ANCONA – «Le priorità per la sanità marchigiana le abbiamo presentate ai candidati nel corso di un evento e confronto dedicato. In sala oltre al riconfermato Presidente Acquaroli c’erano alcuni neoconsiglieri». A dirlo è Daniele Fumelli, Segretario di Anaao Assomed Marche, che fissa i punti da sottoporre alla nuova giunta regionale in tema di sanità. «Parafrasando Oriana Fallaci si intendano le nostre considerazioni come una “Lettera ad una Giunta non ancora Nata” – dice il segretario – e che auspichiamo si caratterizzi in…
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Per il seggio c’è chi si sacrifica. Prof prende due voli in 24 ore: abita in Sardegna, vota a Pesaro
Nella nebbia dell’astensionismo, problema generale che sottende ogni tornata elettorale, ci sono luci preziose come quella del professore universitario Fabio Salbitano il quale, nel giro di 24 ore, per votare a Pesaro, ha preso il volo andata e ritorno per Sassari. Il docente risiede a Pesaro, ma abita in Sardegna: "Non manco mai di rispondere – osserva – a quello che sento un dovere morale, prima che civico –, ci dice al telefono…
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PESARO Gli hanno dato (da destra) della Cassandra, di chi sta sempre a lamentarsi per la sindrome di Calimero (o del brutto anatroccolo), però tra lettere, sit-in, pressing il sindaco Andrea Biancani con il senno, anzi con l’esito elettorale di poi, uno sguardo lungimirante e preoccupato sul destino di Pesaro da tempo l’ha focalizzato. La seconda città delle Marche, se non arriva qualche puntellatura a soccorso, rischia di…
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Di Matteo Zallocco Per ora di certo c’è solo lo schema: 3-1-1-1. La nuova squadra di Francesco Acquaroli scenderà in campo con tre assessori di Fratelli d’Italia e uno a testa per Forza Italia, Lega e i “Marchigiani per Acquaroli”, la civica guidata dal commissario alla ricostruzione Guido Castelli. Con ogni probabilità l’Udc, percentuali alla mano (poco più del 2% ma meglio di Noi Moderati), resterà fuori dalla giunta e abdicherà la presidenza del consiglio regionale a favore di…
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L’articolo 48 della Costituzione prevede il diritto al voto come partecipazione alla Democrazia. Quando tutti i cittadini votano, il Popolo si esprime ed elegge altri cittadini che poi assumono responsabilità istituzionali e quindi governano gli altri. Questo principio è sacrosanto e oltre a costituire un diritto, è anche un dovere etico. Tuttavia, la pochezza dei responsabili delle istituzioni, che ci hanno governato in questo ultimo trentennio, ha via via creato una sorta di disgusto nei cittadini elettori, i quali sempre di più si distaccano dal…
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«La sinistra, dal Pd ad Avs, è ormai espressione delle élite, dei ceti medio-alti, delle città, dei centri. La periferia, la provincia, i ceti meno abbienti votano a destra». Il voto delle Marche, ragiona Paolo Natale, politologo dell’Università Statale di Milano e consulente di Ipsos, «ha segnato in modo netto quella che prima ancora che essere politica è una cesura sociale, che si sta radicando in tutto il Paese.
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Tre giorni fa sul Financial Times è apparso un titolo dal significato inequivocabile "Il voto in Italia in un ex bastione della sinistra: test per la tenuta della Meloni". La Regione in questione sono le Marche, definita regione "swing". Si può tradurre: "in bilico". Un modo altro per dire: "l'Ohio d'Italia". La larga affermazione del presidente Acquaroli fautorizza ironie. Non è mancato chi ha approfittato dell'occasione.
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Diciannove eletti per la maggioranza e undici per l’opposizione. Cristallizzata (per ora) la geografia del nuovo consiglio regionale anche se ulteriori cambiamenti ci saranno nelle prossime settimane dopo la composizione della giunta, visto che chi tra gli eletti verrà chiamato a fare l’assessore dovrà lasciare il posto al primo dei non entrati nella sua stessa lista. La composizione La parte del leone la fa, in questa consiliatura, il partito di FdI che porta a Palazzo…
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Caro direttore, è ovvio, le Marche non sono l’Ohio. E infierire sul centrosinistra che ha perso la partita nella regione che fu di Forlani appare anche, a questo punto, di pessimo gusto. Ma c’è qualcosa, temo, di più profondo nei numeri di cui si parla oggi. Cioè il fatto che quando l’opposizione gioca tutte le sue carte sul piano della estrema radicalizzazione l’indomani si scopre quasi fatalmente che a quel gioco la destra è sempre più forte della sinistra o centrosinistra che dir si voglia.
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ROMA – Usa un paragone calcistico: «Se nella squadra della nazionale non c’è un giocatore del club per cui tifi, è chiaro che sei meno appassionato alla partita». Giorgio Fede, unico deputato marchigiano del Movimento 5 Stelle e coordinatore regionale nelle Marche, la vede così. Tradotto in termini politici significa che il partito di Giuseppe Conte, quando non ha un suo candidato alla presidenza di una Regione o in generale nelle elezioni amministrative, fatica a portare le persone alle urne.
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Due eventi raccontano il paradosso democratico in corso. Il primo: il 22 settembre l’Italia si è bloccata per una giornata, che resterà nella memoria collettiva. In più di 80 città si sono svolti cortei e presidi che hanno visto scendere in piazza centinaia di migliaia di persone. Una mobilitazione difficile da ignorare per qualunque potere costituito. Il secondo: le elezioni regionali nelle Marche si chiudono con la riconferma di Acquaroli, che si impone con il 52,4% dei voti.
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È nelle aree interne che il centrosinistra ha perso le elezioni regionali delle Marche. Nelle aree più povere o impoverite. Dal terremoto e dalla fine dell’era industriale e di un modello che, in un passato che sembra oggi lontanissimo, aveva garantito sviluppo e integrazione sociale. Dopo il terremoto e dopo le crisi industriali non è sparito solo quel modello, sostituito da disoccupazione e condizioni di lavoro precario e malpagato.
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Il 'sorpasso' non è riuscito, la speranza del centrosinistra di vincere le regionali e partire in vantaggio nella volata per le Politiche è sfumata ieri nelle Marche, dove il presidente uscente Francesco Acquaroli è riuscito per la seconda volta consecutiva a vincere in quella che per anni è stata una roccaforte progressista. Matteo Ricci non ce l’ha fatta, nonostante sia riuscito a raccogliere oltre 40mila voti in più rispetto alla…
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Nato a Macerata, cinquantuno anni, sposato. Francesco Acquaroli è laureato in economia e amministrazione dell'impresa alla Politecnica delle Marche. Di professione consulente finanziario, la famiglia ha un'azienda agricola. Comincia l'impegno politico nell’Msi traghettato da Fini in Alleanza Nazionale. Un paio di esperienze in consiglio comunale a Potenza Picena, comune per il quale è sconfitto nel 2009 nella corsa a sindaco.
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Di Enza Plotino La vittoria di Acquaroli nelle Marche dimostra ancora una volta che la metà del corpo elettorale italiano, esattamente il 50%, non crede nella bontà delle proposte di questa classe politica, resta a casa, segno di una sfiducia che colpisce trasversalmente. “I ceti più deboli e i precari, che dovrebbero essere la linfa di un’alternativa progressista, non si sono mobilitati. Senza riportare al voto chi ha smesso di crederci, non ci sarà partita vincente per la sinistra”…
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