Enea, “Daisy” e il confine sottile tra poesia e realtà

Nel suo ultimo lavoro, Enea unisce autenticità e forma, costruendo un personaggio capace di parlare al cuore. “Daisy” nasce da frammenti personali e si trasforma in una storia condivisa, fatta di dolore ma anche di forza. Una canzone che ascolta, prima ancora di voler raccontare.
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Spesso la musica è rifugio ma anche denuncia. Dove si colloca “Daisy” in questa dualità?

“Daisy” si colloca esattamente in quel punto di equilibrio tra rifugio e denuncia. E’ un invito a guardare, ascoltare e sentire, ma senza pietismi o facili condanne.

Nei vostri concerti cercate di trasmettere la stessa profondità del testo?

Nei live soprattutto, cerchiamo di creare un’atmosfera intima e coinvolgente, provando  di far sentire chi ascolta parte della storia della canzone.

Che tipo di ascoltatore immaginate quando scrivete canzoni come questa?

Non penso a un pubblico vastissimo o commerciale, ma a persone che apprezzano la profondità, l’onestà e la poesia, e che vedono nella musica uno spazio di autenticità e umanità.

Se doveste racchiudere il messaggio di “Daisy” in una sola frase, quale sarebbe?

Se dovessi racchiudere il messaggio di “Daisy” in una sola frase, potrebbe essere: “Un corpo che riluce in mezzo al traffico per soddisfare ogni tuo desiderio fisico.” È una frase che racconta molto più di quanto sembri, mettendo a fuoco la lotta tra bisogno, identità e sopravvivenza. Questa frase, che è all’interno del brano, e sintetizza la contraddizione e la complessità del personaggio.

Siete più legati alla dimensione live o alla produzione in studio?

E perché?

Sono entrambi due passaggi fondamentali per l’ obbiettivo. La cosa immediata che i risponderei sono i live, che sono loro stessi l’ obbiettivo. Però personalmente la produzione in studio a me piace davvero tanto; c’è sempre quel passaggio tra far diventare una canzone una cosa che non lo era che mi eccita tantissimo. Rimarrò sul vago e non darò una preferenza.

 

Ufficio Stampa

Giulio Berghella
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