomezia, dove era impegnato su un fronte caldo a tutela dei cittadini...
«Sì, esattamente. Per me la politica e il giornalismo non sono mai stati esercitazioni teoriche o passerelle eleganti, ma presenza costante dove la gente soffre e subisce soprusi. Ero in un comune della provincia romana appunto a Pomezia, dove da oltre due anni tantissime famiglie convivono con un disservizio gravissimo e inaccettabile che penalizza la loro quotidianità. Essere lì, sul campo, era un dovere primario. Ma non potevo e non volevo far mancare il mio apporto morale e il mio abbraccio a Claudia Conte per la presentazione di un'opera straordinaria come "Dove nascono i silenzi". Ho fatto le corse, sono arrivato ad evento iniziato, ma ero lì. Perché la lotta ai disservizi e la battaglia contro l'omertà della violenza di genere o del bullismo sono due facce della stessa medaglia: la difesa della dignità umana.»
Lei era già stato tra le figure centrali dell'anteprima riservata nel salotto culturale del professor Sergio Tiberti. Che filo conduttore unisce quel cenacolo intimo all'evento imponente e istituzionale del Canottieri Lazio?
«Il filo conduttore è la continuità del messaggio. Nel salotto dell'amico Sergio Tiberti abbiamo piantato il seme di una riflessione profonda, lontana dai riflettori, analizzando gli aspetti psicologici, pedagogici e sociali del disagio giovanile. Al Canottieri Lazio, davanti a una platea di autorità, parlamentari, sottosegretari e colleghi del mondo dell'informazione e dello spettacolo, quel messaggio si è amplificato, diventando una chiamata all'azione pubblica. Il libro di Claudia Conte ha la straordinaria capacità di unire mondi diversi: la politica, la scuola, le imprese, la magistratura. In entrambi i contesti ho ribadito la mia convinzione: di fronte alla violenza e al disagio, la risposta non può essere unicamente la punizione a posteriori, ma deve essere la prevenzione culturale.»
Durante il dibattito si è parlato a lungo di violenza economica, disagio scolastico e prevenzione. Qual è la Sua ricetta per spezzare il muro dell'omertà che troppo spesso soffoca le vittime?
«Il silenzio si nutre di solitudine e di assenza delle istituzioni. Quando un'istituzione arretra o si limita ad applicare leggi repressive, come spesso accade con la retorica del "Codice Rosso", che intervengono solo quando il danno è commesso, il cittadino si sente solo. La prevenzione nasce prima di tutto in famiglia e nelle aule scolastiche. Bisogna insegnare ai giovani l'empatia, l'educazione sentimentale e il rispetto dell'altro. E per quanto riguarda le donne, la violenza economica è una catena invisibile ma spietata: una donna non libera finanziariamente è una donna ricattabile. Serve un'alleanza forte tra Stato, sistema produttivo e terzo settore per garantire autonomia e dignità.»

Al Canottieri Lazio si è stretto attorno a lei un parterre di amici storici del mondo dello spettacolo e delle professioni: da Irene Bozzi a Gabriele Marconi, da Anna De Ioris all'avvocata Maria Tersigni, fino a Giorgio Ceccarelli. Con Ceccarelli c'è una convergenza antica sui temi della famiglia...
«È stato un momento di grande calore umano e intellettuale. Rivedere e intrattenermi con amici carissimi come Irene Bozzi, donna di rara sensibilità e cultura, o Gabriele Marconi e Anna De Ioris è sempre un arricchimento. Con Giorgio Ceccarelli c'è una stima profonda che affonda le radici nel tempo. Giorgio è stato l'ispiratore e il motore indomabile della Legge 54/2006 sull'affido condiviso, una pietra miliare che ha cambiato la storia del diritto di famiglia in Italia, restituendo ai figli il diritto alla bigenitorialità. Con lui condividiamo l'idea che la tutela dei minori passi attraverso l'equilibrio e l'amore di entrambi i genitori, evitando che le separazioni si trasformino in carneficine psicologiche sulle spalle dei più deboli.»
La serata ha visto anche il conferimento a Claudia Conte del Premio per il Giornalismo da parte del Giornale del Lazio. Un premio che evoca in Lei un ricordo storico eccezionale e commovente ad Aprilia...
«Quel conferimento ha toccato corde molto intime della mia memoria. Anni fa , in occasione dei 30 anni del Giornale del Lazio, fui insignito dello stesso identico Premio per il Giornalismo durante una serata indimenticabile ad Aprilia. C'era una marea umana impressionante, circa 50.000 persone, con la conduzione di Rosaria Renna e Claudio Guerrini e il concerto di Amedeo Minghi. Era il 19 luglio, il giorno dell'anniversario della strage di Via D'Amelio. Notai sul palazzo comunale uno striscione con scritto "Aprilia è contro la Mafia". Salito sul palco, sentii il dovere morale di dedicare quel premio alla memoria di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli uomini e donne delle loro scorte.»
In quell'occasione Lei raccontò dal palco un aneddoto agghiacciante sulla famiglia di Emanuela Loi, che lasciò la piazza sgomenta. Ce lo riassume?
«Fu un momento di un'intensità drammatica. Raccontai alla folla una vicenda di cui ero venuto a conoscenza direttamente da Salvatore Borsellino, il fratello del magistrato. Nella strage era caduta Emanuela Loi, la prima donna poliziotto deceduta in servizio. Ebbene, dopo i solenni funerali di Stato celebrati a Palermo, la salma della giovane poliziotta fu trasferita nella sua terra natìa, in Sardegna. Pochi mesi dopo, lo Stato italiano inviò alla famiglia della Loi la fattura con la richiesta di rimborso per le spese del trasporto del feretro. Una vergogna burocratica e un'insensibilità istituzionale disarmante. Dissi a quella piazza di 50.000 persone di regalare un lungo applauso che servisse da "termometro dell'indignazione". Ne scaturì un boato ininterrotto, una standing ovation di rabbia, commozione e orgoglio civile che durò diversi minuti. Ecco, il giornalismo per me è questo: raccontare la verità, anche quella che fa male, per risvegliare le coscienze.»
In conclusione, presidente De Pierro: qual è l'eredità che lascia una serata come quella del Canottieri Lazio e quale sarà il prossimo passo del suo movimento Italia dei Diritti-De Pierro?
«L'eredità è la consapevolezza che non siamo soli. Opere come quella di Claudia Conte dimostrano che c'è un'Italia affamata di valori, di ascolto e di trasparenza. Come Italia dei Diritti proseguiremo lungo questo doppio binario: da un lato la presenza fisica nei comuni, tra i cittadini dimenticati, a lottare contro i disservizi e la cattiva amministrazione; dall'altro la promozione di eventi culturali, presentazioni ed incontri nelle scuole per costruire una generazione di giovani liberi, forti e privi di paura. I silenzi nascono dove c'è l'indifferenza; il nostro compito è fare tanto rumore con la forza delle idee e della giustizia.»
(Foto di Michele Simolo)
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