La protesta iniziata a Teheran come espressione del malcontento economico si è trasformata in una rivolta politica. Gli scioperi sono cominciati nel Gran bazar di Teheran, storico punto nevralgico della città. Da mesi la valuta iraniana, il rial, continua a deprezzarsi nei confronti del dollaro facendo aumentare l’inflazione e i prezzi. Per placare i commercianti, uno dei gruppi economici più influenti del Paese a lungo sostenitori delle istituzioni religiose e delle autorità al potere, il regime ha offerto sgravi…
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Durante Otto e Mezzo, Nathalie Tocci analizza la situazione in Iran partendo dalle parole di Donald Trump sulle proteste e sugli “aiuti in arrivo”. Secondo l’esperta, un sostegno esterno all’opposizione iraniana esiste già da tempo, in particolare da parte degli Stati Uniti e di Israele, soprattutto nelle precedenti ondate di proteste del 2019 e del 2022, quando si è cercato di mobilitare anche le minoranze etniche del Paese.
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L’Iran ha inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite accusando gli Stati Uniti e il regime israeliano di essere responsabili della morte di civili innocenti. Teheran denuncia un modus operandi americano fondato su minacce, sanzioni e destabilizzazione interna con l’obiettivo di favorire un’escalation militare. articlepreview id="762360"…
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La guerra ibrida come strumento geopolitico La crisi iraniana va letta anzitutto come un classico caso di guerra ibrida, strumento ormai rodato dell’arsenale occidentale. Proteste reali, malcontento sociale e fratture interne vengono amplificate fino a costruire una narrazione univoca: quella di un popolo oppresso che attende la “liberazione”. In questo schema, il numero delle vittime non è una tragica…
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