Quante persone conoscete che rendono spesso i prodotti acquistati online? Se la risposta è “tante”, siete in linea con quanto avviene nel resto dell’Occidente. O meglio, con quanto è avvenuto finora, dato che il 2024 potrebbe essere l’anno che dà l’addio ai resi gratuiti. La rivoluzione parte dall’Oltremanica: nel Regno Unito, secondo il New York Post, 8 rivenditori online su 10 hanno deciso di addebitare una commissione per la restituzione degli articoli.
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Una scelta che potrebbe cambiare il mondo dello shopping online: ecco gli importanti siti che da oggi vietano il reso gratuito Siamo ancora ai primi giorni, ma il 2024 potrebbe essere ricordato come l’anno di svolta per il mondo dello shopping online. Moltissimi siti, tra i più famosi e battuti dagli utenti, hanno infatti scelto di non permettere più la pratica del reso gratuito: ecco di quali piattaforme si tratta.
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È finita l’era del reso gratuito? Sono terminati i tempi del «lo compero e poi, se non mi piace, lo mando indietro, tanto è gratis»? Sembrerebbe di sì. A dirlo sono i dati dall’ultima edizione del «Returns Insights Report» di iF Returns – software di gestione dei cambi e dei resi per l’e-commerce. La società ha analizzato le politiche di reso messe in atto negli ultimi 6 mesi dai principali shop on line di abbigliamento in Europa
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I resi sono apprezzatissimi da chi fa acquisti online ma spesso sono un peso per le aziende. Lo shopping online è infatti un fenomeno alla portata del consumatore, che tende ad apprezzare particolarmente l’opzione di reso gratuito. Ma cosa succede ai prodotti che vengono resi? Tendenzialmente sono costi sommersi per le imprese, anche se iniziano a comparire soluzioni che possono finalmente renderli sostenibili – sotto l’aspetto sia ambientale che finanziario.
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“Ma si dai, lo compro, tanto poi nel caso lo rendo”. Siate oneste e pensate a quante volte avete pronunciato questa frase, indecise sull’acquisto di questo o quell’abito, fronte pagina del vostro e-commerce preferito. Da oggi non sarà più possibile farlo, o meglio, l’eterna titubanza si pagherà. Addio ai resi compulsivi; lo dice Zara, lo dice HM, lo dicono Amazon (ironia della sorte, tra i primi, nel 2005 ad offrire spedizioni e resi gratuiti) e Abercrombie Fitch.
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News Martina Pedretti | 3 Gennaio 2024 Acquisti online, addio al reso gratuito negli USA: cosa cambierà in Italia? Brutte notizie: nel 2024 il reso degli acquisti online potrebbe non essere più gratuito. Infatti è in atto un cambiamento in tutto il mondo da parte dei grandi marchi di moda, volto a bloccare chi fa spese compulsive sfruttando la possibilità della restituzione gratis. Sono tanti i brand che propongono l’opzione dei resi gratuiti, invogliando gli acquirenti a comprare e poi restituire in…
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Sembra essere giunta al capolinea l’era del reso gratuito. Diverse aziende hanno deciso di iniziare a scaricare sul consumatore finale le spese di restituzione dei prodotti acquistati. Colossi del calibro di Zara e Yoox hanno deciso di ridefinire le politiche per la riconsegna dei prodotti acquistati online. A monte di questa decisione sembrerebbe esserci la questione ambientale, anche se la realtà sembra essere un’altra.
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L'ingente ammontare di restituzioni di merce sta diventando insostenibile anche per le società più grandi, per questo motivo si stanno valutando nuove alternative. Negli Stati Uniti già molti commercianti addebitano la spesa al cliente, ma come evolveranno le cose in Italia
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Brutte notizie per chi cede, senza troppi limiti, al fascino dello shopping online confidando nel reso gratuito. Chi riempie il carrello, riceve la merce e poi rimanda indietro i prodotti potrebbe avere ben presto un'amara sorpresa: pagare la restituzione. Questo l'orientamento dei colossi dello shopping. Finora moltissimi marchi hanno adottato la politica del reso gratuito. Questo si è tradotto, se ragioniamo in scala mondiale, in milioni di pacchi che fanno avanti e indietro…
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Per il settore dell’e-commerce il reso gratuito sta diventando ingestibile. Negli Stati Uniti, infatti, sempre più aziende addebitano una commissione per i prodotti restituiti. Una brutta notizia per i consumatori proprio nel periodo successivo alle festività, quando molti cominciano a rispedire indietro i regali indesiderati. Secondo Optoro, una società di tecnologia di logistica inversa, i clienti statunitensi quest’anno restituiranno circa 173 miliardi di dollari di merci…
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Potremmo essere giunti ad un momento di svolta per quanto riguarda le politiche di reso dei tanti acquisti che ognuno di noi fa periodicamente sul web. Quella che ha ancora l'aspetto di un'indiscrezione - ma che rischia di trasformarsi presto in realtà - è stata lanciata dalla redazione online del quotidiano La Repubblica, che nel primo giorno del 2024 ha ripreso un articolo pubblicato sul New York Post in cui viene segnalato un aumento dei costi per gli utenti che scelgono di restituire un…
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Negli ultimi giorni circola un po' di allarme sulle nuove policy dei resi di Amazon. Secondo una serie di dati i resi gratuiti stanno impattando sempre di più sui bilanci delle aziende di e-commerce, Fanpage.it ha chiesto una conferma ad Amazon Italia
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A nche tu fai tanto shopping online e poi restituisci gratuitamente quello che in realtà non ti serve? Dal 2024 potrebbero cambiare le regole per il reso dei prodotti. All'estero sta già accadendo Il 2024 inizia con una brutta notizia per quelle di noi che sono abituate a comprare abiti, accessori e prodotti online e poi restituirli gratuitamente. Infatti, alcuni grandi marchi di moda come Zara, H&M, J.
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Spesa ingente per le aziende, ma anche un grandissimo impatto sull’inquinamento: la politica del reso facile e gratuito per i nostri acquisti online potrebbe essere sulla via del tramonto Abbigliamento, accessori, scarpe: da Amazon a Zara, passando H&M, J.Crew, Yoox e Abercrombie & Fitch, sono sempre di più le aziende che hanno deciso di cambiare le regole del reso scaricando sul consumatore le spese di spedizione.
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Attenzione, la situazione sta cambiando e la notizia riguarda tutti noi occidentali consumisti filocapitalisti ossessivo compulsivi (se non siete dei nostri, non andate avanti a leggere). Se ne parla da mesi, ma riguarda molte persone affette da quello che viene definito «reso facile», o «reso compulsivo». Cioè comprare qualcosa online, e poi chiedere il rimborso per il reso. Il problema è che le aziende si sono rotte le scatole (letteralmente) che tornano indietro perché l'acquirente ci ha ripensato.
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Reso gratuito addio anche in Italia: cambiano le regole dei colossi dell'e-commerce che mettono un freno alla "cattiva abitudine" di molti consumatori che acquistano avendo la certezza di poter restituire i prodotti gratuitamente. Le regole adesso cambiano e sono sempre più numerose le aziende che addebbitano i costi del reso proprio ai consumatori. Il motivo? Stando alla motivazione ufficiale i camion carichi di pacchetti stanno…
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Addio al reso compulsivo. Brutte notizie per chi acquista senza pensarci troppo con la rassicurazione di poter restituire la merce in ogni momento e gratuitamente. Grandi marchi di moda come Amazon, Zara, H&M, J.Crew, Anthropologie, Abercrombie & Fitch hanno deciso di cambiare le regole introducendo una commissione a chi vuole restituire un prodotto. Per il momento riguarda solo alcuni Paesi all’estero, ma non si…
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Sempre più e-commerce stanno dicendo addio al reso gratuito, considerandolo uno strumento abusato, che rappresenta una spesa ingente per le aziende e un grande impatto sull'inquinamento. Le spese di spedizione vengono così spostate a carico dei clienti e detratte dal rimborso, con la speranza che i consumatori inizino a comprare e affidarsi al reso in modo più ragionato. Molte realtà permettono agli acquirenti di riconsegnare i prodotti nei punti di vendita, cosicché né loro…
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