La gara delle interpretazioni sull’esito del referendum continuerà ancora, ma su un punto si può già essere certi: le tematiche poste, almeno sul fronte lavoro, non resteranno al centro del dibattito pubblico. È questo uno dei principali limiti della campagna referendaria: non aver saputo connettere i contenuti dei quesiti alla quotidianità di lavoratori e imprese. Si è creduto che un sindacato forte come la Cgil, in rinnovata sintonia con partiti progressisti, potesse trascinare con sé “la…
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Attori e Spettatori di Anna Fermo | Il referendum su lavoro e cittadinanza come previsto è fallito in tutta la sua linea. I cinque quesiti? Quattro sul lavoro ed uno sulla cittadinanza sonoramente bocciati, probabilmente perché ritenuti del tutto inutili, o meglio, utili solo a garantire l’ennesima spesa superflua pagata da ciascuno di noi cittadini per un ammontare complessivo di 400 milioni di euro buttati! Il quorum è apparso lontanissimo sin da subito.
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Come l’araba fenice. Sempre lì, pronto a rinascere dalle ceneri, anche quando tutti si aspettano il contrario. Maurizio Landini, a una settimana dal mezzo disastro referendario, è ancora al centro del gioco. Non arretra, anzi rilancia. «Ripartiamo da quei 13 milioni di italiani che hanno risposto al nostro appello», dice con il piglio di chi non ha alcuna intenzione di riconoscere la sconfitta. «È il nostro tesoretto», aggiunge con tono sornione…
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Il risultato del voto referendario dell’8 e 9 giugno scorsi, così scontato che i promotori avevano escogitato per tempo il ‘risultato B’ del numero dei voti per poter cantare comunque vittoria, ha dato il colpo letale al referendum che già non godeva di buona salute da anni. Una fine che non fa versare un profluvio di lacrime perché quello che è mort…
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In un Paese e in una città dove ciò che succede in politica viene metabolizzato alla velocità della luce, e il giorno dopo si discute di altro dimenticando ciò che è accaduto il giorno prima, è bene riflettere sul referendum dell’8 e 9 giugno: i risultati ci consegnano un quadro molto interessante dell’Italia e della Spezia di oggi. Il primo dato è che il passaggio referendario segna una sconfitta per tutti: per chi l’ha promosso ma anche per chi l’ha combattuto non con le ragioni del no ma predicando l’astensione, di cui ora si appropria.
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A valle del mancato raggiungimento del quorum, vari proponenti e simpatizzanti dei referendum dell’8 e 9 giugno si sono lanciati in iperboliche analisi oscillanti tra la sconfitta della democrazia, come asserito da Massimo Giannini, e la colpevolizzazione morale di chi ha osato non votare. Alcuni utenti di X hanno addirittura augurato malattie, licenziamenti e sventure varie a chi non ha ottemperato all’obbligo morale – stabilito non si sa da chi – di votare.
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Oramai dalla notte dei tempi - una grottesca storia tutta italiana. Ricapitoliamola brevemente, limitandoci alla sola tornata consultiva di qualche giorno fa. Cinque quesiti referendari, tutti con una loro ragionevolezza e un grande peso sociale. Potrei dire, senza tema di smentita, che le domande poste potevano tranquillamente costituire alcune tra le ragioni d'essere di un dibattito democratico e civile finalizzato alla crescita di una società e di uno stato.
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Domenica 8 e lunedì 9 giugno si sono tenuti 5 referendum (4 sul lavoro e 1 sulla cittadinanza). Poiché non è stato raggiunto il quorum richiesto quanto agli iscritti nelle liste elettorali - ossia la metà degli aventi diritto al voto più uno - eventuali future modifiche delle norme vigenti restano ora affidate all’iniziativa di Governo e Parlamento. Si propone il punto sulle norme oggetto di consultazione, con il corredo di alcune note pratiche.
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I favorevoli all’abrogazione delle norme sottoposte al verdetto referendario si appellano a un ragionamento che dire ardito è poco. È vero - ammettono - che i sì non hanno raggiunto la soglia che rende valido il verdetto, però… C’è sempre un però. Per sostenere che hanno ottenuto comunque un risultato soddisfacente, argomentano che la quota di consensi incassati costituisce una buona base di partenza per vincere un domani le politiche.
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Il recente referendum ha visto una partecipazione decisamente bassa. Benché fosse evidente a tutti che raggiungere il quorum del 50%+1 degli aventi diritto era palesemente improbabile, il dato finale è risultato inferiore a tutte le aspettative. Ad andare alle urne è stato il 30,6% degli italiani e il 23,8% dei residenti all’estero. Il dato, che d’altronde si accompagna a tanti altri referendum…
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Ci può stare pure la denuncia dell’astensionismo patologico formulata da Landini. Ma ci sta anche la critica severa e approfondita. Più discutibile è il tentativo di maramaldeggiare di qualche esponente sedicente riformista: per loro la vigente normativa sul lavoro è più che appropriata. Non li sfiora il rosario d’incidenti mortali sgranato giorno dopo giorno, né l’estensione smisurata dei lavori mal pagati e precari.
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BOLOGNA – Non è solo il referendum da cambiare. È la legge elettorale che va riscritta. Perché oggi chi fa le leggi non rappresenta la maggioranza del Paese». Maurizio Landini non cerca scuse, ma indica una rotta. Il leader della Cgil, sul palco di Repubblica delle Idee a Bologna, intervistato dal vicedirettore Walter Galbiati, parte dal flop referendario per allargare la visuale. «Il quorum nasc…
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Dopo aver dichiarato di non voler fare politica, Maurizio Landini a Bologna si è posizionato idealmente sui banchi dell'opposizione: "Dentro al Parlamento chi fa le leggi non rappresenta la maggioranza in questo Paese"
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«C’è da cambiare anche la legge elettorale, non solo il referendum » e il meccanismo del quorum. Lo ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a Repubblica delle Idee in piazza Maggiore a Bologna. «Il quorum nasce in un Paese dove il 95% andava a votare. Oggi sei in una situazione che non hai più legge elettorale proporzionale, hai premi di maggioranza, a votare va il 60-65% quando va bene...
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"Nell'ultimo mese e mezzo ho girato l'Italia e ho visto una partecipazione come mai prima d'ora – ha detto Maurizio Landini, dal palco di piazza Maggiore a Bologna per Repubblica delle Idee 2025 – e la Cgil ha parlato a tantissime persone con cui non aveva mai parlato. Non è che dopo questo mese e mezzo, torniamo a fare quello che facevamo prima. La Cgil deve necessariamente cambiare, tornare sui territori e riaprire le camere del lavoro.
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Caro Direttore, leggo molte lettere di lettori sull'ultima tornata referendaria, alcune pro ed alcune contro il quorum e/o l'appello di non votare ed altro ancora. Non ho letto una parola sul perché i promotori dei referendum, non modificarono quelle norme che con l'appello al voto popolare intendevano abrogare. Le occasioni non mancarono. I quesiti riguardavano norme varate da governi di centro o centrosinistra, uno si…
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Perché gli italiani hanno rottamato i referendum Le colpe dei promotori dei referendum e la decisione degli italiani. Il taccuino di Guiglia. Spesso si sottolinea quanto la politica sia lontana dai veri problemi dei cittadini. Stavolta è successo il contrario: con un’astensione così bassa (appena sopra il 30% di votanti) da avere pochi precedenti nella storia repubblicana, sono stati i cittadini a mostrare la loro lontananza da quanti hanno tentato di politicizzare la consultazione con quattro tortuosi quesiti sul lavoro e…
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Maurizio Maule / Fotogramma Perché tanta paura del dialogo, del confronto, della discussione? È questa paura, infatti, che sembra prevalere nei commenti sui referendum. Ignorando il merito dei quesiti referendari, si interpretano i risultati in chiave di mera prova di forza. Per gli uni, la prevalenza degli astenuti esprime la vittoria schiacciante della maggioranza al governo; il non piccolo numero di votanti viene presentato come una mezza vittoria delle opposizioni, sempre nella stessa logica Ma…
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C’è un’aria stanca che aleggia intorno alla parola “referendum”. Un tempo era sinonimo di riscatto popolare, di chiamata solenne alla coscienza collettiva. Oggi, invece, viene evocato come un rito svuotato, il cui esito – a prescindere – sembra già scritto da un silenzio assordante: l’astensione. E chi canta vittoria di fronte all’apatia di milioni di cittadini, come se il mancato quorum fosse un trionfo, non celebra la democrazia, ma la sua sconfitta.
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Maurizio Landini ha registrato un'intervista per Piazzapulita, il programma di La7 di Corrado Formigli e a pochi giorni dal referendum fallito ha fatto un bilancio politico ma anche personale di questa esperienza, che è apparsa più come un modo per fare un bilancio interno nella sinistra (e nei sindacati) che altro. Nonostante le voci si rincorrano incessantemente, Landini ha negato di voler avere un futuro in politica dopo aver guidato per tanti anni la Cgil: " No, proprio non…
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C’è un silenzio assordante che aleggia sull’Italia dopo l’ennesimo fallimento referendario. Un silenzio che non è solo politico, ma profondamente civico. Un silenzio che dovrebbe preoccupare tutti, anche coloro che, per noia, disillusione o ignoranza hanno scelto di non votare. Il dato sull’affluenza è impietoso, ma non sorprendente: ancora una volta, un referendum cade nel vuoto, sommerso dall’indifferenza generale, mentre le istituzioni fingono di non vedere e i…
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Il risultato è stato deludente certo, ma ci sono vari elementi da considerare prima di concludere che la partita sarebbe persa. Concentriamoci sui dati Sul referendum cittadinanza non esageriamo. Il risultato è stato deludente per i promotori, e per tutti quelli come me che si sono impegnati per farlo votare, ma ci sono vari elementi, piccoli e grandi da considerare prima di correre a concludere che la partita sarebbe persa.
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«Il referendum è una sconfitta per le forze che hanno condotto questa battaglia e che hanno avuto il mio consenso. Ma ora devono prendere atto della sconfitta». L'ha detto l'ex segretario di Rifondazione comunista Fatto Bertinotti in una video-intervista pubblicata da Agenzia vista, dopo il fallimento del plebiscito abrogativo
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ROMA. «Penso si debba parlare esplicitamente di sconfitta». Per cominciare a ragionare di referendum e delle sue conseguenze, l’ex sindacalista, ex leader di Rifondazione comunista e già presidente della Camera Fausto Bertinotti parte dall’assunto di base: «Le parole sono pietre, diceva lo scrittore, ed è bene che lo possano essere, quando non prendono di mira l’umanità. Ma le parole vanno scolpi…
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Chiara Appendino, esponente del Movimento 5 Stelle, commenta l'esito del referendum criticando le interpretazioni che cercano di collegare i risultati alle elezioni politiche: "Questa narrazione di voler paragonare i dati delle Politiche con i dati di chi ha votato al referendum non mi convince. Il quorum non si è raggiunto e chi ci perde è l'Italia." Parole che puntano l’attenzione sul disinteresse…
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L’affluenza ferma al 30%. Il quorum nemmeno sfiorato. I cinque referendum abrogativi promossi da CGIL, PD, M5S e AVS sono naufragati nel disinteresse generale: il 70% degli italiani non è andato a votare. Un insuccesso “pazzesco”, per citare Fantozzi, che non ammette scuse né attenuanti. A uscirne con le ossa rotte sono i promotori: Maurizio Landini in primis, Elly Schlein, Giuseppe Conte e l’intera “carovana” del cosiddetto campo largo
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Il risultato era ampiamente prevedibile: il referendum sul lavoro non ha raggiunto il quorum. Ma dietro il dato numerico si nasconde una riflessione più profonda sul cinismo politico e sull’ipocrisia trasversale, tanto a destra quanto a sinistra. E intanto, i diritti sociali continuano a essere sacrificati sull’altare del consenso. Una sconfitta su tutta la linea Alla fine, come era ampiamente prevedibile, il referendum è naufragato miseramente.
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