Da spettatori, ci troviamo a provare compassione per i protagonisti. Per Donny, tormentato dal suo passato e dalla sua stalker, al punto tale da ammettere di provare vergogna nei confronti di se stesso e di odiarsi. Entriamo in empatia con i suoi tentativi di autopunirsi, con la sua vulnerabilità. Ci fa riflettere su quanto sia difficile, talvolta, avere la forza di allontanarsi da ciò che ci fa male.
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Da giorni leggo recensioni di Baby Reindeer, la serie Netflix uscita senza troppo strombazzare e diventata presto la più vista sulla piattaforma. Molte recensioni, quasi tutte evitabilissime. Poi arriva Stephen King che su Twitter scrive: “Ho pubblicato una recensione su Baby Reindeer sul Times. Non posso credere che mi abbiano pagato per scrivere di una serie così bella, ma l’hanno fatto. Naturalmente, io pago l’abbonamento a Netflix“, le parole dello…
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È Baby Reindeer, almeno per ora, il fenomeno globale dell’anno su Netflix. La miniserie non solo guida la classifica degli ascolti della settimana in tutto il mondo sulla piattaforma, ma lo fa con un ulteriore incremento del 66% dopo il record di +406% segnato la settimana scorsa. La cosa incredibile è che lo ha fatto senza essere promossa particolarmente, esplodendo grazie al passaparola e ai social.
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