/ --: Nessuno scrive una riga. Il filmato che riprende i terroristi chiamati Guardiani della Rivoluzione e Pasdaran che si arrampicano su una biscaglina (la scala di corda che penzola lungo la murata della nave) e mascherati e armati di mitra prendono possesso del ponte di comando della MSC Francesca non raccoglie neppure curiosità. Sembra il solito esercizio di intelligenza artificiale, o, peggio, un fotogramma di una nuova serie Netflix
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Altre notizie:
Secondo Lloyd's List, almeno 43 navi portacontainer appartenenti alle 10 maggiori compagnie di navigazione al mondo sono ancora bloccate nel Golfo Persico. Lo riporta Al Jazeera. Le principali compagnie di navigazione hanno sospeso i loro servizi nella regione dall'inizio della guerra contro l'Iran, alla fine di febbraio, "causando ritardi significativi e un aumento dei costi per il commercio globale", secondo Lloyd's List, rivista specializzata nel settore marittimo.
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Il traffico marittimo mondiale è sotto shock a causa della chiusura dello stretto di Hormuz, ma i primi a pagarne le conseguenze sono i lavoratori. Secondo i dati dell’Organizzazione marittima internazionale (Omi), circa 20mila marittimi sono bloccati nell’area del Golfo Persico dall’inizio della guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la loro situazione difficilmente si sbloccherà nel breve periodo.
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Nessuna istituzione ha mai convocato un tavolo di analisi per capire quanto il modello regionale regga a uno shock energetico prolungato. Di fronte alle nostre fragilità strutturali serve solo una cosa: visione C'è un dato che circola poco nel dibattito pubblico calabrese, eppure vale la pena fissarlo prima di tutto il resto: secondo i dati dichiarati durante l’assemblea di Uil Calabria, oltre il…
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Centinaia di navi sono ferme nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti per il commercio globale. Il conflitto ha interrotto il traffico marittimo, lasciando bloccati migliaia di marittimi e causando gravi ripercussioni sulle forniture di petrolio, gas e altre merci.
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Mentre le diplomazie internazionali hanno brindato, negli ultimi giorni, al cessate il fuoco a terra, l'economia globale osserva con il fiato sospeso il nuovo e preoccupante fronte tra le onde. La guerra insomma non si è fermata, si è semplicemente spostata. Ieri mattina, dalla televisione di stato iraniana è stato pubblicato un video che mostrerebbe i pasdaran che sequestrano due navi commerciali nello Stretto di Hormuz
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Lo Stretto di Hormuz è sempre più l’ombelico del mondo. Il petrolio Brent per consegna a giugno è tornato sopra i 100 dollari al barile, mentre il blocco imposto da Washington e la risposta iraniana hanno trasformato quei 33 chilometri tra Oman e Iran in una strozzatura che ridisegna le rotte energetiche mondiali. In gioco ci sono 23 milioni di barili al giorno, un quarto della domanda globale. Un flusso che adesso si è quasi azzerato.
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Mentre la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz resta sostanzialmente soggetta al doppio blocco d’Iran e Stati Uniti, Hapag-Lloyd stima che, anche in uno scenario di stabilizzazione immediata in Medio Oriente e di riapertura dello Stretto di Hormuz, sarebbero necessarie almeno tra sei e otto settimane per riportare il proprio flusso di trasporto marittimo di container a condizioni normali. L’indicazione arriva tramite la Reuters dal Ceo Rolf Habben Jansen e riguarda non solo la riattivazione dei transiti…
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La guerra scelta dagli Stati Uniti contro l’Iran non solo sta ridefinendo la geopolitica, ma sta anche interferendo, destabilizzando e riorientando ciò che The Cradle ha descritto nel giugno 2022 come La guerra dei corridoi di connettività economica; probabilmente il paradigma geoeconomico chiave dell’integrazione eurasiatica nel XXI secolo. Da est a ovest e da nord a sud, questi corridoi collegano praticamente tutti i principali attori dell’Eurasia.
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Tre navi nel volgere di poche ore nello scorso fine settimana al terminal container del porto di Taranto. Ma non è un improvviso risveglio dell’attività dell’infrastruttura assegnata in concessione al gruppo turco Yilport, quanto gli effetti della crisi dello stretto di Hormuz che si propagano sino a noi. Le navi giunte sono la Talia F di Msc Italia, la Nysted di Maersk e la Montreal di Cma Cgm. Tranne quest’ultima compagnia la cui presenza è abituale nel porto di Taranto in quanto…
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Comunicazioni contraddittorie e ore e ore di assordante silenzio. A Hormuz ci sono navi di grandi compagnie che ricevono regolari dispacci dagli uffici di armamento e ci sono tantissime altre navi, che potremmo definire abbandonate a se stesse, dove le uniche indicazioni sono quelle dei canali televisivi. E così a bordo si passano mattinate e interi pomeriggi ad ascoltare le voci dei telecronisti nella speranza che arrivi la notizia tanto attesa.
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Giammoro nelle rotte container: Maersk e X-Press accendono il terminal Duferco Giammoro, in provincia di Messina, prova a uscire dalla dimensione del progetto industriale per entrare in quella, più difficile, dei traffici. Il terminal Duferco Mediterraneo, nato dalla riconversione dell’area industriale tra Milazzo e Messina, non è più soltanto un investimento logistico annunciato. Negli ultimi mesi ha cominciato a comparire nelle rotazioni dei grandi operatori container.
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