Borgo Vercelli — «Spero che dopo quello che è successo venga fuori una giustizia. Intendo dire una verità. Che si capisca la verità. Il come, il dove, il quando e il cosa è accaduto esattamente. Perché tutto questo serve. A quei ragazzi. A noi. E a mio marito che per primo era là, sul binario con loro. E non c’entra niente». Carmen Capellupo è la moglie di Andrea Gibin, 53 anni, caposquadra della…
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“Sono salvo grazie a un martello”: sono le parole di Andrea Girardin Gibin, caposquadra del gruppo di cinque operai deceduti nell’incidente di Brandizzo la sera del 30 agosto, indagato insieme ad un collega per per omicidio plurimo e disastro ferroviario con dolo eventuale. Dalle sue parole emerge la consapevolezza di essere andati tanto vicini alla morte ed essere salvi solo grazie ad un puro caso, una fatalità.
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Andrea Girardin Gibin ha 52 anni, è un dipendente della ditta Sigifer e la notte della strage di Brandizzo era caposquadra per i lavori di sostituzione dei binari. Ai suoi ordini c’erano cinque uomini, che sotto la sua supervisione hanno cominciato a lavorare nonostante il referente di Rfi Antonio Massa non avesse ricevuto l’autorizzazione a operare dalla dirigente di…
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Strage Brandizzo, il caposquadra superstite, Andrea Girardin Gibin: “Io, salvo grazie a un martello”
Il caposquadra è l’unico degli operai sopravvissuto all’incidente ferroviario. Risulta indagato per per omicidio plurimo e disastro ferroviario con dolo eventuale insieme al tecnico Antonio Massa. Quella sera del 30 agosto si è salvato grazie alle parole di un collega, che ne richiamò l’attenzione, in cerca di un martello...
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«Sono vivo per un martello». In questa frase, pronunciata dal caposquadra della Sigifer Andrea Girardin Gibin, è racchiusa la consapevolezza di un uomo che conosce i rischi del proprio mestiere e realizza di aver sfidato il destino. «Stavamo lavorando sui binari. Uno dei ragazzi mi ha chiesto di passargli un martello. Così mi sono sollevato e ho fatto due passi. È stato in quel momento che ho visto i fari del treno, d’istinto sono…
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«Anche io ho visto la morte in faccia come quei 5 poveri ragazzi. Solo per un miracolo oggi sono qui a raccontarlo e a dirvi che c’è un motivo unico se ancora oggi i lavoratori vengono mandati a rischiare la vita sui binari: i soldi». Gennaro Marcello, 45 anni, è un manutentore ferroviario. Anzi, per meglio dire, lo era. Perché poco più di un anno fa, a Salussola, è stato vittima di un incidente che presenta molte analogie con quello costato la vita a 5…
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Alla stazione di Brandizzo, nel Torinese, teatro della morte di cinque operai al lavoro sui binari, travolti da un treno, è andata oggi la commissione parlamentare sulle condizioni del lavoro. Per dare giustizia a Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorbillo, Giuseppe Lombardo e Giuseppe Aversa, ma anche per verificare le condizioni di sicurezza generali, le procedure, subappalti compresi. L'altro fronte, quello giudiziario, ha visto arrivare in Procura a Ivrea nel pomeriggio Francisco Martinez, 22 anni, collega…
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I telefoni cellulari di due delle cinque delle vittime dell'incidente di Brandizzo sono tra gli elementi che verranno presi in esame dalla Procura di Ivrea (Torino) per valutare perché un treno li ha travolti e uccisi mentre lavoravano sui binari. I telefonini sono quelli di Giuseppe Aversa, 49 anni, e di Giuseppe Lombardo, 52 anni. Tra il materiale sequestrato per il fascicolo seguito dalle pm Giulia…
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Tragedia operai, le frasi shock dal video ▷ Meluzzi: "Quella croce presagio di sventura ma non solo"
Lo scorso 30 agosto è accaduta un’altra, l’ennesima tragedia sul posto di lavoro. Cinque operai hanno perso la vita alla stazione ferroviaria di Brandizzo, travolti da un treno mentre effettuavano lavori sui binari. Una tragedia che ha destato scalpore e molti leciti dubbi circa la sicurezza sul lavoro in Italia, che con episodi di questo calibro, non poco frequenti, non smette di stupire, ma in negativo.
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Di Antonio Jr. Orrico Non è finita qui. Anzi, appare solamente cominciata l’inchiesta relativa alla strage di Brandizzo, dove cinque operai sono stati travolti e uccisi da un treno mentre lavoravano. A parlare, ora, è un ex dipendente della Sigifer di Borgo Vercelli, ditta per cui lavoravano i cinque uomini. Quest’ultimo non ha nascosto la sua rabbia nei confronti delle condizioni lavorative in cui l’azienda metteva gli operai, e ha quindi confermato quanto espresso dagli inquirenti.
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Ivrea — «Ogni tanto mi attaccavo con i capi. Dicevo che non volevo salire sui binari se non c’era l’interruzione del servizio. E i capi mi chiamavano peperoncino. Dicevano che saltavo sempre su. Non era solo Massa. Atri tecnici Rfi autorizzavano i lavori anche senza permesso. Ci mandavano a salire sui binari per fare in fretta e aumentare il lavoro». Una collezione di precedenti. Di procedure violate.
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"Abbiamo confermato quello che avevamo già detto, cioè che si lavorava anche senza autorizzazioni". A dirlo, uscendo dalla Procura di Ivrea, è stato oggi Antonio Veneziano, un ex dipendente della Sigifer di Borgo Vercelli. La stessa ditta dei cinque operai travolti da un treno mentre lavoravano a Brandizzo, nel Torinese, per cambiare dei binari, nella notte…
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