Ci abbiamo pensato in tanti, e spesso, in questi ultimi giorni. Abbiamo immaginato l’ansia di chi aspetta che una sorella, un padre, un amico venga liberato da Hamas. Quindici mesi tenuti assieme dal filo spesso dell’angoscia e, da ieri, la mezza felicità di chi può — finalmente — concedersi l’abbraccio di un ostaggio tornato vivo. Mezza. Perché la felicità intera è incompatibile con il pensiero di chi resta e resterà ancora a lungo nei tunnel sotto Gaza
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Negli ultimi sedici mesi, ho pensato pochissimo al futuro e ancor meno al passato, avendo la mente occupata dal presente. Conosco bene questa sensazione dagli anni precedenti, una specie di istinto di sopravvivenza che ti fa risparmiare energia su programmi e riflessioni, per concentrarla tutta sull’immediatezza dell’esistenza. Ora che è stato firmato un accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, il pensiero del futuro acquista progressivamente i contorni della realtà, quel tanto…
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È il giorno della tregua. Netanyahu “Riprenderemo la guerra se necessario” Il premier israeliano ha parlato al suo Paese assicurando che la campagna militare è stata un successo: "Abbiamo cambiato il volto del Medio Oriente"
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Approvato dal governo israeliano l'accordo siglato a Doha sul cessate il fuoco a Gaza e il rilascio degli ostaggi. Il piano entrerà in vigore oggi alle 7.30. Ma Israele avverte Hamas che il piano si fermerà se Tel Aviv non riceverà l'elenco degli ostaggi che saranno liberati, come concordato. E Netanhayu aggiunge: “Il cessate il fuoco approvato è temporaneo. Ci riserviamo il diritto di tornare in guerra”.
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