Roma, 26 gen. – “Non avremmo mai pensato di celebrare il 27 gennaio dopo quanto è avvenuto il 7 ottobre in Israele, e ancora di più dopo che in tutto il mondo è risorto un antisemitismo che sembrava sconfitto. Perfino da noi, a Roma, sono state profanate le pietre d’inciampo che ricordano i nostri cari strappati alle loro case e deportati nei campi. Più che amarezza, c’è senso di angoscia nel vedere che hanno ripreso forma gli incubi di un tempo”.
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Spagnoletto Segue dalla prima D’altronde, il numero degli ebrei del vecchio continente continua a diminuire di anno in anno e fra le ragioni continua a essere consistente il senso di incertezza e insicurezza dovuta alla recrudescenza dell’antisemitismo dalle mille sfaccettature. Pregiudizio che si alimenta con tanti rivoli. Quest’anno, la data cade nel pieno della guerra scoppiata dopo l’eccidio perpetrato dai terroristi di Hamas di circa 1.300…
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Feggi Ogni giorno è il giorno di qualcosa, col rischio che le ricorrenze diventino un rito che si ripete più o meno stancamente ogni anno. Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, voluto dallo Stato italiano ancor prima che le Nazioni Unite ne fissassero la data il giorno della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz il 27 gennaio del 1945. Ho detto più o meno stancamente perché purtroppo, al di là delle commemorazioni di rito, durante l’anno si tende a dimenticare di che cosa sia stato capace, unico fra le specie…
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Proprio Liliana Segre è stata intervistata recentemente dalla RSI, alla trasmissione “Strada Regina”, a proposito dei ben noti silenzi di Pio XII, dei quali si parla da decenni e su cui stanno emergendo nuovi dati grazie all’apertura degli archivi vaticani. La senatrice, che ha incontrato il Papa al suo ritorno dal lager, avrebbe voluto da parte sua un gesto simbolicamente forte come il bagno di folla del 19 luglio 1943 nel quartiere bombardato di San Lorenzo
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Centro-Don Milani': la Giornata della memoria 2024, contro il silenzio e l'ipocrisia - Reportpistoia
“Mi sono convinto che il ruolo d’Israele come centro unificatore dell’ebraismo adesso – sottolineo l’“adesso”– è in una fase di eclissi. Bisogna quindi che il baricentro dell’ebraismo si rovesci, torni fuori d’Israele, torni fra noi ebrei della Diaspora che abbiamo il compito di ricordare ai nostri amici israeliani il filone ebraico della tolleranza”. Primo Levi (Intervista del 1984) PISTOIA – La Giornata della memoria – che ricorda la Shoah, lo…
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Nell’ultima pagina di Se questo è un uomo, Primo Levi ci ha lasciato una sentenza lapidaria: “Parte del nostro esistere ha sede nelle anime di chi ci accosta: ecco perché è non-umana l’esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo”. Vi si può rilevare lo sforzo di cogliere il senso del radicalmente insensato: lo sterminio pianificato freddamente e scientificamente del popolo ebraico, il più orrendo misfatto della storia.
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