Prima di entrare nei problemi delle dichiarazioni di Schlein, vediamo in breve quali sono stati i risultati del referendum sulla giustizia e quali sono stati i consensi dei partiti alle elezioni europee del 2024. Al referendum sulla giustizia i voti per il No sono stati circa 14,5 milioni, pari al 53,7 per cento, mentre quelli per il Sì sono stati 12,5 milioni, ossia il 46,3 per cento. Alle europee del 2024, dove non sono previste le coalizioni e ogni partito corre da solo, il partito più votato è…
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Altre informazioni:
Il risultato del referendum sulla giustizia ci consegna elementi di riflessione politica che vanno oltre l’appuntamento elettorale e che vanno assolutamente analizzati. Con oltre un milione di No anche la Sicilia ha contribuito a fermare il progetto di riforma della giustizia voluto dalla destra. Il 60% di chi è andato a votare ha detto No. Ed è proprio nel nome dei valori costituzionali che dobbiamo partire per la costruzione di una alleanza in grado di essere percepita come…
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Una strada in discesa. Quella che si apre di fronte a Giuseppe Conte sembra una via comoda che porta alle primarie di coalizione con una certa agilità. Il presidente del Movimento 5 stelle nelle prime ore successive alla chiusura dei seggi accelera la traiettoria del centrosinistra, pur continuando a puntellare i prossimi sviluppi sulla richiesta di un programma condiviso su cui innestare la sfida interna.
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Stefano Graziano, deputato del Pd, i cittadini hanno respinto la riforma della giustizia proposta dal Governo. Che significato ha questo voto? «È una bocciatura netta di una riforma costituzionale imposta con arroganza da una sola parte politica. E rappresenta anche un giudizio chiarissimo sul governo Meloni: la Costituzione non si modifica con colpi di mano o con riforme pasticciate che rischiano di alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
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«Primarie? Sarei disponibile, ma non ne ho ancora parlato con la base del Movimento 5 Stelle». Se non è una discesa in campo, pochissimo ci manca. Dopo aver aperto alla consultazione della base del campo progressista per scegliere il frontman, Giuseppe Conte non perde altro tempo. Così, mentre il ferro della sconfitta di Giorgia Meloni è ancora caldo, batte sulla sua candidatura. Ma a patto, insiste, che si definiscano regole che consentano di uscire dall’«apparato».
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Conte e Schlein si “scaldano”: stiamo pronti se crolla tutto. La segretaria Pd punta a Palazzo Chigi
Estote parati. Mentre lo sconquasso referendario si abbatte sul governo mietendo vittime illustri, il campo progressista rispolvera il motto degli scout. State pronti, dice Elly Schlein ai suoi. E lo stesso fa Giuseppe Conte, pronto (anzi: «disponibile») a correre alle primarie del centrosinistra. Sempre che ci sia il tempo di farle, comincia a maliziare qualcuno. Eccola, la speranza sussurrata: «Qua è un attimo che crolla tutto».
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A urne referendarie ancora calde, l’avvocato ha (ri)lanciato la riffa delle primarie. E il Pd l’ha presa male, anzi peggio. Ma centristi di vario conio si affrettano già a dire che parteciperanno. “Neanche il tempo di fumare una sigaretta e goderci la vittoria al referendum e ci tocca stare qui a discutere su chi fa …
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Il primo a parlare non è stato il Partito democratico. Giuseppe Conte ha convocato la conferenza stampa in via di Campo Marzio mentre Elly Schlein stava ancora guardando i dati al Nazareno. Il 53,74% dei votanti aveva bocciato la riforma Nordio, affluenza al 58,91%, e il campo largo si preparava a festeggiare in piazza Barberini. Conte ha parlato prima. Ha elogiato la segretaria, l’ha dichiarata candidata naturale alle primarie, l’ha ringraziata per aver compattato il Pd dopo «la stagione fissata…
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Roma, 24 mar. – È un Giuseppe Conte iperattivo, presenzialista, in tour fra interviste sui quotidiani e studi televisivi, quello che, appena chiuse le urne e certificata la vittoria del No nel referendum sulla giustizia, ha riaperto la partita delle primarie, giocando un po’ d’anticipo sui partner del “campo progressista”. Ma negli ambienti del M5S non accettano di buon grado i mugugni che filtrano nei corridoi parlamentari: “Se il Pd parla di primarie e noi stiamo zitti, sbagliamo noi.
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È un Giuseppe Conte iperattivo, presenzialista, in tour fra interviste sui quotidiani e studi televisivi, quello che, appena chiuse le urne e certificata la vittoria del No nel referendum sulla giustizia, ha riaperto la partita delle primarie, giocando un po' d'anticipo sui partner del "campo progressista". Ma negli ambienti del M5S non accettano di buon grado i mugugni che filtrano nei corridoi parlamentari: "Se il Pd parla di primarie e noi stiamo zitti, sbagliamo noi.
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Il referendum l’hanno perso la maggioranza parlamentare che aveva approvato la revisione costituzionale e ha avuto la sicumera un tantino plebiscitaria di chiedere il referendum, il ministro della Giustizia Carlo Nordio che porta la responsabilità del testo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a sua volta responsabile del contesto interno e delle sue vantate (e imbarazzanti) amicizie internazionali.
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True Carlo Tarallo Schlein apre alle primarie, con l’incubo Conte Giuseppe Conte e Elly Schlein (Ansa) La leader dem salva la testa, ma ora deve guardarsi pure da Landini, che convoca la piazza il 28 marzo.Quando la vittoria del No diventa certa e assume proporzioni imprevedibili alla vigilia, a Napoli, nella sede dell’Associazione nazionale magistrati, si inizia a cantare Bella ciao. Nei comitati per il Sì si gorgheggia invece Lacreme napulitane: in provincia di Napoli il No è andato ogni previsione.
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Conte spinge sulle primarie del campo largo, subito dopo la vittoria del No al referendum Primarie. Giuseppe Conte ha bruciato tutti sul tempo e, a caldo, prima ancora di festeggiare con gli alleati la vittoria del No, le ha messe subito in agenda, per scegliere il leader del campo largo. Primarie davvero aperte e solo dopo aver scelto il programma – ha sottolineato subito il presidente 5stelle, convinto di poter fare meglio la sua corsa in un…
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Elly Schlein ha un obiettivo: entrare a Palazzo Chigi da leader indiscussa del centrosinistra. Giuseppe Conte ha un obiettivo: ritornare a Palazzo Chigi dal quale si è sentito ingiustamente estromesso. Sono due obiettivi che convergono fino a collidere, e sono stati negli ultimi mesi – forse sarebbe meglio dire anni – il grande non detto di quello che chiamiamo il campo largo, …
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Nemo propheta in patria: ancora una volta si conferma la vecchia locuzione latina di origine evangelica che significa «Nessuno è profeta nella propria patria». Già, perché non più tardi di questa mattina dallo studio de La7 Carlo Calenda, tra ironia caustica e acume politico lungimirante, lo aveva detto: «Sarà
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ROMA – Sarà costretto a ricredersi chi pensava che dopo l’inattesa valanga di no al referendum sulla giustizia le forze progressiste si sarebbero strette a coorte e, finalmente unite, avrebbero archiviato tensioni e psicodrammi. Nulla di più sbagliato: è già cominciata la rumba. A menare le danze è il solito Giuseppe Conte che, a urne appena chiuse, non solo si è intestato la vittoria in solitari…
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Referendum Giustizia, Conte: "Ora le primarie" Il leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte in Piazza Montecitorio sul referendum: "Nordio è venuto a metterci la faccia, la Meloni se l'è cavata con un video di qualche secondo. Definiremo percorsi e dettagli, lavoreremo al programma poi ci saranno le primarie, che nascono per la voglia di partecipazione per dar voce e parola ai bisogni e concordare insieme un progetto progressista di governo.
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Martedì 24 marzo 2026 Di Luca Franceschi /// Il giorno successivo alla vittoria referendaria appare ancora più significativo ripensando alle difficili condizioni di partenza: uno svantaggio iniziale, una campagna caratterizzata da un forte controllo mediatico e una narrazione che presentava una duratura sintonia tra il governo e l’opinione pubblica come ormai consolidata. La realtà, tuttavia, ha smentito queste previsioni.
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Per gli avversari parlamentari di Giorgia Meloni è arrivato il momento di capitalizzare il risultato politico. Un risultato che giunge anche grazie al contributo straordinario dell’Associazione nazionale magistrati, che adesso rivendica il ruolo da protagonista della campagna elettorale. Senza magistrati direttamente in campo, dotati peraltro di una adeguata campagna di comunicazione, Giuseppe Conte ed Elly Schlein non avrebbero potuto partecipare alla prima vera sconfitta della presidente del Consiglio.
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“Siamo consapevoli che dentro quei 14 milioni e passa di voti c’è un pezzo di elettorato che non è detto tornerà a votare e a noi questa consapevolezza è una chiamata di responsabilità”, commenta Chiara Braga, Capogruppo del PD alla Camera che rivendica la vocazione testardamente unitaria del partito. “E’ una grande chiamata di responsabilità tocca a noi organizzare questa speranza che segna il voto per costruire un’alternativa convincente”.
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"Disponibile alle primarie, troveremo insieme le modalità", ha aggiunto la segretaria del Pd “Arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, che ora devono riflettere, devono ascoltare il Paese e le vere priorità. E’ anche un messaggio per noi. Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C’è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità.
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La vittoria del No priva la premier della sua aura di invincibilità e resta sullo sfondo il cuore tecnico della riforma: separazione delle carriere tra Pm e giudici, due Csm e un' Alta Corte per giudicare i magistrati. Il campo largo coglie al balzo la vittoria e si ricompatta lanciando le primarie. Giorgia Meloni si è spesa con tutta se stessa. E oggi che la sconfitta le scopre un tallone d'Achille conferma quello che ha detto fin da subito: "non me ne vado se perdo…
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La vittoria del No al referendum sulla giustizia diventa subito, per le opposizioni, molto più di un successo sul merito della riforma. A Roma, tra cori, bandiere e richiami alla Costituzione, il risultato delle urne viene letto come il primo vero segnale di una possibile alternativa politica al governo Meloni. Sul palco e nelle piazze si ritrovano Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, mentre i dati ufficiali…
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Neanche il tempo di incassare la vittoria del No al referendum e già si apre di fatto la lunga campagna elettorale per le Politiche. A lanciare il dato è Giuseppe Conte: «Ci apriamo alla prospettiva delle primarie, che siano veramente aperte», lancia la sfida il presidente del M5S, in una conferenza stampa nella sede del partito, a Roma. «Ma non primarie di qualche apparato ma aperte anche ai…
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