Nei paesi NATO infuria una verve bellicista per cui si propongono piani mirabolanti di aumento delle spese militari, che considero completamente irrazionali. Mi piacerebbe quindi provare a intavolare un ragionamento razionale su un tema particolarmente complesso. Nei paesi NATO infuria una verve bellicista per cui si propongono piani mirabolanti di aumento delle spese militari, che considero completamente irrazionali.
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Minuti per la lettura Il 5% del Pil per la difesa europea. Le cinque domande su costi, conti e sovranità. L’incremento di un punto e mezzo per l’Italia si può finanziare aumentando le entrate o riducendo le spese permanentemente. L’accordo raggiunto al vertice Nato dell’Aia il 25 giugno del 2024, che prevede il raggiungimento di un obiettivo del 5 per cento del Pil per la spesa per la sicurezza per i paesi membri da raggiungere entro un decennio, solleva numerosi interrogativi.
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L’America, la Russia e l’Europa travicella Nella “guerra dei dodici giorni” del giugno 2025, l’Iran ha lanciato su Israele 552 missili. Israele ne ha intercettati e distrutti 520 prima che causassero danni a uomini e cose. I rimanenti hanno colpito edifici comuni e fatto un numero di vittime civili. Per mera ipotesi, immaginiamo che la dittatura teocratica degli ayatollah lanci sull’Italia, Dio non voglia, un decimo di quei missili.
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Per lungo tempo l’Europa ha usufruito di una difesa collettiva spendendo poco. L’accordo al vertice Nato sul 5 per cento del Pil per la sicurezza è una vittoria politica di Trump. Ma non garantisce lo sviluppo delle capacità militari che sarebbero necessarie. Un’egemonia in declino Nei mesi scorsi, gli alleati europei temevano che gli Stati Uniti potessero disertare il vertice Nato del 24 e 25 giugno in segno di disappunto verso lo scarso impegno europeo alla difesa collettiva.
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Riarmo Nato, su quali progetti nazionali o europei puntare? L’analisi di militari ed esperti L’incremento della spesa militare deciso dalla Nato pone l’accento sulla necessità di rafforzare le capacità difensive dell’Alleanza, ma in quali ambiti o programmi andrebbero prioritariamente indirizzate queste risorse, sia a livello nazionale (in Italia) sia a livello europeo? Girotondo di militari ed esperti Dove destinare i fondi del riarmo Nato? A conclusione…
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Con la decisione assunta nel vertice NATO del 25 giugno a L’Aia, i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord si impegnano ad aumentare le spese militari e connesse alla difesa al 5% del PIL annuo entro il 2035. Tale decisione risponde all’esigenza di aumentare del 30% la capacità militare dell’Alleanza e renderla “più letale”, nelle parole del Segretario Generale Mark Rutte
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O leggi la newsletter qui sotto! Care amiche e cari amici, rispettare gli impegni di spesa sulla difesa non è una scelta formale. È una necessità strategica, oggi più che mai, per garantire pace, sicurezza e libertà in Europa. In un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti, conflitti alle porte del nostro continente e nuove minacce ibride e asimmetriche, rafforzare la nostra credibilità e il nostro contributo alla difesa collettiva è un dovere che ci richiama alla responsabilità.
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Il vertice NATO dell’Aia, svoltosi il 24–25 giugno 2025, ha sancito un impegno collettivo dei 32 Paesi membri a incrementare la spesa per la difesa al 5% del PIL annuo entro il 2035, con il 3,5% destinato alla difesa “core” e l’1,5% a infrastrutture, cybersicurezza e resilienza, come indicato nella Dichiarazione finale del vertice. Questo ambizioso obiettivo, definito durante il vertice dell’Aia del giugno 2025, trasformerà radicalmente l’industria della difesa e l’innovazione tecnologica del continente.
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C’è una nuova corsa, e non è quella allo spazio. È quella al riarmo. Silenziosa, trasversale, già in atto da mesi. E ora, destinata a prendere una forma ufficiale. Il 3 luglio, durante il vertice Nato all’Aia, i Paesi dell’Alleanza firmeranno un impegno politico chiaro: portare la spesa militare fino al 5% del Prodotto interno lordo. Una cifra che, a prima vista, può sembrare remota. Eppure è il doppio rispetto al limite minimo del 2% già stabilito nel 2014 e considerato…
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Le poche possibilità che l’Europa aveva di agganciare la corsa di Stati Uniti e Cina potrebbero infrangersi sulla decisione di aumentare le spese per la Difesa. Le risorse che i Paesi Ue possono impegnare, soprattutto quelli più indebitati come l’Italia, non sono molte e se vengono dirottate sulle armi non potranno essere usate per le transizioni in atto, dall’energia alla digitalizzazione. «Si …
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Uno degli aspetti più irritanti di questo periodo travagliato e caotico è una narrazione delle tragedie naturali e umane che le trasforma magicamente in grandi opportunità. È successo con il Covid che doveva farci diventare tutti più buoni e ci ha resi invece più bellicosi; con la crisi energetica che ci ha fatto “scoprire” le energie alternative ma anche sottovalutare i costi della transizione, portandoci così a mettere in dubbio l’utilità del Green Deal
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Cinque per cento. È probabile che sia questo il fantasma che agiterà le cancellerie europee nei prossimi anni. Il comunicato con il quale il segretario generale della Nato ha concluso qualche giorno fa l’incontro di quella che – esagerando – chiama “la più forte alleanza della storia” ha prodotto un solo risultato che può però essere estremamente ingombrante per un’economia europea debole. L’impegno di triplicare la spesa in difesa entro il 2035 significa porre i governi di fronte a scelte che possono essere…
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Riarmo Nato: luoghi comuni e disinformazione Riarmo: perché di quello russo e cinese nessuno parla? I media sono tutti i giorni inondati da notizie, articoli e commenti sul tema “riarmo”, ma nessuno scrive che nel 2024 le spese militari della Russia hanno raggiunto la quota record del 7,1 del PIL e che il numero dei militari ha raggiunto la ragguardevole cifra di un milione e trecentoventimila. Nessun giornale, televisione o social media racconta che – stando alle fonti ufficiali (sempre sottostimate) – nel 2024 e nel 2025 le…
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Se i soldi ci sono o si trovano, allora perché non li abbiamo usati per salvare il pianeta invece di proteggerci da nemici immaginari? È finita, per ora, la guerra tra Israele, il suo alleato principale, gli Stati Uniti, e l’Iran, ma di guerre ce ne sono ormai a iosa e quindi l’Europa non ha abbandona il progetto di armarsi. Certo la motivazione non è nostalgica, per esempio una sorta di ritorno ai “bei tempi” della Guerra…
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Non è l’aumento di spesa per la difesa a far tremare i bilanci pubblici di tutti gli Stati europei. È tutto il resto che spaventa. La maggioranza del primo ministro inglese Starmer ha iniziato a vacillare nel momento in cui il governo ha preannunciato la riforma del welfare. Il cancelliere tedesco Merz, per realizzare il suo programma, ha dovuto chiedere al Bundestag di cancellare la prescrizione costituzionale che vieta incrementi del debito pubblico
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Nelle ore di fuoco sui siti nucleari iraniani, Vladimir Putin non solo si è ben guardato dall’intervenire accanto agli ayatollah suoi alleati, limitandosi a deplorare le bombe americane e a formulare i «migliori auguri» al caro Khamenei: s’è spinto a telefonare a Trump, chiedendogli se avesse bisogno di una mano (nelle trattative, ovviamente). Al vertice Nato dell’Aia il presidente americano lo ha ricambiato.
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La notizia della settimana appena trascorsa è la decisione dei leader europei di lisciare il pelo a Donald Trump impegnandosi ad aumentare in maniera significativa la spesa militare. Nel dettaglio, i paesi della Nato (tutti tranne la Spagna di Pedro Sánchez) si sono accordati su un nuovo obiettivo, portare entro il 2035 la spesa militare in percentuale del Pil al 3,5 per cento, livello al quale oggi non sono nemmeno gli Usa.
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È ormai noto che l’incontro Nato tenutosi all’Aia lo scorso 25 giugno ha stabilito entro il 2035 un aumento delle spese militari al 5% del Pil di ogni Stato membro (eccezion fatta per la Spagna). Certo, come specificato, di questo 5% una parte (3,5%) sarebbe da destinarsi alla spesa militare in senso stretto, mentre la restante parte (1,5%) sarebbe destinata ad aspetti connessi (cybersicurezza, tecnologie, rete dei trasporti, ecc.
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Nato, Tajani: “Il Governo non taglierà la spesa sanitaria, sociale e per le scuole” In un'intervista al quotidiano la 'Nuova Sardegna', il commento del ministro sul tema della difesa collettiva: "Il resto è demagogia e propaganda" Getting your Trinity Audio player ready... ROMA – In un’intervista al quotidiano la ‘Nuova Sardegna’, il ministro degli esteri Antonio Tajani spiega che “il vertice NATO de L’Aia ha rappresentato una svolta sul problema del contributo…
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Il pavone padrone dell‘Aia piena di polli adoranti Non si erano mai visti in un’aia tanti polli omaggiare adoranti un pavone così superbo, proteso a impartire ordini tassativi, minacciare i disobbedienti e umiliare i suoi più umili servitori. Al vertice dell’Aia la NATO è di fatto morta come alleanza pur sopravvivendo come una sorta di impero feudale in cui il sovrano cerca e ottiene sudditanza e adulazione dai vassalli sottomessi.
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% Nato? Si punti sull’Eurodome, ecco perché. Parla il prof. Pelanda Con il vincolo Nato per il 5% del Pil per la difesa, si dovrebbe costruire uno scudo europeo antimissile. Tutti i dettagli nella conversazione con Carlo Pelanda, analista, saggista e docente di Geopolitica economica all’Università degli Studi Guglielmo Marconi L’operazione target 5% è perfettamente riuscita e l’Occidente può ora avviarsi verso il fatidico riarmo.
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Le guerre esistono, nostro malgrado. E l'Europa, che per decenni ha creduto di esserne ormai al riparo, si è trovata un conflitto alle porte dopo l'invasione della Russia di Putin nei confronti dell'Ucraina. Dopo le devastazioni della Seconda Guerra Mondiale, il nostro continente aveva accelerato il progetto di un'Europa unita, proprio per garantire pace e prosperità. Oggi, però, le guerre che sembravano lontane si avvicinano: la crisi tra Iran e Israele, le tensioni in Africa, il sangue versato in Medio Oriente e a…
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Il summit Nato andato in scena all’Aia questa settimana ha alzato l’asticella delle risorse destinate alla difesa al 5% del Pil entro il 2035. Il 3,5% va direttamente alle spese in difesa classica (armi, mezzi, munizioni) e l’1,5% in sicurezza. In un contesto internazionale segnato da minacce crescenti, dalla guerra in Ucraina al terrorismo, dalla sicurezza energetica alla difesa delle infrastrutture critiche, e sulla spinta del…
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Come se non bastasse il piano di riarmo europeo, approvato ad aprile dalla Commissione Europea, che prevedeva una spesa di 800 miliardi da investire nel settore della difesa e nell’industria degli armamenti, ci ha pensato il vertice Nato, tenutosi in questi giorni a L’Aja, a chiarire il futuro che ci attende. Gli Stati membri dell’alleanza militare hanno accettato – con la lodevole eccezione della Spagna- il diktat imposto dalla nuova amministrazione Usa di destinare il 5% del Pil alle spese per la difesa e agli investimenti sugli armamenti.
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Non è l’impegno ad aumentare le spese militari al 5 per cento entro il 2035 il risultato importante del vertice Nato. Da qui al 2035 può accadere di tutto. E anche a lasciare da parte le immani difficoltà che incontrerebbero molti Stati europei se volessero rispettare la scadenza, è un fatto che probabilmente nessuno fra i governanti europei di oggi sarà ancora in un posto di comando per quella data.
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I Paesi membri della NATO hanno ufficialmente stabilito che, entro il 2035, ciascuno Stato dovrà destinare alla difesa una quota pari al 5 per cento del proprio Prodotto interno lordo (PIL). Ma quanto costerà all’Italia destinare il 5 per cento del suo PIL alla difesa? E in che cosa consiste questo nuovo impegno preso con la NATO?
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Di Rocco Ciarmoli L’Italia si prepara a portare la spesa militare al 5% del Pil. Un numero freddo, misurabile, che nasconde una svolta profonda: lo Stato si trasforma da garante dei diritti a ingranaggio dell’economia bellica globale. Centodieci miliardi all’anno: più di quanto spendiamo per scuola e università, più del doppio dell’ultima manovra finanziaria. Risorse che potrebbero mettere in sicurezza un Paese fragile, e che invece…
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Riarmo Nato, Tiziana Ferrario: "Prevedo che i prossimi mesi saranno legati a un grande dibattito su come recuperare 450 miliardi in dieci anni. Con tutta la creatività che abbiamo dimostrato, per arrivare a coprire quella cifra non credo che basti solo la creatività finanziaria".
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La cifra del 5 per cento del Pil per la sicurezza decisa al vertice Nato è stata scelta per compiacere Trump. Per l’Italia significa almeno 33 miliardi in più, da trovare aumentando le tasse o tagliando le spese. Sarà il prologo di una difesa comune europea? Un aumento di spesa necessario? L’accordo raggiunto al vertice Nato dell’Aja il 25 giugno del 2025, che prevede l’obiettivo del 5 per cento del Pil per la spesa per la sicurezza da raggiungere entro un decennio, solleva numerosi interrogativi.
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L’oste, Donald Trump, è accontentato. Ma stavolta il problema sono i conti, perché portare la spesa per la difesa al 5% del Pil, come da accordo sottoscritto all’ultimo vertice Nato, rischia di essere uno sforzo proibitivo per i Paesi europei con i conti più fragili. L’Italia dovrà fare «scelte difficili», ha avvertito giovedì Pio Silvestri, procuratore generale della Corte dei Conti. Ed è con qu…
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Il vertice della Nato dell’Aja mostra come, a volte, la politica abbia bisogno dei numeri, anche se vogliono dire poco, dice Daniele Manca. Riaffermare valori, come quelli che sono dietro la Nato di solidarietà e difesa reciproca non è facile. Servono tempo, argomenti, capacità di convinzione. Volete mettere quanto è più semplice dire che ci siamo impegnati a spendere il 5% in difesa?Peccato che ognuno dei 32 membri dell’Alleanza possa agire in maniera autonoma su come interpretare quel 5%.
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L’Europa deve contare di più, soprattutto sul piano militare. Ne è convinto Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, che accoglie con favore le proposte di Giuliano Amato sulla Difesa Ue ed esprime ottimismo sul confronto tra Meloni e Schlein. Ma chiede uno scatto decisivo per una strategia di sicurezza nazionale. Come valuta l’analisi e le proposte che Giuliano Amato ha formulato all’Università di Palermo nella sua lezione su…
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Le conclusioni del vertice Nato all'Aia e l'attivismo di Donald Trump in politica estera tengono banco anche nel dibattito politico statunitense. Ne abbiamo parlato con Ilan Berman, definito dalla Cnn come uno dei «principali esperti americani in Medio Oriente e Iran» e vicepresidente dell'American Foreign Policy Council a Washington Dc. Fondato nel 1982, è una delle realtà più autorevoli sui temi di politica estera fornendo analisi e strategie ai membri del Congresso americano
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