Il clero che sclera. Raccontano che la cosa che più faceva arrabbiare la Guida Suprema Alì Khamenei, prima d’essere ammazzata, non fosse il fatto di non poter mai uscire dall’Iran. E nemmeno che le ragazze di Teheran non volessero più saperne del velo. No. L’Ayatollah in Chief non si capacitava che fuori dalla Persia non si parlasse più il persiano…
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Lo scorso anno Dubai aveva festeggiato un record storico, accogliendo 19,59 milioni di visitatori internazionali e consolidandosi tra le città più visitate al mondo. Oggi, però, la città emiratina affronta una crisi senza precedenti: la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha avuto un impatto devastante sul turismo e sull’economia locale. Di solito le serate a Dubai sono animate da un continuo via vai di clienti tra ristoranti e caffè
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Mentre negli Emirati Arabi Uniti la maggior parte dei cantieri resta attiva, architetti e designer ricalibrano il proprio lavoro in un contesto instabile, oscillando tra resilienza, cautela e adattamento.
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Tra le tante storie che fanno da sfondo alla guerra in Iran c'è quella che chiamerei la "Schadenfreude" su Dubai. È un termine tedesco che sta ad indicare quel sottile compiacimento per le disgrazie altrui. Sono in molti, in questi giorni, a gongolare per la fine del modello Dubai. Dubai, infatti, è considerata una specie di mecca del capitalismo più arrogante e sfrenato e, come tale, giustamente subisce questa specie di punizione morale con i missili che piovono sui grattacieli dall'Iran.
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I Paesi del Golfo cercano di mantenere la fiducia degli investitori internazionali, ma dietro le quinte crescono i timori per l’impatto economico del conflitto con l’Iran 29/03/2026 Alla Future Investment Initiative, conferenza di investimento organizzata a Miami su impulso saudita, il messaggio ufficiale rivolto alla comunità finanziaria americana è stato chiaro: mantenere la calma e continuare a investire nel Golfo, nonostante la guerra in corso con l’Iran.
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