Non è l’anno zero del vino perché, probabilmente, come dice il viticoltore Marco Parusso «quello l’abbiamo già vissuto con il Covid, ma forse senza rendercene conto». Eppure il Piemonte fa i conti con una situazione - regionale, italiana, internazionale - che non è delle più rosee, ma non per questo è immobile. L’evento di questi giorni alle Ogr di Torino - “Grandi Langhe e il Piemonte del vino”,…
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Il vino italiano continua a essere uno dei grandi ambasciatori del Made in Italy nel mondo. Dalle tavole quotidiane alle carte dei ristoranti stellati, passando per enoteche e wine bar, l’Italia resta un punto di riferimento nel settore. Nel 2026, secondo l’analisi e le indicazioni di Gambero Rosso, ci sono vini su cui vale la pena scommettere nei prossimi mesi, perché stanno vivendo una fase di crescita e rinnovato interesse, sia in Italia sia all’estero.
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Quasi 60 milioni di ettolitri fermi in cantina, tra export più lento e consumi che cambiano: i numeri (e le tensioni) dietro l’ingorgo del vino. Il 2025 si è chiuso con un “ingorgo” che pesa come un macigno sul settore vitivinicolo italiano: nelle cantine risultano in giacenza circa 60 milioni di ettolitri di vino. Se si aggiungono mosti e vini nuovi ancora in fermentazione, il totale supera ampiamente i 70 milioni di ettolitri.
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C’è una spiegazione dominante, e comoda, per il fatto che il vino si venda sempre meno: siamo diventati più informati, più attenti alla salute, più razionali. Beviamo meno perché sappiamo di più. È la classica storia che le società mature raccontano a se stesse quando un’abitudine collettiva si incrina: la trasformiamo in virtù individuale. Ma un recente articolo di The Economist, dall’illuminante titolo Falling wine sales reflect a lonelier and more…
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In un mondo che cambia vorticosamente, coinvolgendo ovviamente anche il settore del vino, ogni spunto di riflessione è da tenere in conto. Soprattutto se arriva da personalità che hanno segnato in maniera importante la storia e la crescita del vino italiano nel mondo, per decenni, come Angelo Gaja, tra i produttori icona dell’Italia del vino. In un intervento che tocca, in sintesi, diversi aspetti, che riceviamo e volentieri pubblichiamo: “ Fiere.
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Quando la domanda rallenta, l’offerta non può continuare a muoversi per inerzia. È qui che nasce il “surplus”: non solo vino in cantina, ma capitale immobilizzato, sconti che diventano normalità e fiducia che si consuma lungo la filiera. Il dato più eloquente arriva dall’OIV: nel 2024 i consumi globali sono stati stimati in 214 milioni di ettolitri (-3,3% sul 2023), un minimo che – se confermato – non si vedeva dal 1961
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Di: Cristina Volpe Rinonapoli 23/01/2026 Il vino italiano non è solo un simbolo culturale, ma una voce strutturale dell’economia nazionale: agricoltura, manifattura, logistica, distribuzione, turismo e commercio estero. I numeri raccontano un settore che continua a muovere valore, ma che si trova dentro un passaggio delicato, dove consumi, prezzi, mercati e tensioni internazionali stanno cambiando le regole del gioco.
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C’è un riflesso automatico che nel nostro settore vedo ripetersi con una puntualità quasi liturgica: ogni volta che esce un dato negativo, scatta la sentenza già pronta, ad esempio: “i giovani non bevono vino, quindi il vino è finito”. È un classico bias confermatorio spinto dalla smania di clickbaiting che si autoalimenta dall’interno del settore portando a interazioni che enfatizzano notizie non sempre…
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