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“La Fuga” di Emili Giancarli, un ritorno che brucia | INTERVISTA

Nel terzo volume della saga di Lisa Johnson, Emili Giancarli ci conduce tra le ombre del tradimento e la luce del perdono. Un romanzo di sentimenti viscerali, fughe simboliche e riscatti interiori, dove la protagonista torna alle origini per ritrovare sé stessa e scegliere chi essere davvero.
Roma, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Cosa ti ha spinto a proseguire la storia di Lisa Johnson con questo terzo volume e quale nuova sfida volevi affrontare attraverso di lei?

Il secondo volume, “L’inganno” lasciava troppi fili pendenti, per come avevo costruito i personaggi la storia non poteva finire in quel modo, con Lisa che scappa insieme a Lukas per vivere felici e contenti. No, sarebbe stato poco credibile per il personaggio di Lukas e per come si è svolta l’intera vicenda. Mi sentivo obbligata a continuare l’azione, perché si arriva a un punto in cui sono gli stessi personaggi che ti guidano, se un personaggio tradisce se stesso, il lettore attento che ha imparato a conoscerlo, se ne accorge e non te lo perdona!

Questa storia di Lisa Johnson ha avuto inizio in Cina, nello Shanxi dove lei è cresciuta, e il desiderio che ha di ritornare a casa dopo gli inganni subiti, è più che comprensibile, quindi è stato come continuare a disegnare un cerchio iniziato nel primo volume.

Nel romanzo il tema del tradimento da parte degli amici è molto forte. Da dove nasce questa scelta narrativa?

Le delusioni fanno parte della vita e spesso si commettono errori anche a fin di bene, pensando che poi si riuscirà a sistemare ogni cosa, ma poi succede che le situazioni ci sfuggono di mano e si feriscono persone a noi care. E’ quello che succede agli amici di Lisa, a Giovanna in primis che testarda e sotto ricatto, pensa di risolvere ogni problema con l’inganno trascinando con sé anche Yussef. Ma poi tutto sfugge al suo controllo e alla fine l’unica a rimanerne ferita è Lisa. Nei romanzi non mi sono inventata nulla, racconto quello che a volte capita nella vita reale e credo sia questo che emoziona i lettori, il fatto di ritrovare accadimenti e situazioni già vissute o viste da vicino.

Lisa torna nelle montagne dello Shanxi, un luogo simbolico. Cosa rappresenta per lei e per te?

Per Lisa è casa. E’ il luogo dove è cresciuta, dove una bambina ha vissuto con la madre e per quante volte ci si possa trasferire o per quante case si possano avere, nel cuore di “casa”, ce n’è sempre e solo una. Lisa è profondamente turbata, delusa da sé stessa per gli errori commessi e per la vulnerabilità che ha dimostrato, è delusa dagli amici che per lei sono come una famiglia, che l’hanno ingannata e per ultimo è stata tradita dall’amore. L’unica cosa a cui pensa è ritornare a casa, anche se non troverà più nessuno, per lei, rivedere quel posto, i paesaggi, gli oggetti che ricorda di aver lasciato, è di grande conforto. E’ quello che capita quando per lavoro ci si trasferisce lontano, poi per qualche motivo, anni dopo, si sente il bisogno di ritornare alle proprie radici per ritrovare forza e slancio.

Hai inserito elementi di tensione e colpi di scena. Come gestisci la costruzione del ritmo narrativo in una saga così lunga?

Cercando di immaginarmi lì, accanto ai protagonisti. I molti personaggi a cui ho dato vita pensano, agiscono, vivono quelle situazioni e prima o poi qualcuno che escogita qualcosa c’è sempre. La forza di questa lunga storia di Lisa Johnson sta anche nell’aver inserito tanti co-protagonisti, che danno vita a variabili impensabili, l’azione si sposta su fronti diversi e capita che nello stesso arco temporale i personaggi vivano stati d’animo differenti perchè le loro azioni si svolgono in luoghi diversi, questo dinamismo tiene viva l’attenzione del lettore e questi diversi capovolgimenti hanno un culmine a cui si arriva con una tensione crescente.

Il perdono è un elemento chiave in questo capitolo. Come hai affrontato il rischio di renderlo troppo idealizzato o retorico?

E’ vero, un nodo importante di questo terzo capitolo è il perdono, a cui Lisa arriva però, dopo aver rischiato la sua vita. Nelle prime intenzioni non c’è nulla che faccia presagire un suo ritornare indietro, a un perdono elargito con benevolenza, anzi, se pur con dispiacere decide di tagliare fuori tutti, senza appello per nessuno. Nel suo intento c’è quello di meditare, riflettere su quanto successo, compiere un percorso di crescita e consapevolezza di parecchi mesi, per poi, ritornare e forse, riconciliarsi. Il tutto è stato stravolto da una pistola che le viene puntata contro, un antico rancore che reclama soddisfazione e questo fatto, sconvolge ogni suo intento rimescolando ogni cosa e riportando gli affetti a lei più cari, nella giusta collocazione.

Che tipo di rapporto hai con la tua protagonista dopo tre volumi intensi insieme?

Tutti i protagonisti sono diventati tridimensionali, ognuno di loro con la propria indole e peculiarità, ha saputo farsi conoscere e apprezzare, da me in primis e poi anche dai lettori. Certamente di Lisa mi è rimasta la sua forza gentile e ponderata, come di Giovanna la sua irruenza ed energia, di Yussef rimane indelebile la profonda amicizia che lo lega a Lisa, la sua determinazione, l’indole buona da conciliatore e lo spirito di sacrificio; come di Lukas, che da personaggio forte si scopre fragile e con un animo più complesso di quello che si potesse pensare dalle prime pagine. Ognuno di loro è unico e nel lettore attento sa fare breccia e lasciare traccia di sé.

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