Zohran Mamdani continua il suo bagno di realtà. Il primo cittadino socialista di New York si prepara a presentare il suo primo bilancio esecutivo per il prossimo anno fiscale, che inizierà il 1° luglio, e secondo fonti di City Hall citate dai media americani è pronto a fare un passo indietro su uno dei provvedimenti più sbandierati della sua campagna elettorale: l’aumento delle tasse sugli immobili.
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Dalle grandi città come New York agli stati liberal come la California, negli Stati Uniti cresce la pressione per tassare grandi patrimoni e rendite immobiliari. Nella mela il sindaco Zohran Mamdani si è inventato la “pied-à-terre tax”, una tassa sulle seconde case di gran lusso comprate come investimento e utilizzate sporadicamente dai super ricchi da cui si attende un gettito da 500 milioni di dollari.
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La California potrebbe votare nel novembre 2026 una tassa destinata a colpire solo i patrimoni superiori a un miliardo di dollari. La proposta, conosciuta come “2026 Billionaire Tax Act”, prevede un prelievo una tantum del 5% sulla ricchezza dei residenti miliardari. Le entrate sarebbero destinate a sanità pubblica, programmi alimentari, istruzione e servizi sociali, in particolare dopo i tagli federali che rischiano di pesare sui programmi sanitari per le persone a basso reddito.
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Dagli Stati Uniti all’Italia, la casa torna a essere il bersaglio perfetto del potere fiscale: non perché sia vuota, ma perché è visibile, immobile e politicamente facile da colpire. La nuova frontiera della fiscalità immobiliare ha un nome seducente e un obiettivo antico: tassare chi possiede. Negli Stati Uniti, come ha raccontato Nicholas G. Miller sul Wall Street Journal, governi locali e statali guardano alle seconde case come a un giacimento fiscale da sfruttare in nome dell’emergenza abitativa.
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