Le associazioni che si occupano di povertà lanciano l’allarme al governo: l’aumento dei costi energetici e dell’inflazione, dovuti alla guerra nel Golfo, rischiano di far crescere il numero dei vulnerabili in Europa e in Italia. Secondo il Cilap (Collegamento italiano per la lotta alla povertà) il conflitto potrebbe avere impatti nefasti su 18 milioni di persone a rischio povertà nell’Unione Europea, di cui 4 milioni in più in Italia, rispetto agli attuali 13,5 milioni già a rischio.
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Il migliore inizio di giornata per la politica è sempre un bagno di realtà. Quella vera, non quella costruita con la propria immaginazione. Sarebbe bene non dimenticarsi mai che l’economia mondiale del 2025 ha chiuso l’anno a un ritmo di espansione segnato da una velocità fortemente ridotta. Ancora prima della guerra in Iran il prodotto interno lordo americano mette a segno nel quarto trimestre una striminzita crescita dello 0,16%.
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La nota sull’andamento dell’economia italiana, appena pubblicata dall’Istat, non può fare a meno di ragionare sul futuro dell’economia globale, in virtù degli effetti dell’aggressione statunitense e israeliana all’Iran. Mentre il PIL italiano, nell’ultimo trimestre del 2025, segna aumenti irrisori (lo 0,3%), l’impennata dei prezzi del petrolio e la frenata della produzione industriale accendono i riflettori su un 2026 che si preannuncia a dir poco complesso.
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