Minuti per la lettura Due nuovi pentiti nel processo Hydra, uno morto suicida dopo le rivelazioni sulle trasferte al Nord di Messina Denaro CATANZARO – Il consorzio delle tre mafie era capace di «infiltrarsi ovunque». Anche «in politica». Al di sopra c’è qualcuno che «muove i fili». Qualcuno che bisogna «fermare» prima che arrechi «danni» all’incolumità dei collaboratori di giustizia e degli stessi magistrati che indagano.
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Approfondimenti:
Nell’aula bunker di San Vittore ha preso il via il procedimento ordinario per l’alleanza tra Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta in Lombardia. Milano – È partito nell’aula bunker del carcere di San Vittore, a Milano, il processo ordinario scaturito dall’indagine Hydra: quarantacinque imputati accusati di far parte di un sistema mafioso che avrebbe messo radici profonde in Lombardia, unendo sotto un’unica regia Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta.
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Un'alleanza di tre mafie, forse quattro ("anche quella albanese") sul territorio lombardo, all'ombra del boss Matteo Messina Denaro. Con affari ramificati e rapporti dentro e fuori dal cosiddetto Consorzio, che vedrebbe infiltrati ovunque, anche tra le forze dell'ordine e nella politica. Sono le prime conferme al sistema descritto dall'inchiesta Hydra che arrivano da Gioacchino Amico, 40enne esponente del clan Senese, diventato da qualche settimana collaboratore di…
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Sul lato della Procura i primi verbali di un quinto collaboratore di giustizia (dopo il quarto appena suicidatosi in carcere a Torino), con un mare di omissis sotto cui si intuiscono risposte sui «rapporti con politici» o confidenze su asseriti viaggi milanesi dell’allora superlatitante di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro; sul lato invece di uno dei…
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Controlli e file ai metal detector. L’aula bunker davanti San Vittore si riempie di avvocati, magistrati, personale della scorta, società civile. Gabbie vuote: i detenuti sono in video collegamento dal carcere. Si parte. Inizia il processo con rito ordinario al “Sistema mafioso lombardo”, l’alleanza tra esponenti delle tre mafie – Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra – per fare affari in Lombardia,…
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«C’è gente libera che è molto feroce (…) è in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale. Cioè infiltrarsi in politica, infiltrarsi (…) con alcuni componenti delle forze dell’ordine dove hanno notizie e novità. Quindi è una cosa molto grave sia nei confronti della mia incolumità che nei confronti dei magistrati che hanno questo caso». Gioacchino Amico è l’ultimo pentito del processo Hydra, il quinto in totale.
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Se già il Tribunale del Riesame, la Cassazione e 62 condanne in abbreviato per 500 anni di carcere hanno ribaltato l’impianto con cui il gip di Milano nel 2023 bocciò l’impianto accusatorio dell’inchiesta Hydra sul Consorzio di mafie accogliendo solo 11 delle 143 richieste di arresto dei pm e disponendo il carcere non per mafia …
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Decine di presunti boss delle tre mafie federati in un consorzio. A Milano, perché “è qua che si fanno le cose giuste”. Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra romana. Tutto nasce nel 2019 per volere dell’ala capitolina rappresentata dal clan di Michele Senese ‘O Pazzo. La rivelazione è contenuta nei verbali di Gioacchino Amico, ritenuto il …
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Da superlatitante con il suo cerchio magico sotto scacco, Matteo Messina Denaro in più occasioni ha lasciato i covi segreti della Sicilia per salire indisturbato a Milano e qui sedersi nell’ufficio di un noto avvocato di Castelvetrano per incontrare i propri fiduciari negli affari al Nord. Un inedito che getta ombre sugli spostamenti, sui contatti …
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Si è aperto con due grossi colpi di scena ieri il maxi-processo con rito ordinario dell’inchiesta Hydra (45 gli imputati in questo filone), che ha scoperchiato il “sistema mafioso lombardo”, ovvero la presunta alleanza tra le tre mafie – ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra – per gestire la Lombardia. Sotto l’occhio vigile di Matteo Messina Denaro, il capo dei capi di Cosa Nostra, morto nel 2023. Amico, si pente il delegato del clan Senese Il primo colpo di scena ha un nome: Gioacchino Amico – membro apicale del presunto…
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I verbali giovedì 19 Marzo 2026 A Bernardo Pace, uno degli affiliati del “sistema mafioso lombardo”, composto da esponenti delle tre mafie, e che si era pentito un mese fa ed è stato trovato morto suicida tre giorni fa, i pm della Dda milanese hanno chiesto conto anche “dei rapporti tra l’organizzazione mafiosa” e “esponenti politici locali e nazionali”. E Pace, sentito il 19 febbraio, a quella domanda inizia a rispondere: “Allora ci sono …”.
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È iniziato oggi a Milano il processo con rito ordinario nell’ambito dell’inchiesta Hydra, già segnata a gennaio da 62 condanne in abbreviato, con pene fino a 16 anni di reclusione. Il procedimento si apre pochi giorni dopo la morte di Bernardo Pace, 61 anni, presunto boss mafioso già condannato a 14 anni. Pace era malato di cancro e aveva deciso di collaborare con la giustizia poco prima di morire.
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Si è tenuto oggi il maxi processo Hydra nell’aula bunker di piazza Filangieri a Milano, nato dall’inchiesta che ha portato alla luce l’esistenza di un’alleanza tra Camorra, Cosa nostra e ’ndrangheta in Lombardia. Un momento cruciale per la città milanese da un punto di vista giudiziario, ma anche decisivo per focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei cittadini sull’avanzamento della mafia in territorio lombardo.
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I legami col capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, arrestato e morto tre anni fa dopo 30 anni di latitanza, nel corso dei quali avrebbe preso parte pure a «incontri» nello studio di un avvocato a Milano. La conferma dell'esistenza dal 2019 di una «unione» tra le tre mafie, Cosa Nostra, la 'ndrangheta e la camorra, per fare «affari» in Lombardia. E le risposte sui rapporti della «organizzazione» a tre teste con politici…
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Sulle ombre del suo suicidio, tre giorni fa, nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, è chiamata a fare luce la procura. La scelta di collaborare con la giustizia: Bernardo Pace adesso può parlare solo attraverso il primo e di fatto anche ultimo verbale di collaborazione, depositato il 19 febbraio e presentato oggi a Milano nella prima udienza del maxi processo Hydra. In quel testo Bernardo Pace, che era stato trasferito a Torino dal carcere milanese di Opera perché si temeva per la sua vita…
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Bernardo pace si è impiccato nel carcere di Torino PALERMO – A gennaio è stato condannato a 14 anni e 4 mesi, a febbraio ha iniziato a collaborare con la giustizia, a marzo il boss si è suicidato in carcere a Torino. Bernardo Pace, aveva 62 anni, era nato a Trapani ma il mandamento mafioso di appartenenza era Castelvetrano, dove contava e conta ancora il cognome Messina Denaro. Pace ha fatto in tempo a riempire due verbali con la Direzione distrettuale antimafia di Milano
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Non è solo un’indagine sulle mafie in Lombardia. Il processo “Hydra” sta diventando qualcosa di più: uno squarcio su un sistema che, secondo i pentiti, si muove ben oltre la criminalità organizzata, fino a lambire la politica. Al centro, ora, ci sono le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: Gioacchino Amico, ritenuto uno dei vertici del cosiddetto “sistema mafioso lombardo”, e Bernardo…
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Il 19 febbraio, alle 16,31, il boss Bernardo Pace detto “Dino”, 61 anni, rompe il silenzio con i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane. Lui, uno dei vertici del Sistema mafioso lombardo, l’alleanza tra mafie in Lombardia, decide di parlare. Le sue parole vengono considerate dirompenti. Meno di un mese dopo, viene trovato morto in carcere a Torino. Ufficialmente si è impiccato ma le indagini sono in corso.
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