Un conto che lievita mese dopo mese, come un elastico tirato oltre il limite. Quanto può reggere il tessuto produttivo piemontese davanti all’ennesima ondata del caro energia? A Torino, le principali associazioni d’impresa del Piemonte lanciano un avvertimento: con le tensioni della guerra in Medio Oriente a spingere in alto i prezzi, il rischio di una stagione di austerità — se non di vera e propria recessione — è concreto.
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Le tensioni e le speculazioni dovute alla guerra in Medio Oriente stanno generando uno shock sui mercati energetici internazionali che si sta trasferendo all’intera economia anche a livello locale. Senza interventi strutturali e immediati da parte dell’Europa che affianchino quelli già attuati dal Governo, sarà inevitabile la riduzione dei servizi, l’aumento delle tariffe e, nei casi più critici, la cessazione delle attività.
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L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha innescato un’impennata dei prezzi energetici tale da evocare i picchi osservati durante la crisi post-pandemica. Nel primo trimestre dell’anno, infatti, il paniere dei prezzi delle materie prime energetiche quotate a livello globale esprime un aumento di oltre 80%, a differenza di altri aggregati di commodity che per il momento si mantengono in continuità con gli esiti dello scorso anno.
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Nel 2026 l’economia umbra rischia di fermarsi. Le stime più recenti indicano una crescita compresa tra lo 0,1 per cento e lo 0,2 per cento, ben lontana dallo 0,6 inizialmente previsto. Un dato già modesto che oggi appare difficilmente raggiungibile e che, in presenza di un ulteriore peggioramento delle tensioni energetiche legate allo Stretto di Hormuz, potrebbe trasformarsi in una contrazione economica.
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C'è chi si affida ai fondi del caffè. Per il settore vitivinicolo, però, sarebbe più appropriato leggere il fondo di un calice per capire il futuro del settore. E la risposta sarebbe comunque poco chiara, partendo dallo scenario sociopolitico attuale. Le tensioni in Medio Oriente impattano sui bilanci di produttori di vini del nostro Paese. Nel mondo del Prosecco si leva l'allerta. Non è solo una questione di ordini.
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Il clima di tensione internazionale pesa certamente sul piano psicologico, ma anche su quello economico. Lo sanno le famiglie, le imprese e anche i Comuni, che devono fare - letteralmente - i conti con costi energetici che rischiano di esplodere e mettere in crisi i bilanci, già da tempo in difficoltà. Uno scenario che non lascia tranquilli nemmeno a palazzo Trissino, dove la giunta, con l’approvazione del rendiconto 2025, ha blindato 1,5 milioni di euro di avanzo come…
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– La nuova impennata dei costi energetici e dei carburanti colpisce duramente anche il tessuto produttivo della Valdichiana. Secondo le stime CNA, a livello nazionale sono circa 300mila le piccole imprese più esposte, con oltre 1,5 milioni di addetti, per le quali l’energia incide tra il 12% e il 40% dei costi totali. Se le attuali quotazioni dureranno fino a maggio…
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«Se la situazione internazionale non cambierà, nel 2026 in Umbria si prevedono quasi 500 milioni di euro di maggiori costi rispetto all’anno precedente per luce e gas, di cui la gran parte verrà sostenuta delle imprese. Se non vogliamo il collasso del sistema produttivo servono correttivi urgenti a livello europeo, nazionale e regionale per sostenere i comparti più colpiti: la manifattura dove si concentrano i costi maggiori e i trasporti su gomma di merci e…
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