Le AI come Sora 2 sono diventate un pochino troppo brave a generare video fotorealistici plausibili. Il rischio – anzi, la certezza – è che presto o tardi perfino tu cada nell’errore di scambiare un video deepfake per un contenuto autentico. Non importa quanto tu sia navigato e smaliziato, la tecnologia è già arrivata al punto di creare contenuti verosimili e dove non arrivano gli algoritmi, ci pensano le tecniche di fotoritocco e post-produzione tradizionali.
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A caccia di intelligenza artificiale degenerativa. Ogni giorno il team di IdentifAI – startup con sede a Milano e Cesena – verifica la veridicità delle immagini condivise online. In una contemporaneità in cui i deepfake hanno ormai pervaso le vite degli internauti, fornire gli strumenti necessari per contrastare questo fenomeno è un dovere morale per chi maneggia sapientemente queste nuove tecnologie.
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Attenzione a quello che pubblichi sui social: tutte le immagini in cui compari potrebbero essere utilizzate senza il tuo consenso. Trascorriamo gran parte del nostro tempo a scrollare le pagine social. Ormai questi spazi digitali sono diventati parte integrante della nostra quotidianità e, se da una parte ci permettono di restare sempre connessi, dall’altra possono rivelarsi una vera e propria arma.
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In Breve (TL;DR) I video generati con l’intelligenza artificiale, grazie a strumenti come Sora 2 e Veo 3, sono sempre più realistici, rendendo difficile distinguerli da quelli autentici. Tuttavia, si possono individuare analizzando metadati, watermark e etichette automatiche applicate dalle piattaforme. Altri segnali rivelatori includono difetti visivi come movimenti innaturali o audio disallineati.
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In Sintesi I video generati da intelligenza artificiale stanno diventando indistinguibili dai filmati reali, aumentando il rischio di deepfake e disinformazione. Sebbene strumenti come Sora 2 applichino watermark e metadati C2PA, il metodo più sicuro per riconoscere i contenuti manipolati resta l’uso del proprio spirito critico e l’osservazione di “glitch” o incoerenze visive non del tutto perfette.
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Un gattino che impugna un fucile e spara dopo aver suonato al campanello di una casa, un’anziana signora che sfonda una parete in cartongesso dopo essere stata lanciata per aria da un osteopata, e poi forze dell’ordine che si esibiscono in balletti virali invece di lavorare: non è lo storyboard di un nuovo film comico demenziale, ma sono esempi di video creati con l’intelligenza artificiale che mese dopo mese stanno invadendo le bacheche dei social.
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Nel mondo digitale contemporaneo, il confine tra ciò che è reale e ciò che è manipolato si fa ogni giorno più sottile. Lo sviluppo incessante delle tecnologie di Intelligenza Artificiale sta alimentando un fenomeno allarmante: la creazione di contenuti ingannevoli che mettono a rischio la sicurezza degli utenti e la fiducia collettiva nell’informazione. È proprio in questo scenario che emergono casi emblematici di manipolazione, come quello svelato da Which, l’associazione britannica di tutela…
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In Breve (TL;DR) YouTube ha introdotto la funzione AI Likeness Detection per rilevare deepfake che utilizzano il volto o la voce di una persona reale senza consenso, permettendo ai creator di segnalarli e richiederne la rimozione. Per aumentare la trasparenza, YouTube ha reso obbligatorie etichette che identificano i contenuti generati con intelligenza artificiale, cercando di contrastare la disinformazione e tutelare utenti e creator.
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Il tema dei deepfake è oggi al centro del dibattito giuridico e tecnologico. Con l’entrata in vigore della nuova legge italiana sull’intelligenza artificiale, il rapporto tra deepfake e diritto assume una dimensione inedita, ponendo questioni cruciali di libertà, responsabilità e tutela della persona. La nozione di deepfake e i suoi usi tra lecito e illecito Il termine “deepfake” (una parola “macedonia” che deriva dalla fusione di “deep learning” e “fake”) indica un contenuto digitale (immagine, video o…
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