Arte e Cultura
Beata La Noia canta “Dory”, tra malinconia e luce
Beata La Noia è un nome d’arte che incuriosisce. Cosa rappresenta per te questo pseudonimo?
Ciao a tutte e tutti, è un piacere essere qui. Rappresenta un concetto filosofico e racchiude la mia esperienza di vita. La noia è uno dei sentimenti umani, molti non imparano a conviverci e ad abbandonarcisi, soprattutto in questi tempi molto veloci in cui viviamo. Ma è la noia stessa che dalla notte dei tempi ci aiuta a riconnetterci con noi stessi e con i nostri pensieri e a ragionare o farci volare con la creatività. Io questo sbocco creativo l’ho trovato in musica, ma ad ognuno può portare stimoli diversi. Bisognerebbe di nuovo imparare ad annoiarci e ad ascoltarci, quindi Beata La Noia nel mio caso. Ben venga la Noia in tutti gli altri.
Ti senti più vicino a una dimensione live o da studio, nella tua produzione musicale?
Mi trovo bene in entrambe le situazioni, ma prediligo l’aspetto Live. Per questo ho cercato il più possibile di produrre questa e le altre canzoni in una maniera più veritiera, rispetto a come le sentirete dal vivo. Dal vivo c’è sempre un emozione diversa poi.
C’è un momento preciso in cui hai capito che volevi raccontare questa storia in musica?
In realtà forse un momento non c’è esattamente. Come dice il grande Vasco le canzoni escono già con le parole. E questo forse è uno di quei casi. Mi trovavo a giocare con il riff principale e mi è subito venuto in mente di fischiettarci su qualcosa e prendere in giro Dory, in maniera scherzosa, sul suo occhio un po’ strabico. Da lì poi ho ragionato sulla sua storia e questo fischiettio si è trasformato in una sorta di denuncia social “allegra”, fatta col sorriso. Il resto lo sentirete andando ad ascoltarla
Qual è stato il feedback più inaspettato che hai ricevuto da quando “Dory” è uscita?
Amici che dal nulla nei locali si avvicinano sorridendo e intonando allegramente la strofa, una bella sorpresa sempre ben gradita.
Che ruolo ha per te la malinconia nella musica, soprattutto in un brano che parla di rinascita?
Di base la malinconia fa un po’ da fondo a quasi tutta la mia musica. Quindi direi importante. Forse di base lo sono anche un po’. Se come dice il termine c’è una rinascita però, vuol dire che fondamentalmente c’è stato prima un evento che ci ha fatto “morire” metaforicamente. Dunque si fa presto a trovarci una senso malinconico. Nel caso specifico, la storia di Dory lo è di per se, in bilico tra un inizio travagliato e triste, con una continuazione più felice e spensierata. Ma la condizione iniziale farà sempre parte e vivrà latente dentro di lei.
Come immagini il tuo pubblico ideale e cosa vuoi che porti con sé dopo l’ascolto di “Dory”?
Il mio pubblico ideale lo immagino attento e sensibile verso quello che lo circonda. Desideroso di donarsi e di donare, piuttosto che di ricevere e pretendere. Un pubblico di persone capaci di ragionare con la propria testa e perseguire ideali umani, gioiosi e buoni. Mi piacerebbe che prendessero il messaggio di rivalsa. Anche se si è subito un torto si può lavorare su noi stessi, tenere duro e cercare di migliorare e inseguire tutto ciò che di buono c’è nella vita, che inizialmente c’è stato negato ma che in futuro, con dedizione e costanza, si può andare a riprendere. Il sogno di una vita felice e serena a discapito di tutto.
https://open.spotify.com/intl-it/artist/7fmbBOSlDIyfOMkJKEsNKL?si=wlziF70aR12oMXCjWhEPrA
GB Communication (Leggi tutti i comunicati)
Via Benedetto Croce
65015 Montesilvano
giulioberghella@virgilio.it
3476468861