Una chiacchierata con Luca Rigoni, giornalista inviato di Mediaset presso il quartier generale di Kamala Harris a Washington. Luca è alla nona elezione presidenziale consecutiva, avendo seguito tutte le notti dalla sfida fra Clinton e Bush senior nel 1992. Ci ha raccontato, in diretta, il dopo l'11 settembre 2001 da Washington, l'uragano Katrina da New Orleans e ha intervistato ben tre segretari di Stato americani…
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Diverse ore dopo il discorso della vittoria di Donald Trump, quando ormai era chiara la portata della vittoria repubblicana nelle elezioni presidenziali e politiche americane, Kamala Harris ha riconosciuto la sconfitta. Dopo quasi 24 ore di silenzio, la vicepresidente si è presentata a Washington, davanti ad una folla gremita di sostenitori, per pronunciare con il discorso più difficile della sua carriera, ma necessario a garantire la pacifica transizione dei poteri e il rispetto della fondamentale grammatica democratica.
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Donald Trump torna alla Casa Bianca come 47° presidente degli Stati Uniti, nella smorfia napoletana 47 è “o muort” e qui il “morto” però è il Partito democratico, che non è riuscito a fermare Trump né a parlare davvero al Paese. Latinos, neri, persone con bassa scolarizzazione, emarginati in generale in ogni parte del Paese hanno preferito lui a Kamala Harris. Uno che almeno quando parla lo capiscono, uno che sulla guerra in Ucraina ha una posizione chiara (arrendersi e darla vinta a Putin) e…
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Quasi 24 ore di silenzio, tanto è servito a Kamala Harris per elaborare una sconfitta di cui probabilmente si sottostimavano le dimensioni. “A volte la lotta richiede un po' di tempo. L'importante è non arrendersi mai. Non smettere mai di cercare di rendere il mondo un posto migliore. Voi avete il potere”, ha detto dal cortile della Howard University di Washington DC, luogo simbolico dove si laureò nel 1986, poco dopo le 22 italiane di mercoledì.
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Di Euronews Diversi democratici hanno espresso la loro frustrazione nei confronti del presidente Joe Biden per non essersi ritirato prima dalla corsa, dando a Harris più tempo per convincere gli elettori PUBBLICITÀ Mentre la vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris ha ammesso la sua sconfitta contro Donald Trump, alcuni dei suoi alleati hanno incolpato il presidente Joe Biden, cercando di dare un senso alla sua sconfitta.
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Ha aspettato quasi un giorno, poi davanti ai suoi sostenitori dai volti sconfortati e tristi Kamala Harris - che poco prima aveva telefonato a Donald Trump - ha riconosciuto la cocente sconfitta subita il 5 novembre. Lo ha fatto con un discorso a tratti grintoso, a tratti emozionato e teso, promettendo ai suoi sostenitori di “continuare a combattere” e assicurando il presid…
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Harris, la cui sconfitta ha sconvolto i milioni di persone decise a chiudere il capitolo Trump, ha detto che il suo «cuore è pieno oggi: pieno di gratitudine per la fiducia che avete riposto in me, pieno di amore per il nostro Paese e pieno di determinazione».Riconoscendo che «il risultato di queste elezioni non è quello che volevamo, non è quello per cui abbiamo lottato, non è quello per cui abbiamo votato», ha chiesto ai sostenitori di ascoltarla quando dice…
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La vittoria di Trump e il marketing politico democratico Donald Trump La scelta sbagliata non è stata fatta due mesi fa, ma ben oltre quattro anni addietro, quando Kamala Harris fu scelta come vicepresidente da affiancare a Joe Biden. Fu una scelta frutto di un casting, dettata dal pink/black/young washing, volendo controbilanciare la candidatura alla presidenza di un uomo bianco, etero e anziano. Errore che si è ripetuto quando i Democratici hanno dovuto scegliere, in emergenza, la candidatura in sostituzione…
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La vittoria di Donald Trump ha scoperchiato il calderone dei democratici statunitensi dal quale continuano a uscire rabbia, critiche, malumori e soprattutto accuse reciproche. Kamala Harris non ce l’ha fatta e questo lo si sapeva – soltanto i sondaggi hanno creduto nel sogno di avere la prima donna, di colore, alla Casa Bianca. Insomma: tra i democratici è cominciata la resa dei conti. Lei, Kamala Harris, al momento si tiene fuori, deve rivendicare a sé il merito…
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«So che avete sentimenti contrastanti. So che siete delusi, dobbiamo però accettare il risultato del voto», ha detto ieri Harris, riconoscendo la sconfitta, di fronte ai più giovani tra i suoi sostenitori accorsi ad ascoltarla alla Howard University di Washington. «Accettiamo il risultato delle elezionimma non ci arrenderemo. Non smetterò di lottare – ha assicurato - per la libertà e per il futuro del nostro Paese».
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In 24 ore gli Stati Uniti sembrano aver digerito e assimilato l’elezione presidenziale. Quasi due anni di campagna elettorale segnata da attentati, insulti, cambi in corsa con gli occhi del mondo puntati addosso - tutti aspettavano il verdetto del 5 novembre - sembrano superati con il normale passare delle lancette. Nel 2016, quando Trump vinse la prima volta, New York scese in piazza, dalle università alle famiglie, dai giovanissimi ai più…
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Il ritorno di Trump è una vittoria che scuote l’America e segna la sconfitta dei Democratici. Hanno tentato di tutto: attacchi personali, processi e attentati. Ma l’America è andata oltre. Ha parlato, e con un voto che ha sorpreso (ma in realtà non tanto) il mondo intero, Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Un Paese diviso La sua vittoria è una testimonianza potente di un Paese profondamente diviso, un riflesso di una società in cerca di identità, che si è rivolta nuovamente ad…
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Donald Trump ha messo in scena un ritorno politico di proporzioni storiche. Kamala Harris ha subito una batosta cocente ed umiliante. Assistervi è stato penoso. In tutto il Paese Harris ha ottenuto risultati più scarsi di quelli di Joe Biden nelle elezioni del 2020, perfino nelle tradizionali roccaforti del Partito democratico. La sua campagna improvvisata all’ultimo minuto è stata lanciata solta…
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La lunga notte dei coltelli: “La sconfitta di Harris è colpa di Biden”. E ora i dem virano al centro
NEW YORK – «È un disastro di proporzioni bibliche. Il Partito Democratico che conoscevamo è morto. Oggi fronteggiamo un riallineamento storico. Un tempo c’erano i democratici di Reagan, ora ci sono i democratici di Trump». La sintesi più efficace dell’amaro risveglio dem è quella dello stratega Chris Kofinis, già capo dello staff del senatore centrista Joe Manchin: «Troppo impegnati a cercare di …
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WASHINGTON — «La fiaccola della promessa americana brillerà sempre. Perché non ci arrendiamo, lotteremo e continueremo a sperare. Sono grata per la fiducia che mi avete dato e piena d’amore per il Paese. Le elezioni non sono andate come volevamo. Ma a volte la lotta ha bisogno di tempo. Siamo stati sconfitti e dobbiamo rispettarlo. Rimettiamoci al lavoro già domani per ritrovare terreno comune».
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Milano, 7 nov. – “Non abbandoneremo mai la lotta per proteggere le scuole e le strade dalla violenza con le armi e non abbandoneremo mai la lotta per la nostra democrazia, per lo Stato di diritto, per una giustizia eguale e per la sacra idea che per ciascuno di noi, indipendentemente da chi siamo o da dove abbiamo iniziato, certi diritti fondamentali e libertà devono essere rispettati e mantenuti”.
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"La più grande rimonta politica della storia americana", l'ha definita JD Vance “La più grande rimonta politica della storia americana”, l’ha definita JD Vance, il vicepresidente eletto, parlando a tarda notte al ‘watch party’ di Palm Beach, quando la vittoria di Donald Trump era ormai certa. Difficile dargli torto, almeno osservando la storia recente degli Stati Uniti. Sconfitto quattro anni fa da Joe Biden, macchiato dall’onta della tentata insurrezione e dell’assalto a…
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Nel giorno del voto Washington DC si è presentata sin dal mattino come una città svuotata e ferma. Poche macchine, ancora meno passanti. Durante il giorno questo è stato interpretato come il timore dei cittadini della capitale americana per la reazione dei filo trumpiani alla notizia della sconfitta del loro candidato. Ma mano a mano che passavano le ore l’interpretazione di quello svuotamento è cambiata di conseguenza.
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