DONA ORA Era il 2019 ma sembra un secolo fa. Era l’anno del lancio della sfida industriale e tecnologica per la neutralità climatica entro il 2050, per ridurre le emissioni del 55% entro il 2030, per rilanciare settori industriali e produttivi a partire dall’energia e dai trasporti con regole, misure di finanza sostenibile, riforme legislative e investimenti per la crescita. C’era una volta il continente che puntava forte sulla competizione globale…
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Approfondimenti:
Non è un’inversione col freno a mano lungo uno dei tornanti del Col De Turini, ma la recente decisione dell’Unione europea è comunque un segnale di deviazione dalle intenzioni originarie. Diciamo un destra 3 su sterrato con salto, per rimanere in tema di rally. Lo stop alla produzione di veicoli a benzina e diesel previsto per il 2035 e in seguito ipotizzato al 2040, in sostanza, non esiste più. Questo significa una cosa molto precisa: il futuro dell’auto in Europa non sarà solo elettrico.
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Il definitivo superamento del divieto di vendita delle auto con motori termici nel 2035 non è un passo indietro sulla transizione ecologica, ma un atto di responsabilità verso l’Europa reale. È la risposta a un errore di impostazione che rischiava di colpire al cuore l’industria automobilistica, l’occupazione e le famiglie, senza garantire benefici ambientali proporzionati. Oggi, grazie alla revisione proposta dalla Commissione europea a seguito delle forti pressioni esercitate dal gruppo Ppe, si apre finalmente una stagione di maggiore realismo.
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