Quel Santo rapito nel nulla: il giallo dell’Estasi scomparsa a San Ferdinando
Comunicato Precedente
Comunicato Successivo
Esistono opere che non appartengono solo ai cataloghi d'arte, ma all’anima stessa di una comunità. È il caso dell’Estasi di San Francesco d’Assisi, un prezioso olio su tela settecentesco che per generazioni ha vegliato sui fedeli della Parrocchia San Ferdinando Re e Confessore, a San Ferdinando (RC). Un’opera che oggi non possiamo più ammirare, se non nel ricordo sbiadito di una fotografia o nel vuoto rimasto su una parete.
Un Dono dei Padri Fondatori
La storia del dipinto è indissolubilmente legata alla nascita stessa del borgo. La tradizione orale riferisce infatti che la tela fu un omaggio dei Marchesi Nunziante, che nel XIX secolo diedero vita all'insediamento urbano. Il dipinto, databile tra il 1700 e il 1799, rappresenta dunque non solo un oggetto di culto, ma un'eredità diretta dei padri del paese.
L’opera si inserisce pienamente nell'ambito della produzione dell'Italia Meridionale, riconducibile alla prestigiosa scuola napoletana. È un misticismo teatrale tipico del Mezzogiorno, dove la luce divina accarezza la superficie dell'olio con una morbidezza che trasforma la preghiera in un'esperienza sensoriale ed estetica, lontana dai rigori nordici.
L’Anatomia di un’Estasi

Al centro della composizione, di imponenti dimensioni (126 cm di altezza per 100 cm di larghezza), San Francesco d’Assisi è ritratto nel momento dell'abbandono dei sensi. Un Angelo musicante funge da ponte tra l'umano e il divino; la melodia invisibile del suo strumento diventa una metafora visiva della grazia che solleva lo spirito.
Ai piedi del Santo, gli oggetti della meditazione sussurrano messaggi profondi: un libro aperto, simbolo di una sapienza umana che si arrende davanti al mistero, e un teschio, il classico memento mori che nel Settecento meridionale perde la sua carica terrorifica per farsi riflessione filosofica. Al centro di tutto, il Crocifisso, ancora morale e punto focale di una scena dominata da linee sinuose.
Il Valore e la Tutela
L'importanza del dipinto è confermata dal fatto che l'opera risulta regolarmente schedata presso la Soprintendenza Archivistica per la Calabria. Fino all'ultimo aggiornamento tecnico del 2006, la tela si trovava in un discreto stato di conservazione. Sotto il profilo del mercato, un olio su tela di questa fattura e ambito geografico potrebbe avere una stima prudenziale tra i 30.000 e i 60.000 euro, valore che però è nullo di fronte al peso identitario per la comunità calabrese.
Quella Maledetta Estate del 2009
Il misticismo della tela si è interrotto bruscamente nell'estate del 2009. Mentre il paese viveva il fermento della stagione, mani ignote violarono il silenzio della chiesa per portarsi via un pezzo d'identità del Sud. Da quella notte, il buio. Nonostante le indagini, il San Francesco con il suo angelo è svanito nei canali sommersi del mercato nero dell'arte.
L’Appello: Che il Santo Torni a Casa
Oggi, a distanza di oltre quindici anni, il vuoto lasciato da quel furto grida ancora giustizia. Pertanto, auspichiamo che l'opera torni preso a casa sua. Sollecitiamo le competenti autorità, affinché si riaprano le ricerche con vigore.
È necessario che il monitoraggio nei database internazionali delle opere trafugate resti altissimo: l’Estasi di San Francesco deve tornare a casa sua, tra la sua gente. Ritrovare quest'opera significherebbe onorare la memoria dei Marchesi Nunziante e restituire a San Ferdinando il simbolo della sua stessa fondazione e della sua appartenenza alla grande cultura pittorica dell'Italia Meridionale.
Ufficio Stampa
Michele Varrà
Italia




