Pietre di pane. La ricerca del MART sulle geografie fragili alla Galleria Civica di Trento, 17 luglio ─ 15 novembre 2026

Il Mart presenta "Pietre di pane", mostra a cura di Colletti e Lorenzoni su spopolamento e terre alte: circa 50 opere di 31 artisti tra Collezioni Mart, interventi site-specific e prestiti, con public program e catalogo dedicato.
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Il pane – bisognerebbe dire i pani – ha i suoi paesaggi, i suoi archivi, i suoi mulini, le sue storie, le sue leggende, i suoi santi e i suoi ingredienti, i suoi miti, le sue memorie, il suo folklore e i suoi musei, e tuttavia resta in larga parte da scrivere un grande romanzo del pane. 

Vito Teti  

 Con Pietre di pane il Mart approfondisce la propria ricerca sulle geografie fragili: territori segnati da spopolamentotrasformazioni socioeconomiche e processi estrattivi, con particolare attenzione alle terre alte. Il progetto si inserisce nel solco dell’indagine avviata con la mostra Paesi perduti. Appunti per un viaggio nell’Italia dimenticata (Galleria Civica, Trento, 2022-2023), curata da Gabriele Lorenzoni e dedicata ai paesaggi dell’abbandono italiani.  

Oggi come allora, la prospettiva intreccia fattori antropologici, sociali ed economici, interrogandosi su quali siano i rapporti tra comunità, paesaggio e memoria attraverso il lavoro di artisti e artiste contemporanei. In questa seconda tappa, Lorenzoni è affiancato da Giulia Colletti; si rinnova così il felice sodalizio curatoriale di Allegoria della felicità pubblica, organizzata in occasione di Trento Capitale Europea del Volontariato 2024. 

Pietre di pane  

La mostra prende in prestito il titolo della raccolta di saggi dell’antropologo Vito Teti per confrontarsi con uno dei temi centrali del dibattito contemporaneo: il progressivo svuotamento di alcuni territori a fronte della crescita e della concentrazione urbana, un fenomeno che interessa numerose aree in Italia e nel mondo. Lontano da narrazioni nostalgiche e da rappresentazioni dei borghi come luoghi idealizzati, Pietre di pane propone una riflessione critica sulla complessità dell’abitare, sulle forme di marginalità e sulle possibilità di riattivazione dei territori.

In mostra circa 50 opere di 31 artisti e artiste danno vita a un percorso che mette in dialogo capolavori delle Collezioni del Mart,, con opere site-specific di artisti e artiste italiani e internazionali – come Francis Offman e Marina Caneve – e con importanti prestiti provenienti da gallerie e collezioni private – di Ana MendietaShilpa Gupta, Zhanna Kadyrova, Giorgio Andreotta Calò 

 

La mostra può essere letta attraverso quattro “villaggi”, ideali nuclei di ricerca e approfondimento in cui artisti e artiste esplorano le molteplici relazioni tra territorio. 

Ciascun villaggio si organizza attorno a un diverso concetto: latenze, in cui affiorano resti, sedimentazioni e assenze solo apparentemente silenziose; attriti, attraversati da archivi incompleti, conflitti e storie irrisolte; derive, che seguono traiettorie di migrazione, spostamento e frattura territoriale; riattivazioni, in cui gesti, pratiche performative e forme di partecipazione mettono in relazione le tracce del passato con la presenza dei visitatori.Tra questi spazi di confine e pensiero, la mostra apre una riflessione sulla relazione tra materia, memoria e presenza. Anche ciò che appare inerte – una pietra, un luogo abbandonato – può custodire una forza vitale e generativa. È da questa tensione che nasce la domanda al centro del progetto: «Quale pane porta in sé ogni pietra?». 

Public Program 

Il coinvolgimento della cittadinanza è un impegno che la mostra si assume attraverso la realizzazione di interventi di arte pubblica e l’organizzazione di un ricco panel di eventi sul territorio e proposte laboratoriali rivolte alle comunità. Calendario inaugurato in occasione dell’apertura della mostra con l’happening di Mladen Stilinović, a cura di Branka Stipančić, vedova dell’artista. Nata nel contesto delle manifestazioni di protesta di Zagabria del 1998 e riallestita in diverse occasioni, l’installazione For Marie Antoinette ’68 viene realizzata con pani locali.

Il public program della mostra si svilupperà a partire da settembre in diversi luoghi della città, aggiungendo al progetto una dimensione di condivisione e socializzazione che oltrepassa i confini degli spazi espositivi della Galleria Civica.  

Artisti e artiste: Marina Caneve, Camilla de Maffei, Matteo Lucca, Mladen Stilinović, Francis Offman, OHT | Office for a Human Theatre, Giovanna Silva, Natália Trejbalová, Alice Visentin. 

Il catalogo 

La mostra è accompagnata da un catalogo di prossima pubblicazione edito dal Mart su progetto grafico di Typeklang, Massimiliano Mariz, con un approfondimento scritto a quattro mani dai curatori Giulia Colletti e Gabriele Lorenzoni.

Intrecciando opere delle Collezioni del Mart con interventi site-specific e un panel di opere di arte pubblica e attività extramuros, il percorso prende forma attraverso una costellazione di “villaggi”, nuclei di memorie parziali e architetture silenziose organizzati attorno a diversi campi di intensità.  

 Gli artisti in mostra

Latenze Giorgio Andreotta Calò, Giovanni Anselmo, Mirella Bentivoglio, Antonio Biasiucci, Theresa Hak Kyung Cha, Maria Lai, Piero Manzoni, Marzia Migliora, Sarker Protick, Mario Schifano, Santiago Sierra, Natália Trejbalová  

Attriti 

Marina Caneve, Camilla de Maffei, giulia deval, Zhanna Kadyrova, Eunhee Lee, Giovanna Silva (extramuros), Andra Ursuţa  

Derive 

Carla Accardi, Shilpa Gupta, Ruud Janssen, YoungEun Kim, Ana Mendieta, Francis Offman, Alice Visentin (extramuros)  

Riattivazioni 

Regina José Galindo, Richard Long, Matteo Lucca (extramuros), OHT | Office for a Human Theatre (extramuros), Mladen Stilinović.

 

 

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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