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Arte e Cultura

"BAROCCO Il Gran Teatro delle Idee", un dialogo tra epoche lontane ma connesse. al Museo Civico San Domenico di Forlì, a cura di Cristina Acidini, Daniele Benati, Enrico Colle, Andreas Dehmer, Fernando Mazzocca e Francesco Petrucci

Circa 200 capolavoritra cui opere di Bernini, Borromini, Caravaggio, Pietro da Cortona, Guercino, Guido Reni, Van Dyck, Rubens, fino a Bacon, Boldini, de Chirico, Fontana, Melotti, Boccioni. con la direzione di Gianfranco Brunelli. Dal 21 Febbraio al 28 Giugno 2026
Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Con "Barocco. Il Gran Teatro delle Idee" , dal 21 Febbraio al 28 Giugno 2026, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e il Museo Civico San Domenico affrontano una delle stagioni decisive della civiltà europea,restituendola nella sua complessità e nella sua forza generativa.

 La mostra, attraverso circa 200 capolavori, ricostruisce la temperie culturale e artistica delBarocco sondandone al tempo stesso gli sconfinamenti temporali, riunendo opere provenientida numerose istituzioni nazionali e internazionali—forte anche della collaborazione conGallerie Nazionali di Arte Antica–Palazzo Barberini—tra cui l’Albertina di Vienna, il Museodel Prado di Madrid, i Musei Vaticani, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e il Museo e Real Boscodi Capodimonte—per dare vita a un percorso articolato in dodici sezioni che propongono unviaggio che dalfascino dell’antico giunge fino alle risonanze contemporanee.

 Non una lettura limitata allo stile, ma una ricostruzione ampia di un sistema culturale in cui arte, fede, scienza, potere,spettacolo e vita quotidiana si intrecciano fino a diventare inseparabili. Un sistema in cui ogniimmagine è insieme forma e idea, materia e progetto, emozione e strategia.

.Non esiste stagione della storia europea in cui l’immagine abbia assuntoun ruolo tanto consapevole e strategico quanto nel Seicento. Con il Barocco l’arte smette diessere semplice rappresentazione e diventa costruzione di realtà. Lo spazio si dilata, lesuperfici si aprono, la luce diventa materia attiva.

 L’opera non è più solo oggetto dacontemplare, ma esperienza che coinvolge, persuade, orienta. L’immagine entra nella vitapubblica, si fa strumento di convinzione e di governo, misura del visibile e macchina dellavisione. È in questo passaggio che l’immagine occidentale acquisisce una nuova coscienza disé: non più misura dell’ordine, ma energia in tensione.

"Il Seicento fu Roma. La città dei papi erede della città dei cesari. Tra la fine del Cinquecento el’inizio del Seicento, Roma richiama i migliori talenti artistici, le élitesintellettuali, gli spiritieccelsi dei nuovi ordini religiosi (i gesuiti, i cappuccini, i teatini, gli oratoriani), nel clima dellariorganizzazione politica e religiosa promossa dalla Riforma cattolica e dalla Controriformadopo il Concilio di Trento–sottolinea Gianfranco Brunelli, Direttore delle Grandi Mostredella Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì–.L’arte è al centro della riconquista dellacristianità da parte del papato.

 Ne è il linguaggio espressivo. E quel che in seguito verrà chiamato,inmaniera dispregiativa, Barocco, sottolineandone l’irregolarità, la bizzarria, la stravaganza, neè la cifra simbolica. Il Barocco è la dimensione culturale del secolo».Come evidenzia la prima sezione,Il vero e la meraviglia. La seduzione dell’antico ei nuovivalori formali, il percorso della mostra prende avvio a Roma, luogo in cui la fine delCinquecento e l’inizio del Seicento producono una trasformazione radicale. Le rovinedell’antico, le sculture ellenistiche, le memorie imperiali non sono semplice repertoriodecorativo, ma presenza viva. IlLaocoonte, con il suo groviglio di torsioni, diventa modello dipathos; ilTorso del Belvederesuggerisce una concezione plastica in cui la tensione muscolaresi fa espressione interiore. L’antico non è nostalgia ma detonatore.Annibale Carracci riattiva l’eredità raffaellesca nella Galleria Farnese, ma ne accentua lamonumentalità scenografica; Ludovico e Agostino Carracci costruiscono una sintesi traclassicismo e naturalismo. Al tempo stesso Caravaggio introduce una frattura irreversibile: lesue figure emergono dal buio come presenze fisiche, illuminate da una luce radente che nerivela imperfezioni e fragilità.

 Nell’Incoronazione di spineil gesto dei carnefici non è gestoteatrale ma atto concreto, quasi tangibile; la sofferenza non è idealizzata ma resa con crudezzacontrollata.Imprescindibili le grandi testimonianze dell’antico, come ilGalatadel Museo ArcheologicoNazionale di Napoli, prima di addentrarsi nella ricognizione sui grandi protagonisti che dannol'abbrivio al Seicento. Annibale e Ludovico Carracci, Guercino conCristo consegna le chiavi aSan Pietrodella Civica Pinacoteca di Cento, Battistello Caracciolo con l’Immacolata Concezionecon San Domenico e San Francescodella Chiesa di Santa Maria della Stella di Napoli, concessodal Fondo Edifici di Culto del Ministero degli Interni, e Rubens con il suoSan Sebastianoliberato dagli angelidelle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, dialogano con laNativitàdiPietro da Cortona della Chiesa di San Salvatore in Lauro di Roma del Pio Sodalizio dei Piceni,con l’Incoronazione di spinedi Caravaggio della Galleria di Palazzo Alberti aPratofino adarrivare alle rivisitazioni contemporanee di Quayola con la video installazioneStrata #4nellaquale l’artista reinterpreta le pale d'altare di Rubens e Van Dyck del Palais de Beaux-Arts diLille attraverso metodi computazionali.

 Nel campo dell’architettura il Barocco ha uno dei suoi territori privilegiati, come evidenzia laseconda sezione della mostra-La Roma dei papi. Il più grande spettacolo del mondo-dovetrovano naturale collocazione la produzione di disegni di Borromini dell’Albertina di Vienna.Borromini piega la geometria classica, alterna concavità e convessità, crea superfici chesembrano respirare. La pianta di Sant’Ivo alla Sapienza, con il suo intreccio di triangoli e curve,è costruzione matematica e insieme organismo fluido. Bernini–a sua volta presente condiversi esempi, tra cui il modello preparatorio per la Fontana dei Quattro FiumidellaGalleriaGiorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro-integra scultura, luce e architettura in un unico dispositivoemotivo: nella Cattedradi San Pietro la finestra ovale, nascosta alla vista, trasforma la luce inelemento scenografico.Andrea Pozzo porta l’illusione prospettica a livelli vertiginosi: nella volta di Sant’Ignazio lafinta architettura si prolunga oltre i limiti reali, dissolvendo la distinzione tra pittura e spaziofisico. Il soffitto diventa apertura verso l’infinito.Il Seicento è anche secolo delpotere centralizzato. Papi e sovrani comprendono che l’immagineè linguaggio politico, come chiarisce la terza sezione,Il voltodel potere.

 Committenza erappresentazione.I ritratti ufficiali costruiscono identità pubbliche. IlRitratto di Innocenzo XdiDiego Velázquez (Roma, Galleria Doria Pamphilj) con lo sguardo penetrante e la vestecremisi è insieme documento realistico e affermazione di autorità; i busti diGian Lorenzo Bernini trasformano la figura pontificia in presenza quasi vivente. Accanto ai pontefici, anchel’aristocrazia afferma il proprio rango: ilRitratto di Olimpia Aldobrandini PamphiljdiJacobFerdinand Voet(1666-1670, Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica) restituisce con eleganzala principessa di Rossano, traducendo in immagine il prestigio della famiglia Pamphilj.L’immagine papale si declina anche nelRitratto di Clemente IX Rospigliosi benedicentediGiovanni Battista Gaulli(Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica), che insiste sul gesto dellabenedizione, e nelRitratto di Clemente IX RospigliosidiCarlo Maratta (1669, Musei Vaticani),di più solenne monumentalità. Anche gli apparati effimeri per canonizzazioni, feste e ingressi solenni partecipano alla stessa logica: la città si trasforma in teatro permanente, dove il poteresi rende visibile e condiviso.

Nella sezione Scenografie del quotidiano. Nuovi stili decorativi appare evidente come laspettacolarità barocca penetrinegli interni aristocratici. Consolle con piani in marmipolicromi, stipi intarsiati, coppe con nautilus, argenti cesellati e arazzi araldici trasformano le dimore in spazi di rappresentazione, dove il confine tra naturale e artificiale si dissolve.

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