In Italia ci sono più persone che lavorano ma il tasso di occupazione resta il più basso in Europa. Ad essere più penalizzati sono soprattutto i giovani e le donne In Italia l’occupazione cresce ma il Paese resta il fanalino di coda dell’UE, soprattutto per quanto riguarda giovani e donne. Il ristagno della produttività inoltre frena il benessere economico e spesso i redditi non sono sufficienti a garantire un livello di vita adeguato.
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Le condizioni economiche delle famiglie italiane restano fragili. La povertà assoluta è stabile rispetto all’anno precedente, ma in aumento nel confronto con il 2014. Anche tra chi lavora si diffonde la vulnerabilità economica con l’aumento delle persone i cui redditi non sono sufficienti a garantire un livello di vita adeguato. E' quanto emerge dall'ultimo Rapporto annuale dell'Istat, presentato oggi a Montecitorio
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«Le previsioni per il 2025 sono di un rallentamento della crescita rispetto all'andamento già moderato del 2024, come conseguenza principalmente degli effetti dell'evoluzione delle politiche commerciali globali». Nel suo Rapporto 2025 l'Istat fa riferimento alle stime di crescita del Fmi (+0,4%) e di Banca d'Italia e Mef (+0,6%) contro lo 0,7% registrato nel 2024. E fotografa così le conseguenze di mesi di tensioni internazionali sul…
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Il rapporto annuale Istat segnala una crescita debole dell’economia, rallentata anche da una fragilità sempre più marcata dei territori. La transizione ecologica avanza ma non è ancora sufficiente, e aumentano i divari sociali, territoriali, di genere. Siamo un paese fatto sempre più di anziani mentre i giovani hanno faticano a trovare opportunità: serve un patto generazionale. Un paese che attraversa una profonda trasformazione sociale.
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Nel 2024, oltre un quinto della popolazione residente in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale: il 23,1% della popolazione, sostanzialmente stabile rispetto al 2023, ricade in almeno una delle tre condizioni che definiscono il rischio di povertà o esclusione sociale: rischio di povertà (18,9%), grave deprivazione materiale e sociale (4,6%), bassa intensità di lavoro (9,2%). Lo rileva l'Istat nel…
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Roma, 21 mag. – Nel 2024, oltre un quinto della popolazione residente in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale: il 23,1 per cento della popolazione, sostanzialmente stabile rispetto al 2023, ricade in almeno una delle tre condizioni che definiscono il rischio di povertà o esclusione sociale: rischio di povertà (18,9 per cento), grave deprivazione materiale e sociale (4,6 per cento), bassa intensità di lavoro (9,2 per cento).
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Nel 2024, oltre un quinto della popolazione residente in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale: il 23,1% della popolazione, sostanzialmente stabile rispetto al 2023, ricade in almeno una delle tre condizioni che definiscono il rischio di povertà o esclusione sociale: rischio di povertà (18,9%), grave deprivazione materiale e sociale (4,6%), bassa intensità di lavoro (9,2%). Lo rileva l'Istat nel rapporto annuale.
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Il rapporto Istat 2025 registra un ulteriore calo della natalità in Italia nel 2024: l'anno scorso, nel nostro Paese, ci sono state 370mila nascite, un calo preoccupante rispetto all'anno precedente, dove già si era toccato il record storico sul calo delle nascite. "Al primo gennaio 2025, la popolazione residente in Italia è ormai sotto i 59 milioni. La diminuzione, in atto dal 2014, è dovuta a una dinamica naturale…
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