Lo critichiamo, perché si presta a molte critiche. E non è bello vederlo così, raffazzonato, povero di grandi fuoriclasse, certamente non all’altezza del glorioso passato da campionato più bello (e ricco) del mondo. Paghiamo la visione miope (e in certi casi - scusatemi - proprio cialtronesca) delle governance che, nei club e nelle istituzioni, hanno sempre arrangiato il presente, magari anche vincente, senza un minimo di pianificazione di un qualche futuro.
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Le immagini della Napoli in festa ce le abbiamo ancora negli occhi. Cariche di orgoglio, per chi tifa Napoli, belle per l'atmosfera contagiosa, per chi ama il calcio nella sua essenza. Lo scudetto conquistato, il quarto della storia partenopea, campeggia sulle casacche azzurre linde e pinte pronte a scendere in campo contro il Sassuolo. «Siamo i campioni in carica», dice Antonio Conte. «Ovvio che siamo favoriti».
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Sognare non costa, a maggior ragione quando si è al nastro di partenza per l’inizio ufficiale della stagione, ma si annuncia una coinvolgente, bella e apertissima lotta scudetto in un campionato dove tante squadre hanno cambiato pelle oltre alle panchine (ben 12 allenatori nuovi su 20) e il mercato ancora aperto può cambiare le carte in tavola, in questo diabolico intreccio tra calcio giocato e a…
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