"Viva l'Italia antifascista", parla giornalista del grido alla Scala 09 dicembre 2023 Roma, 9 dic. - "Dopo la mia dichiarazione pubblica durante il primo atto in prima galleria alla Scala al buio sono stato avvicinato da un personaggio che aveva quel modo di fare che ho intuito immediatamente essere un agente in borghese. Lui ha capito che ero allarmato e mi ha fatto segno di stare tranquillo che non c'era niente di grave.
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Lilli Gruber definisce “Polizia Politica” l’operato della Digos di Milano per l’identificazione del giornalista Marco Vizzardelli alla Scala di Milano. Romano (SIULP): “Definizione preoccupante se fatta in modo superficiale. Se voluta, parole invece pericolose ed offensive”. Durante la prima alla Scala di Milano, il giornalista Marco Vizzardelli, dopo aver urlato “Viva l’Italia antifascista”, è stato identificato dalla Digos subito dopo l’esecuzione dell’inno di Mameli.
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Poche ore prima Marco Vizzardelli aveva agitato la Prima del Don Carlo alla Scala urlando dal loggione "viva l'Italia anti-fascista" come protesta contro la presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa nel palco reale del Piermarini, accanto alla senatrice a vita Liliana Segre e al sindaco di Milano Beppe Sala. Quindi, a velocità record, il melomane con la passione per la politica (o viceversa?) è l'ospite d'onore di Lilli Gruber a Otto e mezzo, su La7
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Milanese, 65 anni, giornalista esperto di equitazione, Marco Vizzardelli da giovedì è il loggionista più famoso d'Italia. Intervistato da siti e agenzie, ha raccontato come la Digos gli abbia chiesto le generalità dopo che lui ha urlato alla Prima della Scala «Viva l'Italia antifascista». Ieri ha rincarato la dose: «Trovo un po' inquietante che io sia stato identificato, non può non venirmi il dubbio che siamo alla soglia di uno stato parafascista».
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Alla fine la vera sorpresa del Sant'Ambrogio alla Scala è stato il calo di voce a metà «Don Carlo» del basso Michele Pertusi (Filippo II), perché l'acuto del disturbatore antifascista dal loggione era troppo scontato. E servito sul vassoio dal sindaco Giuseppe Sala che da giorni aizzava la polemica sulla presenza del presidente del Senato Ignazio La Russa come massima carica dello Stato nella poltrona al centro del palco reale.
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MILANO. Alla fine la politica si è presa comunque la scena. Il giorno dopo Sant’Ambroeus, archiviate in un amen le critiche sulla regia del Don Carlo, i commenti e le polemiche sono tutti per l’urlo «Viva l’Italia antifascista» lanciato dai piani alti del teatro e soprattutto per la successiva identificazione da parte della Digos del suo autore, il giornalista e loggionista Marco Vizzardelli. Con…
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Milano I due eroi della Prima della Scala 2023 sono il soprano Anna Netrebko e il loggionista Marco Vizzardelli. La prima, applauditissima, ha interpretato Elisabetta nel Don Carlo diretto da Riccardo Chailly. Il secondo ha gridato “Viva l’Italia antifascista” dal loggione, dopo l’inno nazionale, ed è stato subito identificato dalla Digos. “Ne sono fiero”, racconta …
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«Lo rifarei, senza dubbio». È convinto Marco Vizzardelli, giornalista e appassionato melomane. Passa metà del suo tempo in giro per i teatri di tutto il mondo a seguire l’opera lirica. Ne scrive su siti specializzati e la prima volta che è stato alla Scala, che lui ricordi, è stato per La Valchiria di Sawallisch-Ronconi, che ha debuttato al teatro scaligero nel 1974. Nell’altra metà del suo tempo, si occupa di cavalli, perché appassionato non solo di gorgheggi, ma anche di ippica
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Come il coro è un elemento vitale di tante drammaturgie operistiche, la protesta corale è una delle componenti essenziali del colossal che va in scena ogni anno da quasi tre quarti di secolo in occasione dell’inaugurazione della stagione del Teatro alla Scala di Milano il 7 dicembre. Non parliamo del colossal allestito sul palcoscenico, quest’anno il Don Carlo di Verdi, ma del colossal che, nel teatro progettato da Giuseppe Piermarini in stile neoclassico, quello che per definizione celebra la ricchezza nei…
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Parto dalla questione del loggionista della Scala, vicenda che - vi giuro - pensavo si fosse conclusa ieri sera. Invece oggi Repubblica ha regalato a tal Marco Vizzardelli, 65anni, giornalista, simpatico loggionista, antifascista, la sua giornata di gloria. Dopo Carola Rackete, Aboubakar Soumahoro e Mimmo Lucano ecco a voi il nuovo martire della sinistra, vessato dal regime poliziesco brutto e cattivo che ha osato (che scandalo!) chiedergli i documenti per identificarlo.
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Marco Vizzardelli, 65 anni, giornalista, appassionato melomane è l'uomo del giorno. Il suo grido “Viva l'Italia antifascista” alla Prima della Scala subito dopo l'inno di Mameli è richieggiato ben oltre il Piermarini. La sua, dice, è stata l'espressione di un disagio.
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Il Don Carlo di Verdi è molte cose. E’ anche la sfida al potere di un tiranno. Del resto il grande compositore di Roncole aveva nel suo stesso cognome l’ideale di libertà. Lo sapevano i patrioti risorgimentali che lo gridavano forte: viva Verdi, viva cioè Vittorio Emanuele Re d’Italia. L’aspirazione ad un paese libero dall’invasore e finalmente unito. Quel grido al termine dell’esecuzione dell’inno nazionale nel teatro tanto amato da Verdi, ci ha riportato ad un tempo in cui l’arte e gli artisti erano soprattutto espressione di libertà.
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Abbiamo chiesto a Pasquale Griesi, segretario Fsp Polizia di Stato, cosa pensa della identificazione del loggionista alla Scala per aver urlato “viva l’Italia antifascista”. Ecco la sua risposta. Lo spettacolo è terminato, potete tornare a casa in serenità, mentre uomini e donne della Polizia di Stato continueranno a svolgere il proprio lavoro 24h su 24h, sia nei festivi che nei feriali. Sul caso del Teatro alla Scala, qualcosa non torna.
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'Viva l'Italia antifascista'. Marco Vizzardelli, il loggionista identificato dalla Digos dopo aver gridato la frase alla Scala, non ha dubbi il giorno dopo: "Pentito? Neanche un po', la ridirei. Non posso non andare in imbarazzo davanti a un La Russa, a un presidente del Senato che si tiene in casa determinate cose e dice determinate cose. Non c'era niente di preparato, è una frase che mi è uscita con il pilota automatico dopo l'inno di Mameli, tra l'altro in maniera…
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Il pugnace animo antifascista del Pd e della sinistra si mette in moto grazie al "loggionista" solitario della Scala di Milano - Marco Vizzardelli-. Che dopo l'Inno di Mameli ha gridato: "Viva l’Italia antifascista”, un attimo, pochi secondi prima dell’inizio del “Don Carlo”. E' intervenuta la Digos che ha
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Dopo l’identificazione di Marco Vizzardelli, il loggionista che ieri alla prima della Scala di Milano dopo l’inno di Mameli ha urlato “Viva l’Italia antifascista”, sono in molti sui social a chiedersi cosa sia la Digos, il reparto della polizia di Stato che, per l’appunto, ha proceduto all’identificazione dello spettatore del teatro meneghino. Cos’è la Digos Dietro all’acronimo Digos si cela il …
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Web Non si aspettava tutto questo clamore il giornalista esperto di equitazione e di opera lirica Marco Vizzardelli, il loggionista identificato ieri alla Prima della Scala dalla Digos, «perché dire che l'Italia è antifascista è lapalissiano oltre che costituzionale. Non mi aspettavo proprio tutto questo can can». Vizzardelli spiega che il suo è stato «lo sfociare logico di tutta una riflessione precedente» e che «alla Scala si sono sentite e dette cose ben peggiori.
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Partiamo dall’episodio. Marco Vizzardelli, 65 anni, giornalista e melomane appassionato, loggionista, amico di chi scrive. Cosa ti è venuto in mente di gridare «Viva l'Italia antifascista» alla Prima della Scala subito dopo l'esecuzione dell'inno nazionale?«A dire il vero non ho gridato, l’ho detto ad alta voce. Mi inquietava la composizione di…
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