«Prima le auto, poi tutto il resto». La frase di Donald Trump sui dazi Usa che dal 2 aprile potrebbero essere imposti all’Unione Europea fa tremare. Già il movimento automobilistico ne risente, ma cosa significa quel «tutto il resto»? E anche la Calabria rischia di restare coinvolta, più di quanto si immagini. Stando ai dati Istat sviluppati poi da Sace, il gruppo controllato dal Ministero dell'Economia e della Finanza…
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Preoccupati ma convinti che la partita sia ancora tutta da giocare. Così, per voce dei loro rappresentanti di categoria, gli agricoltori lodigiani dopo l’apertura di Trump di un altro fronte della “sua” guerra commerciale: l’agroalimentare.
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Introduzione I dazi verso Canada e Messico varati dagli Stati Uniti ed entrati ieri ufficialmente in vigore, rischiano di causare a regime un effetto domino su tutto il comparto dell'automotive. In questo caso arriverebbero ripercussioni, per recuperare le perdite subite, anche sulle autovetture e sulla componentistica commercializzate in Italia
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L’export agroalimentare italiano negli Stati Uniti lo scorso anno ha superato i 7,8 miliardi di euro. Un dazio del 25% sulle esportazioni italiane potrebbe costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro in più. Il costo per le singole filiere sarebbe di quasi 500 milioni solo per il vino, circa 240 milioni per l’olio d’oliva, 170 milioni per la pasta, 120 milioni per i formaggi, secondo le stime di Coldiretti
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Il discorso del presidente al Congresso: "Se ci tengono fuori dai loro mercati, terremo loro fuori dai nostri" "Adesso tocca a noi". Donald Trump dichiara la 'guerra dei dazi' annunciano l'introduzione di tariffe reciproche a partire dal 2 aprile. Il presidente degli Stati Uniti fissa i paletti oggi nel discorso al Congresso sullo Stato dell'Unione. Nessuna schiarita, in particolare con il Canada: rapporti tesissimi e escalation commerciale in vista.
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La guerra commerciale del secolo parte in tutta la sua durezza. Il botta e risposta tra Donald Trump e Justin Trudeau ha dato ieri solo un assaggio di quella che potenzialmente può essere un’escalation senza fine e senza esclusione di colpi in cui hanno tutti da perdere. Lo hanno capito anche i mercati. Fino al punto che l’indice S&P 500 Usa, dopo un’apertura in netto calo e il recupero sul finale, ha bruciato per intero la preziosa dote post-elezioni: 3.400 miliardi di dollari di rally accumulati dal 5 novembre…
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