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Martedì 24 marzo 2026 In collaborazione con Rainews riceviamo e pubblichiamo il link della seguente news. Opinione ringrazia l’editore per la partnership multimediale. /// Il petrolio torna a salire, Brent sopra i 101 dollari al barile, un 2% in più rispetto a ieri Link alla notizia
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Il prezzo del petrolio Brent ha superato nuovamente i 100 dollari al barile, il giorno dopo essere crollato di oltre il 10% in seguito alla decisione del presidente statunitense Donald Trump di rinviare ulteriori attacchi contro l'Iran dopo colloqui "molto positivi". Nelle prime contrattazioni asiatiche, il Brent è salito del 2,9% a 102,84 dollari mentre il West Texas Intermediate ha registrato un balzo del 3,5% a 91,20…
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NEW YORK NEW YORK. Il petrolio chiude in netto rialzo a New York, dove le quotazioni salgono del 4,79% a 92,35 dollari al barile. Intanto sui carburanti interviene anche il presidente americano: "L'Iran ci ha fatto un grande regalo sul petrolio e il gas", ha detto Donald Trump alla Casa Bianca sottolineando che Teheran vuole fare "disperatamente" un accordo. "Stiamo trattando con l'Iran. E le trattative coinvolgono fra gli altri anche il segretario di Stato Marco Rubio e il…
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PECHINO Il prezzo del petrolio Brent è risalito sopra i 100 dollari al barile, all'indomani di un crollo superiore al 10% in seguito alla decisione di Donald Trump di rinviare nuovi attacchi contro l'Iran, dopo aver definito "ottimi" i colloqui con Teheran. Il Brent è salito del 2,9% a 102,84 dollari, mentre il West Texas Intermediate ha registrato un balzo del 3,5% a 91,20 dollari. .
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Mattinata positiva per il Crude Oil future (scadenza maggio 2026), che ha provato un’iniziale escursione oltre la soglia psicologica dei 100 dollari, salvo poi tornare parzialmente sui suoi passi: il quadro tecnico si conferma costruttivo, anche se nelle ultime sedute la dinamica è stata di fatto neutrale, all’interno di un trading range delimitato superiormente proprio dalla barriera a quota 100 e inferiormente dal supporto a quota 93.
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Il prezzo del petrolio greggio WTI arretra ancora e si stabilizza sotto il livello intermedio di 95 dollari. Da qui potrà partire un nuovo allungo o un graduale arretramento, che ritengo sarà piuttosto limitato. Il gas rimane invece piatto.
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C’è un paradosso che molti investitori stanno osservando con crescente perplessità nelle ultime settimane. Il petrolio è salito di circa il 40% in pochi giorni, i rendimenti obbligazionari sono tornati a salire, le valute dei mercati emergenti sono sotto pressione, gli spread creditizi si stanno allargando e la volatilità media delle principali classi di attivo è tornata sui livelli osservati durante i momenti più tesi dello scorso anno.
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È la guerra a dominare il sentiment del mercato. La scorsa ottava ha visto come unico barometro del rischio il petrolio, con i suoi balzi in avanti che si sono immediatamente tradotti in crolli dei mercati. Per la prima volta da metà giugno 2022 le quotazioni del WTI si sono portate sopra la soglia dei 100 dollari, arrivando a raddoppiare i valori di fine 2025. Il chiaro clima di risk off ha così impattato negativamente sui mercati azionari, con la volatilità che è tornata a farla da padrone.
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