Comunicati Stampa
Trasporti
Trasporti
DIVIETI DI CIRCOLAZIONE: ancora una volta, per insipienza e colpevole disprezzo del loro ruolo sociale e dei loro diritti, l'autotrasporto ed i conducenti dei veicoli pesanti sono trattati come carne da cannone
La III sezione del TAR del Lazio ha imposto al Ministro di adeguare il proprio Decreto sui divieti alla circolazione per i veicoli di oltre 7,5 ton. Tuttavia, se è vero che l'Ordinanza è del 22 giugno, assolutamente singolare è che il Ministro dei Trasporti solo ieri abbia emanato il Decreto, con cui ha previsto l’introduzione di ulteriori cinque giornate di divieto di cui la prima scatterà già domani, venerdì 22 luglio 2011.
Roma,
(informazione.news - comunicati stampa - trasporti)
La III sezione del TAR del Lazio, con una ordinanza dello scorso 22 giugno, ha imposto al Ministro di adeguare il proprio Decreto sui divieti e le limitazioni alla circolazione fuori dei centri abitati per i veicoli di oltre 7,5 ton.
L'Ordinanza fa seguito alla sentenza dello stesso TAR confermata dael Consiglio di Stato con cui era stata decisa la richiesta del CODACONS, accogliendone le ragioni. Tuttavia, se è vero che l'Ordinanza è del 22 giugno, assolutamente singolare è che il Ministro dei Trasporti solo ieri abbia emanato il Decreto, con cui ha previsto l’introduzione di ulteriori cinque giornate di divieto alla circolazione dei veicoli aventi massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate di cui la prima scatterà già domani, venerdì 22 luglio 2011.
Rispetto al Decreto due sono le considerazioni da fare, una di ordine generale - che vede unanimi le Associazioni dell'autotrasporto nel criticare il Decreto e le sentenze della Giustizia amministrativa - e l'altra di ordine pratico. Vorremmo iniziare da quest'ultima, in quanto riteniamo che essa la dica lunga sulla considerazione che la politica ed il palazzo abbiano dell'autotrasporto e di chi nel settore del trasporto di merci stradale lavora e soprattutto metta in luce quanto sia strumentale il ricorso, ad ogni pié sospinto, al richiamo all’esigenza di salvaguardare la logistica, intesa come arma fondamentale di competitività.
Con la decisione di estendere il divieto comunicata a meno di 24 ore dalla sua attuazione, si impedirà, infatti, a migliaia di autotrasportatori e di conducenti di tornare a casa per il fine settimana, costringendoli, in un Paese in cui sono sostanzialmente assenti le aree di sosta, a bivaccare per un ulteriore interminabile periodo di 8 e più ore senza sicurezza per se stessi, per i propri camion e per le merci che trasportano; con scarsissima possibilità di far ricorso a servizi igienici degni di questo nome e magari avendo come unica compagnia qualche cane randagio o una delle innumerevoli slot machines che sembrano essere il nuovo gadget offerto dallo Stato ad italiani sempre più impoveriti.
Non sarà infatti possibile recuperare, nelle sette ore che separano il nuovo divieto da quello già previsto per il giorno di sabato 23 luglio, la distanza che separa molti dei camion dai loro luoghi di destinazione finale. Ed ancora una volta i più penalizzati si riveleranno i trasportatori del Sud, i più lontani dalle basi di carico e scarico e quelli costretti, mediamente, ai tragitti più lunghi da compiere su strade da percorrere a medie sensibilmente inferiori a quelle del Nord e del Centro Italia. Né sarà possibile utilizzare delle autostrade del mare, le cui navi non sono certamente attrezzate per una crescita improvvisa ed episodica della domanda di traghettamento.
Ma, al di là della scarsissima considerazione che è data a lavoratori i cui diritti non dovrebbero essere considerati di rango inferiore a quelli di qualsiasi altro italiano, c'è poi una considerazione di ordine più generale che le sentenze ed il Decreto portano con sé.
Tali provvedimenti non tengono minimamente conto delle ripercussioni negative che essi produrranno sull’intera economia italiana, già afflitta da una crisi e da una difficoltà competitiva con le altre economie continentali. Secondo alcune stime - che chissà perché vengono fatte valere solo quando i trasportatori minacciano sacrosante proteste sindacali - un giorno di fermo della circolazione dei mezzi pesanti costa, al nostro sistema economico, ben un miliardo e mezzo di euro.
Notiamo, al riguardo, che tutti coloro - ad iniziare dalla grande stampa d'informazione - che sono abituati a stracciarsi le vesti ogni volta che il settore del trasporto stradale di merci entra in agitazione, sono oggi muti e sembrano indifferenti al destino di un'attività che rappresenta, lo si voglia o no, la circolazione arteriosa dell'economia e della stessa vita civile del Paese.
D'altro canto le ulteriori cinque mezze giornate di divieti di circolazione non miglioreranno la sicurezza sulle nostre strade se è vero che le statistiche sull’incidentalità extraurbana dimostrano che i giorni maggiormente a rischio sono proprio quelli in cui non circolano i mezzi pesanti.
Esse avranno come unico effetto quello di far perdere ulteriore competitività al nostro sistema economico rispetto ai principali Paesi europei, dove le imprese possono lavorare in media ben tre mesi in più all’anno visto che o i divieti non esistono oppure sono fissati in misura notevolmente inferiore rispetto all’Italia, mentre l'ipotesi, caldeggiata dalle Associazioni del settore, di un unico Calendario europeo degli stop alla circolazione dei veicoli pesanti si è sempre infranto contro i veti di questo o di quel Paese dell'Unione.
Il Decreto non è ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - si dice che lo sarà ad horas - e non sappiamo se siano possibili ritocchi in corsa. Addirittura, ove il Decreto non dovesse essere pubblicato in tempo utile, ovvero nella Gazzetta del 21/07/2011, il provvedimento non avrebbe alcun valore almeno per il divieto del 22 luglio e si tratterebbe, a quel punto, di valutare conseguenze e danni di quello che ben potrebbe configurarsi, a tutti gli effetti, come "procurato allarme". Ci domandiamo però - e soprattutto vorremmo domandare al Ministro Matteoli ed al Sottosegretario Giachino - se almeno per la giornata del 22 luglio non sia possibile prevedere un'estensione delle possibilità di rientro presso le proprie basi abituali dei veicoli che siano in viaggio al momento dell'entrata in vigore del nuovo divieto. Soprattutto quando essi si trovino a poter raggiungere, nel rispetto delle norme attuali sulla sicurezza della circolazione e quelle sulle ore di guida e di riposo degli autisti, i luoghi di destinazione entro le ore 7 di sabato 23 luglio.
L'Ordinanza fa seguito alla sentenza dello stesso TAR confermata dael Consiglio di Stato con cui era stata decisa la richiesta del CODACONS, accogliendone le ragioni. Tuttavia, se è vero che l'Ordinanza è del 22 giugno, assolutamente singolare è che il Ministro dei Trasporti solo ieri abbia emanato il Decreto, con cui ha previsto l’introduzione di ulteriori cinque giornate di divieto alla circolazione dei veicoli aventi massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate di cui la prima scatterà già domani, venerdì 22 luglio 2011.
Rispetto al Decreto due sono le considerazioni da fare, una di ordine generale - che vede unanimi le Associazioni dell'autotrasporto nel criticare il Decreto e le sentenze della Giustizia amministrativa - e l'altra di ordine pratico. Vorremmo iniziare da quest'ultima, in quanto riteniamo che essa la dica lunga sulla considerazione che la politica ed il palazzo abbiano dell'autotrasporto e di chi nel settore del trasporto di merci stradale lavora e soprattutto metta in luce quanto sia strumentale il ricorso, ad ogni pié sospinto, al richiamo all’esigenza di salvaguardare la logistica, intesa come arma fondamentale di competitività.
Con la decisione di estendere il divieto comunicata a meno di 24 ore dalla sua attuazione, si impedirà, infatti, a migliaia di autotrasportatori e di conducenti di tornare a casa per il fine settimana, costringendoli, in un Paese in cui sono sostanzialmente assenti le aree di sosta, a bivaccare per un ulteriore interminabile periodo di 8 e più ore senza sicurezza per se stessi, per i propri camion e per le merci che trasportano; con scarsissima possibilità di far ricorso a servizi igienici degni di questo nome e magari avendo come unica compagnia qualche cane randagio o una delle innumerevoli slot machines che sembrano essere il nuovo gadget offerto dallo Stato ad italiani sempre più impoveriti.
Non sarà infatti possibile recuperare, nelle sette ore che separano il nuovo divieto da quello già previsto per il giorno di sabato 23 luglio, la distanza che separa molti dei camion dai loro luoghi di destinazione finale. Ed ancora una volta i più penalizzati si riveleranno i trasportatori del Sud, i più lontani dalle basi di carico e scarico e quelli costretti, mediamente, ai tragitti più lunghi da compiere su strade da percorrere a medie sensibilmente inferiori a quelle del Nord e del Centro Italia. Né sarà possibile utilizzare delle autostrade del mare, le cui navi non sono certamente attrezzate per una crescita improvvisa ed episodica della domanda di traghettamento.
Ma, al di là della scarsissima considerazione che è data a lavoratori i cui diritti non dovrebbero essere considerati di rango inferiore a quelli di qualsiasi altro italiano, c'è poi una considerazione di ordine più generale che le sentenze ed il Decreto portano con sé.
Tali provvedimenti non tengono minimamente conto delle ripercussioni negative che essi produrranno sull’intera economia italiana, già afflitta da una crisi e da una difficoltà competitiva con le altre economie continentali. Secondo alcune stime - che chissà perché vengono fatte valere solo quando i trasportatori minacciano sacrosante proteste sindacali - un giorno di fermo della circolazione dei mezzi pesanti costa, al nostro sistema economico, ben un miliardo e mezzo di euro.
Notiamo, al riguardo, che tutti coloro - ad iniziare dalla grande stampa d'informazione - che sono abituati a stracciarsi le vesti ogni volta che il settore del trasporto stradale di merci entra in agitazione, sono oggi muti e sembrano indifferenti al destino di un'attività che rappresenta, lo si voglia o no, la circolazione arteriosa dell'economia e della stessa vita civile del Paese.
D'altro canto le ulteriori cinque mezze giornate di divieti di circolazione non miglioreranno la sicurezza sulle nostre strade se è vero che le statistiche sull’incidentalità extraurbana dimostrano che i giorni maggiormente a rischio sono proprio quelli in cui non circolano i mezzi pesanti.
Esse avranno come unico effetto quello di far perdere ulteriore competitività al nostro sistema economico rispetto ai principali Paesi europei, dove le imprese possono lavorare in media ben tre mesi in più all’anno visto che o i divieti non esistono oppure sono fissati in misura notevolmente inferiore rispetto all’Italia, mentre l'ipotesi, caldeggiata dalle Associazioni del settore, di un unico Calendario europeo degli stop alla circolazione dei veicoli pesanti si è sempre infranto contro i veti di questo o di quel Paese dell'Unione.
Il Decreto non è ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - si dice che lo sarà ad horas - e non sappiamo se siano possibili ritocchi in corsa. Addirittura, ove il Decreto non dovesse essere pubblicato in tempo utile, ovvero nella Gazzetta del 21/07/2011, il provvedimento non avrebbe alcun valore almeno per il divieto del 22 luglio e si tratterebbe, a quel punto, di valutare conseguenze e danni di quello che ben potrebbe configurarsi, a tutti gli effetti, come "procurato allarme". Ci domandiamo però - e soprattutto vorremmo domandare al Ministro Matteoli ed al Sottosegretario Giachino - se almeno per la giornata del 22 luglio non sia possibile prevedere un'estensione delle possibilità di rientro presso le proprie basi abituali dei veicoli che siano in viaggio al momento dell'entrata in vigore del nuovo divieto. Soprattutto quando essi si trovino a poter raggiungere, nel rispetto delle norme attuali sulla sicurezza della circolazione e quelle sulle ore di guida e di riposo degli autisti, i luoghi di destinazione entro le ore 7 di sabato 23 luglio.
Per maggiori informazioni
Ufficio Stampa
Mauro Sarrecchia
Transfrigoroute Italia Assotir (Leggi tutti i comunicati)
Via Santa Caterina Albanese 14
00173 Roma Italia
ufficiostampa@assotir.it
+39 3356103350
Transfrigoroute Italia Assotir (Leggi tutti i comunicati)
Via Santa Caterina Albanese 14
00173 Roma Italia
ufficiostampa@assotir.it
+39 3356103350
Allegati
Non disponibili