Prima di confessare di essere lui il responsabile della morte di Sharon Verzeni, Moussa Sangare provò con una serie di bugie a sviare gli investigatori. Una serie di “circostanze palesemente false (…)”messe a confronto con il tenore, davvero inequivoco” delle immagini delle telecamere di sorveglianza e alcuni particolari emersi dalle conversazioni intercettate tra il 31enne e i due testimoni che lo hanno riconosciuto, mentre il 29 agosto tutti…
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Le immagini delle telecamere di videosorveglianza parlano chiaro: la sera dell’omicidio, poco prima di morire, Sharon era sola. Eppure il suo assassino aveva detto di averla vista in compagnia di un’altra persona, di cui non era stato in grado di fornire una descrizione precisa, che sarebbe stata l’autrice dell’omicidio. Una serie di «circostanze palesemente false (...) messe a confronto con il tenore, davvero inequivocabile» delle immagini delle telecamere e alcuni…
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Lo zaino dove ha detto di aver nascosto il coltello mentre pedalava velocemente verso casa. E due braccialetti e i vestiti che Moussa Sangare indossava quella notte tra il 29 e il 30 luglio scorsi quando ha ucciso Sharon Verzeni nella piccola Terno d'isola, nella Bergamasca. Sono gli ulteriori reperti che i carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, guidati dal colonnello Riccardo Ponzone su…
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Si aggiungono altri reperti tra quelli che il Ris sta analizzando per chiudere il cerchio nelle indagini sull'omicidio di Sharon Verzeni. Oltre a tutto ciò che riguarda la ragazza (i suoi abiti, il materiale biologico sul suo corpo) e oltre all'arma del delitto (un grosso coltello), i carabinieri del Nucleo investigativo hanno consegnato ai laboratori di Parma anche lo zaino nero, due braccialetti e i vestiti che l'indagato Moussa…
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I carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo, su disposizione della procura, hanno depositato al Ris di Parma, due giorni fa, altri reperti legati all'omicidio di Sharon Verzeni tra cui uno zaino, due braccialetti e i vestiti di Moussa Sangare, reo confesso, recuperati in una borsa che aveva gettato sul fondo del fiume Adda, il 31 luglio scorso, nel comune di Medolago. La borsa era stata ritrovata la mattina del 30 agosto, su indicazione dello stesso arrestato, da una squadra di…
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Quella sera, i carabinieri non hanno ancora un nome. Escono in strada per la caccia all’uomo con una sorta di identikit bene in mente. È di colore, porta gli occhiali da vista, gira in bici, ascolta la musica in vivavoce dal telefonino e ha un modo particolare di pedalare. In quel momento potrebbe ancora essere il testimone chiave dell’omicidio di Sharon Verzeni, ipotesi che inizialmente pareva la più battuta, ma anche il suo assassino.
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