«Sì, mi ci vorrà del tempo, ma potrebbe essere una tappa». Così Gino Cecchettin a Quarto Grado, rispondendo alla domanda sulla giustizia riparativa e un futuro confronto con Filippo Turetta. «Nel momento in cui il percorso viene fatto da entrambi, nel modo giusto. Quindi ci deve essere chiaramente un perdono sincero, e un percorso riabilitativo di un certo tipo. Immagino ci voglia del tempo, perché si arrivi a questo, ma io non lo escludo, ecco», ha detto Cecchettin.
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"Abbiamo presentato un'interrogazione al ministro della Giustizia a seguito della condanna di Filippo Turetta per l'omicidio Cecchettin. Apprendiamo da notizie stampa che risulterebbe impossibile da parte del carnefice adempiere al risarcimento di 760 mila euro cui è stato condannato. In questi casi, è attivo un Fondo per l'indennizzo in favore delle vittime di reato, ma i criteri per l'erogazione potrebbero non consentire il risarcimento delle vittime di determinati crimini.
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"Il femminicidio è di frequente il punto d'arrivo di condotte di stalking o maltrattamenti. A monte c'è spesso una delle due condotte perché la violenza di genere è l'espressione della volontà di uccidere l'identità di una donna, i suoi diritti e la sua capacità di autodeterminazione". Francesco Menditto, procuratore di Tivoli (Roma) e massimo esperto del 'Codice rosso', tiene alta la guardia su un reato spia e ricorda che lo stalking è un "reato grave che prelude…
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«Com'è possibile che non ci sia stata crudeltà? Quel giorno Turetta era partito da casa con un piano ben preciso, ossia quello di uccidere la sua ex fidanzata Giulia Cecchettin. Il suo avvocato è stato molto in gamba e ha fatto la propria parte, ma faccio fatica a comprendere la decisione della Corte d'Assise di Venezia nel non avere preso in considerazione la crudeltà del suo gesto». A parlare è P.
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La difesa lo aveva già annunciato prima della sentenza: «Ricorreremo in Appello», avevano detto gli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera. La procura invece attende di leggere le motivazioni per cui martedì Filippo Turetta è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin prima di sbilanciarsi sulle sue prossime mosse. «Leggeremo cosa scrivono i giudici», dice il procuratore reggente di Venezia, Stefano Ancilotto
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Sentire pronunciare la parola ergastolo sembra non averlo turbato più di tanto. «Lo sapevo, ero preparato, sono rimasto impietrito, ma sono sereno, non mi aspettavo nulla di diverso», sono le prime parole pronunciate in carcere da Filippo Turetta dopo la condanna inflitta dalla corte d'Assise di Venezia per l'omicidio dell'ex fidanzata Giulia Cecchettin. Martedì il 22enne ha aspettato sei ore che i giudici uscissero dalla camera di consiglio, con gli agenti della penitenziaria che non lo hanno lasciato…
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È strabiliante la capacità di Gino Cecchettin di continuare a pensare, a dire le cose giuste. Dopo la sentenza di condanna all’ergastolo per Filippo Turetta, l’assassino di sua figlia Giulia, ha pronunciato una frase di altissima precisione: abbiamo perso tutti. Quando un processo si conclude con una condanna – non soltanto un processo per femminicidio, qualsiasi processo – è sempre una sconfitta per tutti.
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Il fratello di Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin, è andato a trovarlo in carcere. A Zona bianca, ha rivelato cosa è successo durante l’incontro e il suo pensiero sull’uccisione della studentessa 22enne avvenuta l’11 novembre del 2023 a Fossò, nei pressi di Padova. L'incontro tra Filippo Turetta e il fratello Il rapporto tra Filippo Turetta e il fratello Le conseguenze dell'omicidio di Giulia…
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Dopo la sentenza, Gino Cecchettin incontra Valditara "i femminicidi non si fermano in tribunale" I giudici hanno escluso le aggravanti della crudeltà e dello stalking. Riconosciuta invece quella della premeditazione Filippo Turetta condannato all'ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin
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