Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini a chiusura della Stagione d’Opera 2025 del Teatro Comunale di Bologna nell’ allestimento di Federico Grazzini Sul podio dell'Orchestra del Comunale il Maestro Renato Palumbo
Comunicato Precedente
Comunicato Successivo
Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini a chiusura della Stagione d’Opera 2025 del Teatro Comunale di Bologna nell’ allestimento di Federico Grazzini nel 2019, proposto anche in tournée in Giappone e ripreso nell’autunno del 2021. Al Comunale Nouveau di Bologna una versione ripensata per questo teatro, con ultima replica Martedì 30 dicembre 2025, ore 18.
Sul podio Renato Palumbo, che il pubblico della Fondazione lirico-sinfonica felsinea ha avuto occasione gia' di ascoltare, da titoli verdiani come quelli della trilogia popolare ad Andrea Chénier di Umberto Giordano.
Nel cast le voci rossiniane di Nicola Alaimo nei panni di Figaro, baritono potente, del mezzosoprano Aya Wakizono che interpreta una agile e vivacissima Rosina, del basso-baritono Paolo Bordogna nelle vesti di Bartolo, del tenore Dave Monaco come Conte d’Almaviva, al debutto al TCBO e molto applaudito per presenza fisica e sonora importante, e del basso Michele Pertusim altra storica voce rossiniana, come Basilio.
Con loro si sono alternano, nelle diverse date, Stefan Astakhov, Chiara Tirotta, Giovanni Romeo, Antonino Siragusa e Andrea Pellegrini.
Completano la compagine vocale Yulia Tkachenko come Berta(una piacevole sorpresa), Nicolò Ceriani come Fiorello, Massimiliano Mastroeni come Ambrogio, con Tommaso Norelli e Marco Noreni nella parte di Un ufficiale.
Maestro al fortepiano Anna Dang Anh Nga Bosacchi e con il Coro del Teatro Comunale di Bologna istruito da Gea Garatti Ansini.
Le scene dello spettacolo sono a cura di Manuela Gasperoni, i costumi sono di Stefania Scaraggi e le luci di Daniele Naldi.
Il dramma comico in due atti di Rossini, su libretto di Cesare Sterbini dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais, fu creato in poco più di due mesi e andò in scena per la prima volta a Roma nel febbraio del 1816 per il Carnevale con il titolo “Almaviva, o sia L'inutile precauzione”, pare con discutibile accoglienza. Ma il capolavoro rossiniano era destinato a trionfare e a diventare una delle opere più amate e popolari del repertorio italiano.

Nelle sue note di regia Grazzini parla di " metateatro" cioè di "teatro nel teatro", elemento fondamentale per la struttura e la concezione dell'opera rossiniana, dove la rappresentazione riflette su sé stessa, svelando la finzione scenica e rompendo l'illusione, per coinvolgere il pubblico, evidenziando la natura fittizia dell'evento.
Questo avviene tramite l'inserimento di un'altra rappresentazione dentro quella principale, con personaggi consapevoli di essere attori o di recitare, ma sempre coinvolgendo gli spettatori nella riflessione sul teatro stesso. Insomma, una recita all'interno di un'altra, fino alla "scontata" conclusione: teatro collettivo che ci coinvolge, dunque.
«Rossini porta all’estremo i conflitti della commedia borghese: amore contro egoismo, libertà contro prigionia – racconta infatti Grazzini – La follia qui non è malattia: è il vortice di situazioni imprevedibili in cui i personaggi vengono risucchiati. Il potere è incarnato da Bartolo, perfetto borghese: conservatore, utilitarista, padrone degli spazi e delle regole. Il suo mondo perfetto va progressivamente in frantumi. Il denaro, come spesso accade, muove tutto.
La dote di Rosina non è soltanto un elemento narrativo: è la manifestazione di un pensiero borghese che trasforma anche l’amore in un calcolo costi-benefici. Il tempo è quello del gioco teatrale, tutto si accelera, slitta, si deforma. Figaro lo attraversa come un personaggio ‘ibrido’, capace di muoversi dentro e fuori la storia. La comicità poi è tutta una questione di timing: Rossini riesce ad infonderla nella musica in un modo geniale. Alla regia spetta il compito di entrare in dialogo con essa. […] Uno degli aspetti fondamentali della nostra lettura è quello metateatrale perché nel capolavoro rossiniano esistono troppi riferimenti metateatrali per essere ignorati. Basti pensare a quante volte è citata dai personaggi l’opera stessa, L’inutil precauzione».
«Nell’opera di Rossini esistono troppi riferimenti
metateatrali per ignorarli – aggiunge Grazzini – basti pensare a quante volte è citata dai personaggi l’opera stessa: L’inutil precauzione. Rappresentare il Barbiere in chiave metateatrale significa innanzitutto mostrare al
pubblico che il mondo in cui è ambientata la storia è finto. Un altro elemento che attraversa l’opera e che abbiamo voluto tematizzare è la follia, l’imprevedibile alternanza delle situazioni e la varietà del gioco teatrale che porta nel finale primo “il cervello poverello” dei personaggi e degli spettatori a “confondersi” e ad “impazzar”».
Le recite sono precedute – circa 45 minuti prima dell’inizio – da una breve presentazione dell’opera nel Foyer del Comunale Nouveau.
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
RETERICERCA (Leggi tutti i comunicati)
47838
[email protected]
3338333284




