Roma, 15 giu – Le elezioni europee appena conclusesi aprono una serie di problemi e quesiti particolarmente complessi, che meritano se non altro di essere elencati. Elezioni europee e astensionismo Un primo tema da discutere è quello dell’astensionismo dalle urne. L’astensionismo è un fenomeno ormai noto nel contesto politico italiano (e non solo) e può essere spiegato facendo riferimento a due tesi principali.
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Il motore franco-tedesco non spinge più l’Europa. Il futuro dell’Unione Europea è oggi a rischio? La costruzione unitaria dell’Europa, infatti, è nata dalla pace tra Francia e Germania, che anche in seguito hanno avuto un ruolo cruciale. Oggi la grande vittoria di un partito antieuropeista in Francia e l’impressionante crescita di una formazione che si richiama al nazismo in Germania segnano una cesura: il ruolo propulsore di questi Paesi, già rallentato negli ultimi anni, sembra incepparsi.
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La fine delle elezioni lascia spazio alle trattative tra leader e partiti che devono ridisegnare l'Unione europea ascolta articolo Passate le elezioni europee, ci sono tre domande cui il futuro prossimo dovrà dare una risposta. 1. Quali sono le trattative più importanti in corso ora in Europa per disegnare la direzione politica dei prossimi cinque anni? 2. Sta cadendo il muro che divideva il centro all’estrema destra? 3.
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Le elezioni europee si sono concluse con risultati in buona parte previsti, ma il cammino comincia ora. La crosta terrestre del vecchio continente ha aperto delle crepe portando allo scoperto manifestamente travagli, sommovimenti, mutamenti che ribollivano dentro, sui quali c’è molto da lavorare come bravi geologi per prevenire o arginare eventi naturali dannosi. La destra estrema ha vinto in diversi paesi, Francia, Italia, Germania, Austria, Belgio…
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Alto tasso di astensionismo, consolidazione della destra, elezioni anticipate. Cause e conseguenze dietro al voto delle ultime europee Annuncio dei risultati delle elezioni europee sul palco dell'emiciclo del Parlamento europeo a Bruxelles, Belgio, il 9 giugno 2024. Foto: EPA/OLIVIER HOSLET via Ansa In primo luogo, se l’astensione fosse un partito, sarebbe il partito maggioritario in tutti i 27 stati dell’Unione europea.
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La sintesi di tutti questi fenomeni è che l’Europa è in declino. E come ogni declino non avviene da un giorno all’altro, ma si sviluppa nel corso del tempo in maniera quasi impercettibile per poi crescere in modo rapido e ben visibile. Due ricercatori del Consiglio europeo per gli affari esteri individuano l’inizio del declino europeo nella crisi finanziaria del 2008. Allora il PIL europeo era maggiore di quello americano.
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Nel dibattito televisivo post-europee circola la tesi, esposta da analisti e politici in genere orientati a sinistra, che in realtà non sia successo niente di così importante. Che il voto è stata una scelta «di stabilità»; che in fin dei conti nel Parlamento europeo non cambia quasi nulla; che c’è sempre, anche se sempre più risicata, la stessa maggioranza europeista a Strasburgo, composta da popolari, socialisti e liberali, e chi volesse entrarvi dovrà perciò prima bussare alla porta e accettare le regole della casa.
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Di: Giuseppe Boschini Le elezioni europee hanno segnato un’affermazione, in vari paesi, delle destre estreme, nazionaliste e sovraniste. Ma, al tempo stesso, queste non hanno raggiunto l’obiettivo di divenire numericamente indispensabili per costituire la Commissione Europea, ossia per entrare dalla porta principale nella governance comunitaria. Inoltre, il grave ridimensionamento che proprio le destre estreme della Le Pen e di AfD (Alternative für Deutschland) impongono ai leader Macron e Scholz pone una grande ipoteca sulla tenuta…
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È accaduto in Italia, in Olanda, ora in Francia. Sta accadendo anche in Germania e nel Regno Unito. Partiti di destra che prima alle elezioni stentavano ad andare in doppia cifra stanno scalando le posizioni una tornata elettorale dopo l’altra. L'”onda nera” Da due anni ormai Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è primo partito in Italia e alla guida della coalizione di governo. Primi anche il PVV di Geert Wilders, già al governo, e il RN di Marine Le Pen, che al governo potremmo…
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Nella prima puntata post-elettorale una riflessione sul nuovo panorama dell’Europarlamento e sul futuro delle politiche dell’Ue. In studio Colombo (ASviS), Dastoli (Movimento europeo) e Frassoni (Eu-Ase, Eces). Conduce Valeria Manieri. VIDEO 12/6/24 Dopo il voto che definisce, fino al 2029, gli equilibri nel Parlamento europeo, gli ospiti si sono confrontati sull’evoluzione dello scenario politico nell’Unione.
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L’estrema destra esce rafforzata da queste Europee. Ma la crescita non è stata così travolgente da rideterminare gli equilibri politici. O, almeno quelli del Parlamento europeo dove le due principali forze restano il Partito popolare europeo e i socialdemocratici, i cui seggi non sono cambiati di molto. Neppure il calo dei liberali, mette in discussione i numeri. E Ursula von der Leyen, la Spitzenkandidat del…
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L’Ue è attraversata dal vento nazionalista e di ultra destra. Che fare? Rilanciare la mobilitazione per l’Europa che vogliamo: sociale, democratica, federale con un nuovo modello di sviluppo, sostenibile e di qualità, con la riconversione ecologica dell’economia, che non lasci indietro nessuno. Cercando di mettere insieme una coalizione sociale e politica ampia. I risultati elettorali delle elezioni europee dell’8 e 9 giugno ci consegnano un’Europa sempre di più attraversata dal vento del nazionalismo e della destra.
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Il successo di alcuni gruppi di estrema destra non sembra poter cambiare i destini dell’Ue. In Italia, gli elettori premiano Giorgia Meloni e i partiti di maggioranza. Buon risultato anche del Pd. Falliscono la rincorsa all’Europa sia Renzi sia Calenda. I risultati in Europa L’aggregazione dei risultati delle elezioni europee a livello comunitario è leggermente complicata dal fatto che, in ogni paese, i candidati si presentano col proprio partito di appartenenza nazionale.
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Mantiene il vantaggio con 401 seggi ma è azzoppata dalla vittoria delle destre. I prossimi passi: Consiglio il 27 giugno e plenaria il 16 luglio. Il nuovo presidente della Commissione dovrebbe arrivare dopo l’estate.Che la maggioranza Ursula abbia numericamente tenuto si può dire. Ma che tenga polit...
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Doveva essere il crollo dei partiti tradizionali e l’avanzata dell’estrema destra. Nei palazzi di Bruxelles, nei mesi che hanno preceduto le elezioni, il pensiero ricorrente, la speranza nemmeno troppo nascosta era quella di andare al voto il prima possibile per congelare questo trend e limitare i danni. Facevano bene a pensarlo i Verdi e i liberali di Renew, che perdono una ventina di seggi…
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Ascolta ora 00:00 00:00 Non ancora metabolizzati i dati degli exit poll e delle proiezioni di domenica sera, la sinistra europea deve fare i conti con i risultati definitivi delle elezioni e il quadro per socialisti e i liberal è ancora più sconfortante di quanto immaginato. In particolare l'esito del voto di Francia e Germania ha provocato uno tsunami nella sinistra europea inaspettato alla vigilia del voto.
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Alle 23 di domenica poco più della metà dei cittadini europei aventi diritto era andata a votare. Al Sud d’Italia il 40%. Incredibile ma vero nessuno ne terrà conto. La forma è salva, della sostanza chi se ne frega. La democrazia si sfalda lentamente quanto inesorabilmente, nella indifferenza di tutti i democratici (e oggi tutti dichiarano di esserlo). Le forze politiche che hanno cercato di prat…
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Nel giorno seguente alla lunga notte elettorale, la situazione è la seguente: i tre partiti principali nel parlamento europeo – popolari, socialisti e liberali – hanno trovato l’intesa, i due grandi sconfitti sono verdi e liberali, che perdono dappertutto ma risentono soprattutto della disfatta in Germania i primi e in Francia i secondi. L’onda nera c’è, e arriva dai paesi più grandi e importanti – la delegazione del Rassemblement National è la prima a quota 30 seggi insieme a quella della Cdu tedesca, Fdi ne conquista 24 –…
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