Il momento non aiuta. Gli attacchi all’Iran e le risposte del regime di Teheran moltiplicano preoccupazione e allarme. E, di sicuro, le ultime due settimane di campagna referendaria acuiscono distanze e contrapposizioni. Eppure, non mancano occasioni né spiragli perché – volendolo – prevalga un qualche dialogo tra maggioranza e opposizione. Non è mai accaduto in questa legislatura, ma sarebbe ora. Il copione non cambia.
Leggi
In direzione contraria – Petrolio, gas, inflazione: Trump e Netanyahu attaccano l’Iran e noi paghiamo. Meloni, tutte le balle per il Sì al referendum Ogni mattina andiamo alla scoperta delle notizie principali che troverete sul giornale. Una lettura ragionata e critica dell’attualità, del mondo e della politica. Una voce sempre in direzione contraria, e pure…
Leggi
Nel pieno di una crisi che sta incendiando il Medio Oriente e che ha fatto dire al suo ministro della Difesa che siamo mai come oggi sull’orlo dell’abisso, la premier Giorgia Meloni pensa bene di dirottare l’attenzione su altro. È un copione già visto. Sono armi di distrazione che le destre puntualmente usano per uscire dall’angolo e da situazioni di grande imbarazzo. Ieri Meloni lo ha rifatto. Invece di rispondere a chi gli chiede…
Leggi
«Non concordo e non condanno»: il giudizio di Giorgia Meloni sulla guerra in Iran, arrivato peraltro a oltre una settimana dall'attacco e dopo che tutti gli altri leader europei si erano già espressi da tempo, ricorda troppo da vicino l'antico e celebre “né con lo Stato né con le Brigate Rosse” per non diffonder ... Altrimenti, scopri l'abbonamento a te dedicato tra le nostre proposte.
Leggi
Roma, 8 mar. – Cosa c’entra il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura con la crisi in Iran? Apparentemente niente, ma i contraccolpi del conflitto sugli elettori – a due settimane dal voto – agitano Palazzo Chigi e la maggioranza di centrodestra. Al primo piano del palazzo della Presidenza del Consiglio ormai da settimane si compulsano freneticamente i dati dei sondaggi che mostrano da qualche tempo un trend continuo di crescita del “no”, tanto che questa…
Leggi
Non sarà affatto un appuntamento facile per Meloni quello di giovedì in Parlamento. E non solo per gli sviluppi della Guerra nel Golfo, che assumono giorno dopo giorno dimensioni più allarmanti e sottolineando la debolezza della reazione europea, limitata per ora all’intesa difensiva tra Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia. Con la Spagna ufficialmente fuori da ogni accordo tra “Volenterosi”…
Leggi
La guerra condizionerà il referendum? Forse sì, forse no (a proposito di risposta da dare sulla riforma della giustizia). Forse più sì che no. Con probabile vantaggio del no sul sì. Però nessuno osa scommettere a putiferio straripante. Tuttavia, realismo alla mano: la tempesta militare in Iran genera paura, incertezza. Afflizione, malumore. Grigiore, ombrosità. Tipo: ci dobbiamo fidare di chi si fida dell’Americano First che assieme all’Israeliano più First di lui ha scatenato il pandemonio? Letteralmente: pan-demonio cioè totale diabolicità, pur se determinata…
Leggi
Ora il governo evoca il fantasma dell’astensionismo in modo esplicito. Per esorcizzarlo, sostenendo che il Sì alla riforma della giustizia vincerà comunque; o per mettere le mani avanti rispetto a una possibile affermazione dei No, favorita dalla diserzione dalle urne. La guerra in Medio Oriente è, oggettivamente, un elemento che può scoraggiare la partecipazione. Si impone come emergenza e priorità: molto più dei discorsi complicati sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, e sui sorteggi dei magistrati…
Leggi
La guerra all’Iran fa calare l’attenzione sul referendum. L’ipotesi che il conflitto duri almeno 4 settimane – come previsto da Donald Trump – agita il fronte dei partiti impegnati per il Sì. Le rilevazioni interne segnalano una diminuzione dell’attenzione per i contenuti della riforma. Gli italiani sono preoccupati da altro. La scarsa affluenza è…
Leggi
