La mafia è scesa in fondo, in quella parte più buia di Internet. Quella stessa Rete che conosciamo con l'acronimo www, world wide web , e in cui ci muoviamo grazie ai motori di ricerca è in realtà solo la parte più visibile, che poi è anche la minima porzione. Tutto il resto, la gran parte dei dati che si trovano su Internet, è sotto. «Possiamo utilizzare la metafora dell'iceberg: il dark web , e ancora prima il deep web, sono ciò sta…
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Approfondimenti:
L'antimafia in crisi e il 'fascino' del male Molti anni fa qualcuno mi raccontò la storia di un ragazzo di talento, nato e cresciuto in un quartiere con numerosi problemi e altrettanti cuori intrisi di nobiltà. Aveva, quel ragazzo fragile, una inclinazione per l’arte e c’era chi avrebbe scommesso sul suo domani. Tuttavia – così raccontarono – l’aggancio con un futuro diverso non si realizzò. Lui si smarrì.
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Una lunga lista di soffiate sugli imminenti blitz a Palermo PALERMO – Giuseppe Auteri aveva saputo che tirava una brutta aria. Scelse la strada della latitanza. Ha fatto perdere le sue tracce per due anni durante i quali ha continuato a reggere il mandamento di Porta Nuova. Nella casa in cui lo arrestarono, il 4 marzo 2024, nella zona di via Oreto, c’erano una pistola, soldi, fogli di contabilità e due smartphone con il sistema di comunicazione criptato.
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Il vento impetuoso delle indagini spazza via le velleità dei mafiosi di riorganizzarsi e il tentativo di ricostituzione della Cupola di Cosa nostra, portato avanti anche con il ricorso a strumenti tecnologici e chat criptate per riuscire a comunicare pure dai penitenziari, è destinato a restare un sogno per i criminali palermitani, messi alle corde dalla stringente pressione di magistratura e forze dell'ordine.
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Non è più la mafia di una volta, ma Cosa nostra sa sempre sorprendere. I boss parlavano dalle loro celle con telefonini criptati. E così fino a ieri sfuggivano ad ogni controllo. Però le intercettazioni rivelano che avevano consapevolezza dei propri limiti: «Ma tu devi campare con la panetta di fumo, cioè così siamo ridotti?». C'è il passato e la nostalgia per il mito: «Se tu guardi il Padrino, il legame che aveva, non era il capo assoluto, lui è molto influente per il potere che si è costruito».
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Foto generata con IA Il 27 aprile 2023, poco dopo le 17, tre persone si incontrano in piazza Barbarino Costanzo, non lontano da corso Calatafimi, a Palermo. C’è Vincenzo Cascio, un «picciuttieddu» con qualche precedente per spaccio; il 71enne d’esperienza Giuseppe Marano, che sembra essere il suo mentore; e un 47enne, Paolo Suleman, che secondo le forze dell’ordine è il reggente della famiglia mafiosa di quella zona del…
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PALERMO — Sussurra un vecchio mafioso: «Cosa nostra è come il matrimonio. Ti maritasti sta mugghieri e tà puorti finu a vita». Che tradotto vuol dire: un boss non può divorziare dal clan. «Unica possibilità è che collabori con la giustizia», diceva il pentito Buscetta al giudice Falcone, nel 1983. Quarantadue anni dopo, arriva una drammatica conferma attraverso le indagini dei carabinieri del nuc…
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