Puntuale come un tempo arrivava nelle sale il cinepanettone di Natale, arriva in questi giorni sui quotidiani un gioco di società che si ripropone a cadenza fissa nella politica italiana: la ricerca del centro perduto. A dare il via al dibattito, quest'anno, le dimissioni del direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini (nella foto), in polemica con il governo in carica. L'uomo porta con sé un riconosciuto corredo genetico di «centro» per tradizione familiare e ciò lo ha fatto indicare da certa opposizione quale possibile…
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Pietro Senaldi 16 dicembre 2024 «Il federatore dei centristi? Puro cabaret. L’operazione non ha nessuna possibilità di successo. Assistiamo a un talent show anche un po’ crudele, come La Corrida di Corrado. Si fa il nome di Ernesto Maria Ruffini ed ecco che allora si alza Beppe Sala. Ma dove sono finiti Matteo Renzi e Carlo Calenda nel frattempo? E poi vogliamo scordarci di +Europa e di Luigi Marattin, con il suo 0,3% potenziale? Scene da asilo infantile».
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Si è riaperta la discussione, ossessivamente ripetitiva, non si capisce quanto appassionante fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori, sul centro politico che non c’è e che si dovrebbe costruire per dare finalmente al sistema partitico italiano stabilità, serietà, rigore ed efficienza. Discussione viziata e resa nel complesso poco produttiva da alcuni dati di fatto banalmente trascurati e da alcuni errori interpretativi.
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Esiste solo la destra che a questo punto dobbiamo unificare in un’internazionale. Il Centro lo prendano altri. Esso «è complice e funzionale al socialismo». Non ce ne facciamo niente del Centro, anzi il solo evocarlo fa danno, ha detto il presidente argentino Javier Milei parlando dal palco di Atreju, con parole che hanno provocato una standing ovation del pubblico. Come mai quegli applausi carichi di entusiasmo? Perché la sola parola «Centro», secondo Milei, evoca le fumisterie dei «politici».
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"Federare il centro? Non sono stato invitato. Rispolverare la Margherita" L'analisi di Mastella: l'ultima volta che la Sinistra ha vinto le elezioni, fu grazie a me "Sala tutto può fare, meno che il federatore". Così al Quotidiano Nazionale il sindaco di Benevento Clemente Mastella. "Ruffini? Ho massimo rispetto per lui, ma sta sbagliando. In politica non si fanno calcoli: ci si schiera oppure no, anche per dare la possibilità agli altri di appoggiarlo o meno.
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Affollamento al centro del campo del Partito democratico per chi deve fare il federatore: da Giuseppe Sala a Franco Gabrielli e, ora, inaspettatamente, chi mai l’avrebbe detto, è spuntato per questo gravoso compito, il civil servant , Ernesto Maria Ruffini, fresco dimissionario da direttore delle Agenzie delle Entrate. Il mondo cattolico democratico si trova sguarnito e potrebbe essere lui il federatore.
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Si è improvvisamente rimesso in moto in queste ore il cantiere del centro. Quello che guarda a sinistra, e potrebbe fornire una preziosa gamba aggiuntiva rispetto a un “campo (poco) largo” spostato a sinistra. E a uno schieramento di sinistracentro dove il Pd, che ne è il perno assai in salute, rischia di ritrovarsi circondato da “cespugli” tutti di sinistra. Pagando pegno, per giunta, a un M5S in crisi e che, a dispetto delle aspettative malrisposte che circondavano la sua definitiva conversione nel «PdC» (il partito…
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Beppe Sala, Emma Bonino, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Carlo Cottarelli, Franco Gabrielli. L’elenco degli aspiranti leader del centro si arricchisce ogni giorno di nuove presenze. Da ultimo, Ernesto Maria Ruffini, figlio d’arte e fino a qualche giorno fa direttore dell’Agenzia delle entrate, dimessosi a seguito di contrasti con il governo. Di lui già si parla come de…
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– "Sala tutto può fare, meno che il federatore". Non le manda a dire Clemente Mastella, sindaco di Benevento, già parlamentare democristiano di lungo corso, sulla possibilità che l’attuale sindaco di Milano possa guidare il centro. E ce n’è anche per Ernesto Maria Ruffini, appena dimessosi da direttore dell’Agenzia delle Entrate e da molti accreditato per lo stesso ruolo, anche se lui nega. "Ho massimo rispetto per lui – chiarisce l’ex ministro –, ma sta sbagliando.
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Senza fare polemiche, senza attacchi diretti, la relazione di Elly Schlein all’assemblea del Partito democratico chiarisce un punto: nessuno può mettere il Pd in un angolo. E quindi ben venga il movimentismo tutt’intorno, ben vengano i convegni dei cattolici e le attenzioni dei cardinali, le dimissioni di un direttore dell’Agenzia delle entrate e la voglia di entrare nell’agone nazionale del sind…
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«Dopo la breve esperienza come ministro dello Sviluppo economico nel governo Monti, torna alla politica attiva», annunciava con ritmo da trailer l’agenzia Ansa. A un certo punto infatti spuntò anche il banchiere Corrado Passera. Perfetto interprete, sembrò a qualcuno, delle esigenze di quell’elettorato che non si sentiva rappresentato dai vecchi e nuovi populisti arrembanti: Renzi, Berlusconi, Salvini e Grillo.
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Ernesto Maria Ruffini lascia l’Agenzia delle Entrate e al centro si riaccende la partita. La necessità di aggregare le forze moderate arriva da più parti. C’è chi cerca un federatore di una galassia sfaccettata e conflittuale. Chi, nel centrosinistra, ipotizza una Margherita 2.0. E chi guarda con favore alla nascita di un partito di ispirazione cattolica, che si posizioni stabilmente in coalizione accanto ai dem.
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Oggi i tentativi di rifare centro sono tanti. I risultati pochi. Ma dopo Renzi e Calenda oggi leggiamo di Sala, di Ruffini, di federatori, di più centro a destra, di più centro a sinistra. Insomma, dove porterà tutta questa mobilitazione al centro? Ne parliamo nella nuova puntata di Sky Tg25 Ma non dovevamo morire democristiani? Un tempo si diceva cosi. Nella prima repubblica, quando tutto era centrocentrico, si gravitava intorno alla Democrazia Cristiana
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Grandi lavori in corso al centro, come sempre dal 1994, quando Berlusconi introdusse con un colpo di mano il bipolarismo nel nostro Paese. Da allora è stato Destra contro Sinistra, con varie sfumature di grigio a seconda delle stagioni, da cui i termini Centrodestra e Centrosinistra. È vero che un Paese come l'Italia lo puoi condurre solo stando almeno verso il centro, ma elettoralmente parlando il centro-centro dal 1994 è un non-luogo, o quantomeno un luogo che non può avere ambizioni di regia
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Si pensa che quel 40% di elettori che da tempo non vota possa essere convinto da un centro credibile. Ma il sistema Italia sembra piuttosto piegarsi verso un bipolarismo forse naturale. Anche per questo, si cercano figure che possano tingere di rosso il centro e un po' di bianco la sinistra
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– Si scrive federatore, si legge premiership. Questo è lo scoglio intorno al quale ruota e si infrange la ridda di candidature ad aggregare quella gamba di centro del centrosinistra considerata fondamentale dagli ulivisti doc come Romano Prodi, ma che al tempo stesso cozza con la vocazione maggioritaria del Pd fondato da quegli stessi ulivisti. La candidatura alla guida del Paese alle prossime politiche non potrà infatti che essere espressione del Pd, nella persona…
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ROMA — «Giuseppe Sala è un’importante risorsa del centrosinistra. Sarebbe molto positivo se lui si rendesse disponibile ad aiutare a costruire una federazione vincente alle prossime elezioni politiche». Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, vicepresidente dell’Anci, entra nel dibattito che si è aperto attorno alla creazione di un centro, di «un soggetto liberal democratico e riformista» che a su…
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Il sindaco di Milano, Sala; poi Calenda e Renzi; e inoltre il direttore dimissionario dell’Agenzia delle Entrate, Ruffini: nelle ultime ore sono loro ad aver arricchito un dibattito politico altrimenti alquanto ingessato. Il tema del “centro”, ovvero come attrarre i voti cosiddetti “moderati”, viene così alimentato al di là della sua concretezza. Al momento infatti resta al confine dell’ambizione…
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