Mentre l’accordo fra Usa e Iran è ancora in bilico, il mondo fa i conti con la chiusura dello Stretto di Hormuz scoprendosi, ancora una volta, fragile e ricattabile. I numeri sono da capogiro: oltre mille navi bloccate, con un valore delle merci stimato in oltre 23,7 miliardi di euro, un danno per l’economia europea valutato per difetto in 500 milioni di euro al giorno. Non poteva essere altrimenti: lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi obbligati del commercio mondiale.
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Inoltre, lamentano gli operatori riuniti a Tuttofood, il blocco rischia di scaricare sulle campagne europee e sui listini dei beni agroalimentari una nuova ondata di rincari, speculazioni e instabilità. "Queste tensioni, con ricadute su energia, imballaggi, packaging e approvvigionamento di alcune materie prime strategiche come i fertilizzanti, stanno incidendo negativamente su tutta la catena del valore agroalimentare", ha avvertito il presidente di…
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– Costi in aumento, domanda debole e filiere che si accorciano. Le notizie del primo trimestre – si apprende – raccontano un settore che non ha ancora trovato un punto di stabilità. La guerra in Iran – fra cessate il fuoco debolissimi, trattative fallite e minacce di ripresa dei bombardamenti – sta acuendo la crisi nel settore moda, con un impatto profondo su lusso e sportswear dovuto all’impennata dei costi del petrolio (con riflessi su carburanti) e il crollo…
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Crescita a rischio e inflazione in rialzo, con il timore di scenari estremi che ricordano da vicino quanto successo nel 2022-2023. Se la Bce vede nero sul futuro dell’eurozona a causa della guerra in Medio Oriente, c’è chi invece stima già gli effetti sul presente e, in particolare, quelli sulle navi ferme nel Golfo. Partiamo dalla Bce: nel giorno in cui emerge la possibilità di due tagli dei tassi nel 2026, l’anticipazione del bollettino economico evidenzia il rischio che uno shock simultaneo nei…
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Da diverse settimane sia l’Iran che gli Stati Uniti stanno strumentalizzando lo Stretto di Ormuz - punto nevralgico dei flussi commerciali mondiali -, minacciando di bloccarlo o di imporre un pedaggio. È l’occasione per rendersi conto di quanto gli Stati che si affacciano sulle vie di comunicazione marittime più importanti godano di un vantaggio strategico fondamentale.
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Il punto che rende la crisi così pericolosa è che nessuno degli attori principali può permettersi facilmente di arretrare. Gli Stati Uniti non possono riconoscere apertamente che la pressione militare non ha piegato l’Iran. Israele non può accettare che Teheran esca rafforzata da uno scontro regionale. Le monarchie del Golfo non possono ammettere che la loro sicurezza dipenda ormai anche dal consenso iraniano.
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La sicurezza marittima contemporanea sta attraversando una trasformazione radicale, definita dalla convergenza tra operazioni cinetiche tradizionali e sofisticate tattiche di guerra ibrida. Lo Stretto di Hormuz, punto di strozzatura vitale attraverso il quale transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio e un quarto del commercio marittimo globale di greggio, è divenuto il laboratorio principale per l’applicazione di queste nuove dottrine di scontro.
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